Mediaset, dopo Giordano e Del Debbio ora rischia persino Barbara D’Urso

La nuova strategia di Piersilvio Berlusconi prevede il graduale abbandono del trash. Del quale “Carmelita” è la regina indiscussa

Cosa succede a Mediaset? La pausa forzata e prolungata per i talk di Mario Giordano e Paolo Del Debbio, colpevoli secondo i piani alti di Cologno Monzese di aver dato fin troppo spazio alla galassia no-Vax, in realtà non è una sorpresa per chi si occupa di televisione.

Lo stop ai due programmi farebbe parte della strategia di graduale abbandono del trash voluto da Piersilvio Berlusconi e cominciato con il ridimensionamento di Barbara D’Urso.

Nuovo registro per le trasmissioni di “Carmelita”

A “Carmelita” è stato tolto man mano spazio ed è stato imposto un nuovo registro alle sue trasmissioni: niente più ospitate per soggetti come “Angela di Mondello”, quella del “Non ce n’è Coviddi”, meno faccine meravigliate, sorprese, sconvolte della conduttrice “illuminata” – questione di luci, non di Lumi – che aveva di fronte sempre un ospite che aveva scottanti rivelazioni su tutto (da farsi, ovviamente, dopo una “breve pausa pubblicitaria: restate con noi”): dai casi di cronaca nera all’inesistenze fidanzato di Pamela Prati, al quale ha dato la caccia per mesi, dettando la linea alla galassia delle oltre trenta testate di gossip che arrivano nelle edicole italiane.

La concorrenza della “Vita in diretta”

Cancellata dal palinsesto di Canale 5 la sua presenza nella prima serata della domenica, alla D’Urso è rimasto di fatto solo il suo “Pomeriggio 5”, che soffre la concorrenza della “Vita in diretta” di Raiuno condotta dal giornalista Alberto Matano, che quotidianamente la batte negli ascolti.

I fan della D’Urso: “Hanno snaturato il suo programma”

Alcuni suoi affezionati telespettatori, che commentano il declino di una conduttrice che occupava molti spazi nei palinsesti dell’ammiraglia Mediaset, dicono che la colpa è stata quella di “snaturare” il programma della D’Urso, costringendola a usare toni e modalità di conduzione che non le sono propri.

Il che conferma che il processo di identificazione della tv trash con la conduttrice napoletana era ormai compiuto.

D’Urso, la vera regina del trash è stata lei

Ci sono altri programmi spazzatura, ma la vera regina del trash è stata lei, che ha saputo “pettinare” (come si dice nel gergo degli autori tv) decine e decine di storie nei suoi programmi che tenevano incollati allo schermo i suoi telespettatori. Avidi di sangue, avevano la loro dose quando nel salotto della D’Urso sedeva la zia del piccolo Loris, ucciso dalla madre in Sicilia; sollecitati dalla conduttrice, si indignavano per Fabrizio Corona tornato in carcere (commento più gettonato: “eh, lui dentro, chi commette delitti gravi resta impunito”, come se l’ex agente fotografico si fosse reso colpevole del furto di caramelle alla cassa di un supermercato e non di reati che prevedono esattamente le pene comminategli).

Dalla D’Urso Corona era trattato alla stregua di una “simpatica canaglia”, a cui le marachelle possono anche perdonarsi.

Come dimenticare, poi, la fama che i suoi programmi hanno dato a personaggi discutibili come Alberico Lemme, farmacista-dietologo, oggi – toh, guarda caso – su posizioni antivacciniste?

La tv del dolore ha fatto il suo tempo?

Nel salotto della regina del trash si sono accomodati anche numerosi politici, tanto che uno dei primi tweet di solidarietà per la chiusura del suo Live-Non è la D’Urso è stato quello di Nicola Zingaretti, allora segretario del Pd.

Perché la D’Urso perde ascolti e potere contrattuale? Una spiegazione potrebbe essere nel rifiuto che gli italiani provano ormai verso la “tv del dolore” di cui “Carmelita” è stata un’apripista. Tv che spettacolarizza la sofferenza attorno a fatti di sangue, trasformando i parenti delle vittime in inconsapevoli comprimari di uno show che usa la pornografia della morte.

Dopo quasi due anni di pandemia, con oltre 130mila italiani morti e tutti gli altri danni causati dal Covid, il dolore nelle case degli italiani è entrato dalla porta principale.

Non serviva anche un “supplemento” che entrasse dal piccolo schermo. Sono tempi nuovi, come direbbe Carlo Monterossi, il protagonista dei romanzi di Alessandro Robecchi. Che non a caso, di mestiere, fa l’autore tv.