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L’Eurovision non è un grande affare. Ma Milano lo vuole

Dopo la vittoria dei Maneskin all'Eurovision 17 città d'Italia hanno fatto la corsa per candidarsi ad ospitare l'evento nel 2022. Ma è davvero un business?

Sarà Torino ad ospitare l’Eurovision Song Contest 2022. La città si è aggiudicata il grande evento.

Eurovision: ecco chi erano le 5 finaliste

Milano, Torino, Bologna, Rimini e Pesaro: sono queste le città finaliste che si contendono l’Eurovision Song Contest 2022. Dopo la vittoria dei Maneskin nell’ultima edizione, che ha riportato l’Italia sul tetto d’Europa musicale, il prossimo Eurovision Song Contest si svolgerà proprio nel Belpaese. Le città che si erano candidate ad ospitarlo erano ben 17, ma dopo la seconda scrematura ne sono rimaste solo 5. E un ruolo importante, in questo processo di selezione, lo sta avendo proprio la Rai che avrà il compito di scegliere la città che ospiterà l’evento in coordinamento con l’European Broadcasting Union (EBU).

Eurovision, in lista sono rimaste 5 città (dalle 17 iniziali)

Quel che è certo è che, dopo la vittoria dei Maneskin al festival musicale l’entusiasmo tricolore per questo evento è salito alle stelle come mai prima. E diversi sindaci da Nord a Sud, con tempistiche più o meno ravvicinate dopo la vittoria dei Maneskin, si sono esposti anche sui social per candidarsi ed ottenere l’evento.

I capoluoghi di regione inizialmente in lizza per l’Eurovision erano BolognaGenovaFirenzeMilanoRomaTorinoTrieste a cui si aggiungevano città capoluogo di provincia come AlessandriaMateraPesaroRiminiViterbo. Tra i comuni più piccoli che avevano provato a competere figuravano invece Acireale (Catania), Bertinoro di Romagna (Forlì – Cesena), Jesolo (Venezia), Palazzolo Acreide (Siracusa) e Sanremo (Imperia).

A causa però dei requisiti stringenti richiesti per ospitare l’Eurovision le città rimaste in lista sono Milano, Torino, Bologna, Rimini e Pesaro. E i capoluogo meneghino, dopo aver vinto le Olimpiadi invernali 2026, punta a vincere un altro grande evento.

L’Eurovision è davvero un business?

Ma ospitare l’Eurovision Song Contest è davvero fonte di business? In questa “ricorsa alla candidatura”, che ha avuto un gran risvolto mediatico, c’è stato poco spazio per rispondere a questo quesito.

 

Claudio Trotta

True News ha quindi chiesto un’opinione in merito a Claudio Trotta, produttore artistico italiano e grande esperto del settore, tra i fondatori di Yourope (Associazione che raggruppa i principali Festival Musicali Europei) e di Assomusica (associazione dei promoter e produttori di concerti italiani). “L’indotto che questo Festival porterà alla città ospitante – ha commentato interpellato sull’argomento – non sarà tale da smuovere l’economia di una città. Capisco un po’ di entusiasmo sull’argomento per la vittoria di un gruppo italiano dopo tanti anni, ma la politica a mio avviso dovrebbe occuparsi di questioni più importanti. Penso che la città, dal punto di vista culturale, avrebbe bisogno di altro più che di un evento televisivo che storicamente, sia artisticamente che produttivamente, è piuttosto mediocre . La condivisione di bellezza, arte, sport, letteratura, di musica dal vivo, teatro e danza dovrebbe essere distribuita lungo tutto l’anno, non essere affidata ad un evento Spot una tantum“.

Andando più nel concreto dei numeri poi, secondo Claudio Trotta, il pubblico partecipante e pagante all’evento “a causa delle esigenze televisive difficilmente supererà le 4000 persone” così come i lavoratori impiegati “saranno non più di 300/500 e a seconda delle regole di ingaggio imposte dalla produzione internazionale non necessariamente con largo utilizzo di aziende e risorse territoriali”. Numeri che, se confermati, mostrerebbero un indotto economico sulla città piuttosto limitato. A ciò potrebbe aggiungersi il fatto che “l’impatto sulla occupazione e l’utilizzo di risorse e aziende locali – aggiunge ancora Trotta – dipenderà dalla gestione a monte e dalle “regole di ingaggio” con i proprietari del format televisivo e non escludo che buona parte delle forniture, anche e soprattutto per “provincialismo italiano”, saranno imposte dall’estero“.

Eurovision, avanza la candidatura di Milano

Milano in ogni caso, per riuscire ad organizzare l’evento che si terrà nel 2022, ha messo a disposizione il Forum di Assago e il Palazzo delle Scintille.

Tra fine agosto e inizio settembre arriverà il verdetto finale e le speranze di Milano sono alte. Il motivo? La città possiede tanti dei requisiti richiesti, tra i quali avere un aeroporto internazionale a non più di 90 minuti di distanza e avere oltre 2000 camere d’albergo nella zona vicina all’evento. Particolari caratteristiche sono anche richieste per l’infrastruttura designata come location, ma con il Forum di Assago e il Palazzo delle Scintille Milano non teme le avversarie.