Pranzo e cenoni, scienza in crisi fra green pass, parenti vegan e tamponi

Il Cts ha dato indicazioni su cene e pranzi di Natale. Ma la pandemia non sarà l'insidia peggiore quando ci metteremo a tavola...

E’ da qualche giorno che non puoi distogliere lo sguardo dallo schermo del computer o dello smartphone, che la notizia che stavi leggendo con avidità, magari sulle elezioni in Cile, è scomparsa: il refresh del giornale ha provveduto a sostituirla con quella dell’ennesimo esperto che ti propina le ennesime raccomandazioni sul comportamento da tenere in occasione del pranzo di Natale, o con le decisioni che il governo ha deciso di adottare per blindare il Capodanno contro il dilagare della variante Omicron.

Molte città di sono portate avanti cancellando gli eventi della notte di San Silvestro, ed è probabile che lo stop sia esteso a tutta l’Italia.

Le giornaliste del Corriere “portavoce” del Ministero della Sanità

In questi quasi due anni di pandemia, se c’è una lezione che abbiamo imparato è che se vuoi sapere quali saranno le decisioni che Cts, ministero della Sanità e palazzo Chigi prenderanno non serve attendere che le prendano.

Tanto le raccontano in anticipo Fiorenza Sarzanini e Monica Guerzoni sul Corriere della Sera (che siano Speranza e Brusaferro sotto mentite spoglie?).

Le raccomandazioni del Cts per il pranzo di Natale

Per cui, stiamone certi, come anticipato anche questa volta dalle due giornaliste, per cenone e pranzo del 24 e 25 dicembre, non ci saranno obblighi imposti, ma solo raccomandazioni. Quelle degli scienziati di cui sopra, che invitano a non avere a tavola più di 8 o 10 commensali, meglio se munite di Green Pass perché già vaccinate (soprattutto in presenza di persone fragili), di evitare baci e abbracci, tenere la mascherina fino al momento del pasto, sottoporsi a tampone prima di recarsi in casa del parente che ha deciso di ospitarci per vigilia o Natale.

Il comportamento da tenere ricalca quello suggerito già lo scorso Natale: ci auguravamo che potesse essere stata la prima e unica volta in cui eravamo stati obbligati a rinunciare alla tradizione di una tavola apparecchiata per una parentela allargata, dobbiamo rassegnarci ad aspettare la fine della pandemia.

Ma anche dopo la pandemia ci serviranno le indicazioni del Cts…

Ma anche quando ci saremo lasciati l’emergenza alle spalle, non pensate che per tutti gli italiani, nella ricorrenza del Natale, non si riproporranno altri problemi.

Problemi seri, che forse andrebbero disciplinati con un Dpcm o quantomeno risolti con l’aiuto del parere del Comitato tecnico scientifico. Anche subito, perché si tratta di un’emergenza nell’emergenza.

Come gestire il parente celiaco?

Mentre per arginare il pericolo di contagio, infatti, una qualsiasi persona coscienziosa può seguire le indicazioni degli esperti, come si risolve, anche da subito, la questione dei parenti che hanno scelto di diventare vegetariani? E come mettere d’accordo, pur con una tavolata a ranghi ridotti, il menù che vorresti proporre con la cugina single che è intollerante al lattosio? E vuoi che su otto persone, non ci sia almeno un celiaco? Una tragedia nella tragedia che ti porta a considerare, già da venti giorni prima della festa, le diverse opzioni possibili.

Il compromesso a tavola: e l’arrosto se ne va…

Perché tu sei felicemente onnivoro, non disdegni la carne, a Natale ormai sei abituato ai tortellini in brodo come primo e all’arrosto di secondo, ma non puoi mica mettere a centro tavola il tagliere di coppa piacentina e salame della Bassa come antipasti, col rischio che gli ospiti vegetariani ti guardino come se fossi tu il serial killer del povero maiale che, insaccato, ti si sta davanti affettato.

Allora si opta per una soluzione condivisa (un po’ ormai come si usa in politica quando capisci che scannandosi non si arriverà a nessuna conclusione): via i tortellini in brodo dal menù, via l’arrosto, come primo pappardelle ai funghi e per secondo frittata per gli ospiti che per fortuna sono solo vegetariani e non vegani. E per i padroni di casa? “Vedremo”.

Mettetevi nei panni di chi scrive: dopo che uno ha impiegato anni e anni per piegarsi al menù padano, rinnegando la propria storia personale, fatta di cenoni della vigilia a base di pesce, anche crudo; dopo aver accettato la triste realtà del brodo e dell’arrosto a Natale, quando sin da bambino, a tavola eri stato abituato a intravedere solo i volti di quelli che capivi solo dalla voce essere i tuoi parenti, perché tutti felicemente avvolti in una fitta coltre di fumo da frittura, capite bene che sono queste le restrizioni che ti fanno soffrire di più.

E i dolci del Sud? Anche questa volta solo in foto…

Sul panettone, in ogni caso, si trova la quadra: al supermercato ce ne sono senza lattosio. Per i dolci tipici pugliesi anche questa volta ci si accontenterà di vederli fotografati sulle bacheche social degli amici. E se una lacrimuccia riga il volto, tranquilli: è l’emozione per l’atmosfera natalizia. Nient’altro.