Lega: “Serve una rivoluzione del buonsenso, Rai una succursale dell’Arci”

Alessandro Morelli, già direttore di Radio Padania, responsabile Editoria della Lega racconta a True la rivoluzione Rai dopo il 25 settembre

“Il servizio pubblico ha bisogno di tornare a essere lo specchio della realtà italiana, perché purtroppo oggi la Rai è la succursale dell’Arci”. Dice a True-News.it Alessandro Morelli, già direttore di Radio Padania, responsabile Editoria della Lega. Morelli, deputato e viceministro alle Infrastrutture nel governo Draghi, ha le idee molto chiare su quella che chiama “la rivoluzione del buonsenso” a Viale Mazzini. Una rivoluzione, spiega l’esponente del Carroccio, che punta tutto sul pluralismo dell’informazione.

Un obiettivo da raggiungere in tempi relativamente brevi, se il centrodestra dovesse vincere le elezioni è andare al governo.

L’okkupazione della Rai

Morelli, soprattutto in queste settimane di campagna elettorale, osserva “uno storytelling tutto studiato per dare contro a qualcuno”. Il viceministro snocciola una serie di esempi. “Vedo in questi giorni il collega Marco Damiano che sta okkupando – lo scriva con la K [ndr] – una delle reti televisive della Rai. Con dei monologhi senza contraddittorio in cui lo sento sempre dare contro a una parte politica, senza nessun tipo di dibattito.

Questo è francamente scandaloso durante una campagna elettorale”.

Ma non c’è solo l’ex direttore de L’Espresso con il suo “Il cavallo e la torre”. “Tutto il palinsesto, compresi i programmi di intrattenimento, è costruito per dare una visione parziale, che non rispecchia il Paese – prosegue Morelli. Si parte con la rassegna stampa mattutina di Rai Radio 1 e si finisce alle 23, sempre con lo stesso storytelling, è veramente imbarazzante”. Il risultato, per il responsabile editoria della Lega, “è che uno poi è pronto ad andare al circolo Arci, dopo un tale lavaggio del cervello”.

Morelli se la prende “con il super contratto di Fabio Fazio”, “con lo spazio eccessivo dato ai personaggi legati a Lucio Presta. Che come lei saprà e stato uno degli organizzatori della Leopolda”, infilza il parlamentare del Carroccio.

Serve pluralismo senza liste di proscrizione

Che poi smorza e precisa: “Per noi la prima cosa sarà il pluralismo. Che non vuol dire fare le liste di proscrizione come hanno sempre fatto quelli di sinistra.

Significa solo riequilibrare le professionalità e dare una rappresentazione più reale dell’Italia, dato che la Rai è pagata con le tasse di tutti i cittadini. I colleghi che le ho citato sono sicuramente bravi, ma indubbiamente schierati”.

Il riequilibrio delle professionalità passa anche dal dietro le quinte delle trasmissioni televisive. “Perché troppo spesso gli autori dei programmi vengono da esperienze di sinistra. Quindi è inevitabile che abbiano una socialità e una consuetudine con esponenti politici di sinistra.

Sono quelli i numeri che loro hanno in rubrica”. Ne consegue che “se tutti i dirigenti, gli autori e perfino i vertici della Rai hanno fatto le loro esperienze alle Frattocchie, è ovvio avere una televisione pubblica schierata”.

Troppi pochi spazi di libertà in Rai

Morelli insiste: “Io nella rubrica ho numeri di alcuni idraulici conosciuti alle feste della Lega. Non ho il numero di Fuortes e nemmeno lui ha il mio”.

Per il leghista tutto ciò “non vuol dire epurare, ma riequilibrare. Fare una rivoluzione del buonsenso e dell’equilibrio per cui non vogliamo che la Rai diventi una sezione della Lega ma nemmeno che continui a essere un circolo Arci”. Però esistono anche oggi dei programmi che non sono schierati a sinistra, è innegabile, obiettiamo. “Si qualche spazio di libertà c’è. Ma sono troppo pochi rispetto a quella che è la realtà del Paese – la risposta – è ovvio che ci sia anche ora qualche voce differente, per fortuna non siamo ancora nella televisione della Repubblica Popolare Cinese”.