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“Per una Milano migliore è necessario dialogare e progettare con i giovani”

Suor Elisabetta Stocchi intervenendo ad “Amare Milano – I discorsi del coraggio” ha sottolineato l'importanza di un dialogo con i giovani

Altirà in ebraico significa “non temere”, nella Bibbia è ripetuto 365 volte. A me piace pensare che ogni giorno dell’anno Dio è presente nella vita del suo popolo. Egli dice altirà, non temere, non paralizzarti, fidati! Questa parola. Dio la rivolge anche oggi ad ognuno di noi, ad ogni cittadino del mondo, a noi cittadini di questa città di Milano. Credo che questa pandemia ci abbia fatto toccare con mano il dramma della solitudine e ci abbia messo di fronte alla nostra fragilità, al nostro limite. Ci ha dato la consapevolezza di quanto siamo interconnessi, di quanto sia fondamento dell’uomo la relazione nella reciprocità, nella valorizzazione delle differenze culturali, delle competenze professionali e di quelle esistenziali. Perché la differenza non è un limite, ma una grande risorsa. Ed è per questo che non dobbiamo temere, ma avere il coraggio di sognare ancora, di metterci in gioco con umiltà, che significa ricerca della verità’ con senso critico.

“Il nostro compito è affiancare le nuove generazioni”

Noi siamo chiamati ad affiancare le nuove generazioni, ad dialogare e  a progettare con loro per creare nuovi orizzonti di senso sostenibile e solidali per costruire un futuro migliore. Una Milano migliore. Papa Francesco ritiene che una profezia dei nostri tempi e quella del profeta Gioele che dice: “I vostri anziani faranno sogni, I vostri giovani avranno visioni e profetizzeranno” e dice ancora Papa Francesco con forza, “è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con un realismo che solo il Vangelo può offrire”. Noi, credenti e non credenti, siamo chiamati ad essere uomini e donne credibili e trasmettitori di sogni per passare ai giovani un testimone della creatività. Serve percorrere insieme questa staffetta verso orizzonti e visioni del mondo. Nuove. Tutto questo lo dico perché lo vivo e rappresento un centro culturale nella periferia di Milano. Si tratta di un centro che ha una grande ricchezza e che è proprio quella della relazione tra i nostri collaboratori dove c’è sinergia tra giovani e meno giovani. In un’unità di intenti, allora il mio augurio il mio auspicio è che la città di Milano possa vivere un nuovo miracolo a Milano. Grazie.