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Missioni spaziali, il lato oscuro della geopolitica della Luna

La nuova frontiera geopolitica? La missioni nello spazio e i nuovi programmi per la Luna. E il vero duello è tra Usa e Cina

È ufficiale, il 20 luglio Jeff Bezos andrà nello spazio con la navetta di Blue Origin, una delle tante società che ha creato in competizione con Elon Musk.

Turismo sulla luna, una nuova frontiera geopolitica

Comincia così, 52 anni dopo il primo sbarco dell’uomo sulla luna, l’era del turismo spaziale. Lo spazio è un luogo strategico che attira sempre più capitali nella cosiddetta “space economy”. Sotto la presidenza Obama, poi rinnovata da Trump, la Nasa ha iniziato ad affidare contratti di servizio della sua politica spaziale ad aziende private, con i primi magnati del tech che hanno lanciato i loro personali progetti spaziali. Sono ripresi enormi investimenti, a finalità commerciali e di ricerca, ma anche militari. 

Missioni spaziali, quali le nazioni impegnate?

In questi anni l’America ha anche rilanciato le esplorazioni spaziali, con nuovi piani per la Luna e Marte.

Gli Usa e la conquista dello spazio

A partire dagli anni Sessanta, dopo l’iniziale vantaggio sovietico (con il lancio del primo cosmonauta a volare nello Spazio, il 12 aprile 1961 a bordo della Vostok 1), gli Stati Uniti si erano ritagliati una sostanziale supremazia nello spazio: la Guerra Fredda si era conclusa con il controllo quasi incontrastato dei satelliti. Dopo trent’anni, i progetti spaziali cinesi sembrano contrastare l’egemonia a stelle e strisce. 

Anni ’70 del ‘900: i primi progetti spaziali cinesi

Il Dragone cinese ha avviato negli anni Settanta il suo primo programma spaziale che è sempre cresciuto, fino a diventare una considerevole potenza spaziale negli anni Novanta. Nel 2019 ha lanciato un rover nel lato oscuro della luna e nel 2020 ha riportato sulla terra per la prima volta del materiale lunare. Sempre lo scorso anno è stata avviata la prima missione su Marte: la sonda Tianwen-1 è atterrata a maggio, nello stesso periodo in cui gli usa lanciavano Perseverance sul pianeta rosso.

Le ambizioni di Italia, Russia ed Emirati Arabi Uniti 

Non si conoscono ancora bene la geografia e le sue frontiere, ma lo spazio sta diventando un posto affollato. Sono più di tremila i satelliti che orbitano intorno alla terra: lo spazio sta diventando un posto affollato e conteso a livello geopolitico, con notevole incremento del numero degli attori nella contesa. Gli Emirati Arabi Uniti hanno da poco lanciato la missione Hope. L’Unione Europea, dopo anni di latitanza, è tornata ad essere presente sullo spazio con un grosso aumento del budget per i prossimi 5 anni; nel 2022 verrà lanciata la missione ExoMars, con un rover che atterrerà su Marte; l’Europa sarà parte integrante di Artemis, il progetto che prevede di riportare un uomo sulla Luna entro il 2024.

L’Italia – settima potenza spaziale mondiale con un comparto industriale d’avanguardia, in grado di produrre sistemi di lancio e satelliti ma che ha appena perso la presidenza dell’Agenzia Spaziale Europea – si sta ritagliando un ruolo importante: Samantha Cristoforetti sarà la prima donna a comandare la stazione spaziale internazionale nei prossimi anni. 

Con le continue revisioni del budget da parte della Russia, che non è ormai più una potenza in grado di mandare autonomamente astronauti e mezzi sullo spazio, il dominio dello spazio è ristretto a una corsa a due: Usa e Cina.

Conquista dello Spazio, il vero duello è tra Usa e Cina

Donald Trump nel 2019 ha creato la US-Space Force, la quarta gamba dell’esercito americano responsabile delle missioni spaziali e di cyber-spazio. Per il momento, Joe Biden non ha sconfessato la decisione del suo predecessore. Per tutta risposta, anche la Cina ha creato una divisione spaziale all’interno dell’Esercito di liberazione nazionale. Con ogni probabilità l’anno prossimo verrà completata la stazione spaziale cinese, un’infrastruttura cruciale nelle contese cosmiche perché una legge americana vieta alla Nasa di accogliere astronauti cinesi a bordo della stazione spaziale internazionale, che nel 2030 dovrebbe venire definitivamente sostituita da una nuova. 

Il balzo in avanti stellare cinese ha compiuto un passo gigantesco con la creazione di un proprio sistema di posizionamento satellitare: BeiDou, concorrente dell’americano GPS. La Cina possiede ormai un sistema d’arma in grado di abbattere i satelliti di altre potenze internazionali. Da anni Pechino esegue prove di lancio di missili contro i propri satelliti, nulla esclude che ora possa rivolgere attacchi contro satelliti stranieri. 

Il Trattato sullo spazio Atmosferico del 1967

Nello spazio al momento vige un principio di libertà temperato. Esiste un trattato del 1967 sullo Spazio Atmosferico che determina i “principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico, compresa la Luna e gli altri corpi celesti”. Si prevede che lo sfruttamento debba avvenire “per il bene e nell’interesse dell’umanità”. Il cosmo, la luna e gli altri corpi celesti sono definiti “provincia dell’intera umanità”: il trattato impedisce l’occupazione o la rivendicazione di sovranità di alcun corpo celeste, esattamente come accade per il Polo Sud. 

La corsa allo spazio oggi è ripresa, con la nuova Guerra Fredda tra Cina e Usa che sembra coinvolgere anche i corpi celesti. La lotta per il predominio strategico e tecnologico passa anche per la Luna e le sue risorse. 

*articolo a cura di Stefano Marrone