Perché i russi massacrano civili a Bucha? Sette possibili spiegazioni

Sette mortivi per un massacro. Il metodo dei russi a Bucha per una strage di civili, dietro cui ci sono spiegazioni agghiaccianti

Enrico Pitzianti su Il Foglio ha parlato di “un malinteso quando si parla di violenze compiute dagli eserciti sui civili”. Non pochi opinionisti e reporter hanno provato a fornire la spiegazione che parrebbe più ovvia per provare a fornire una qualche spiegazione di fronte alle immagini di Bucha, quella tattica. Uccidere civili sarebbe un mezzo per velocizzare le operazioni: diffondendo il panico tra la popolazioni, si svoterebbe un territorio che a quel punto diventa più facile da conquistareIl malinteso sta nel fatto che i russi da quei territori erano in ritirata.

Rappresaglia

Rimangono altre sei ragioni possibili per spiegare – non certo giustificare – il massacro dei civili a Bucha.
La più semplice è la più feroce: la rappresaglia. Quella di un esercito non sempre di professionisti – cui spesso viene mentito sulla natura delle operazioni e degli ordini che gli vengono impartiti – che ogni giorno vede aumentare il numero di perdite. Ecco allora che i russi servono una vendetta calda agli ucraini, con rastrellamenti e violenze su inermi civili.

Scene proibite del diritto internazionale, ma ben note anche in Italia, basti pensare alla rappresaglia delle Fosse Ardeatine nel 1944, quando i nazisti uccisero 330 civili per vendicare l’attentato di via Rasella in cui caddero 33 soldati tedeschi.

Danno

Un altro motivo è il danno che i russi cercano di arrecare alla resistenza ucraina. Nel settore di Bucha gli ucraini stanno ottenendo importanti risultati e i russi, che si vedono costretti ad arretrare, stanno martoriando popolazione e territorio per fermare l’avanzata delle forze di Kiev. Una tattica questa di cui i russi sono maestri: dai tempi delle guerre napoleoniche, passando per la terra bruciata contro i nazifascisti. Più recentemente abbiamo assistito a queste scene incendiarie e violente durante la Prima guerra del Golfo, quando gli iracheni in ritarata diedero fuoco ai pozzi petroliferi del Kuwait, era il 1991: l’ultimo conflitto della Guerra Fredda. 

Monito

“Putin e il suo esercito hanno interesse a usare la violenza sui civili – afferma Pitzianti – anche come monito. Dimostrare che nonostante le sconfitte subìte sul campo non si è abbandonata l’efferatezza e la violenza”. Malgrado le speranze seminate dalla propaganda di Mosca per una risoluzione entro la fatidica data del 9 maggio – giorno della vittoria sovietica nella Seconda guerra mondiale – “la guerra è tutt’altro che in procinto di finire, e con esse la necessità di mostrarsi crudeli e spietati”.

Minaccia agli altri ucraini

I russi “devono” mostrarsi crudeli e spietati per minacciare gli ucraini di cosa spetterà loro nei prossimi scenari di guerra, sul fronte est in cui Mosca sta riorganizzando l’offensiva. C’è una ragione psicologica che sconfina nella tattica: le violenze di oggi ai civili di Bucha servono a minacciare gli ucraini dell’est che “oseranno” combattere conto l’operazione di “denazificazione” russa in Donbass

Ideologia che rende nazisti i civili

Dietro l’idea stessa di denazificazione dell’Ucraina si cela un’altra motivazione plausibile per le violenze sui civili ucraini: quella dell’ideologia. I medici ucraini si sentono insultare e dare dei nazisti dai prigionieri russi che stanno medicando. “Uccidere persone inermi, e farlo nei modi più crudeli, è un’assurdità immotivata solamente se quelle persone le si considera civili” prosegue Pitzianti. Ma nella realtà alternativa della propaganda russa – alla quale sono sottoposti soprattutto i militari del Cremlino – quelli non sono civili, ma “nazisti”. O, nel migliore dei casi, dei collaborazionisti, cioè collusi con un regime colpevole di genocidio ai danni del popolo russo.

Cancellare i testimoni

L’ultima ragione secondo il giornalista de Il Foglio sta nella volontà di nascondere le prove dei propri crimini da parte dei russi. “Uccidere una donna che è stata stuprata significa impedirne la testimonianza”. I militari russi cercano di coprire le azioni criminale da loro compiute per complicare le operazioni di investigazione e la raccolta di prove. La Russia sembra aver adottato un vero e proprio metodo nel coprire i crimini dell’esercito, come testimonierebbero i forni crematori ambulanti che seguono le operazioni militari nel paese. 

Poi c’è la natura dell’uomo

Le efferatezze in questa guerra, come è ampiamente prevedibile in un qualsiasi conflitto, sono bipartisan. In questi giorni emergono testimonianze di violenze da parte dell’esercito ucraino sui prigionieri russi. La diffusione di un video da parte del New York Times in cui si vedono ucraini che uccidono prigionieri russi, catturati fuori da un villaggio a ovest di Kiev, ha destato molto scalpore. Purtroppo però queste violenze ingiustificabili non sono sorprendenti: sono la testimonianza della natura umana. Srebrenica, Auschwitz, Katyn, Rwanda, Abu Graib: Bucha è solo l’ultimo episodio di una sterminata carrellata di manifestazioni dell’orrore di cui è capace l’umanità.