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Le ultime sentenze sull’urbanistica milanese spiegate agli svedesi

Le ultime sentenze sull’urbanistica milanese spiegate agli svedesi

E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com

Alla fine, come era prevedibile, non si capisce più niente. Ancora una volta, dopo le ultime sentenze, scriviamo di urbanistica milanese. Fingiamo di arrivare dalla Svezia, un posto dove la corruzione è endemicamente assai bassa, e le regole molto chiare. Vogliamo costruire un bel palazzo a Milano, che ci pare una città efficiente. Ci affidiamo a un partner locale e a uno studio legale locale: in fondo è sempre bene avere sul progetto persone del luogo. Queste persone vanno in Comune, chiedono i permessi che devono chiedere. Li ottengono, dopo un tempo che a noi svedesi sembra infinito ma che invece per l’Italia è concepito come “rapidissimo”. Procedura accelerata, provano a spiegarci gli avvocati, perché Milano è più efficiente del resto d’Italia. Siamo contenti: abbiamo scelto questa città per questo. Lato nostro, essendo gente di finanza, noi troviamo i soldi, finanziamo i progetti, promettiamo rendimenti agli investitori. Si parte, va tutto bene, siamo gasati.

Però poi, tutto a un tratto, viene fuori un problema: la Procura di Milano ha messo nel mirino il Comune di Milano. Non solo il nostro cantiere. Tutti i cantieri. Quelle procedure “accelerate” non erano mica valide. “Beh – pensiamo – noi siamo a posto però perché mica queste cose possono essere retroattive. In fondo non lo sapevamo…”. E invece sì. Il Comune si adatta alle indicazioni della Procura – e già questo è un assurdo perché la Procura non è un giudice, è l’accusa. L’accusa, quindi una delle tre parti di un procedimento giudiziario. Ma il Comune si piega, e cambia le norme.

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E noi, quindi? Che facciamo? Non si capisce più niente: dobbiamo piegarci alle nuove norme o fare causa a Palazzo Marino? E la Procura che fa, si ferma? O va avanti? Le riunioni con gli avvocati si susseguono. Finalmente arriva un giudice terzo, anche se parliamo proprio di stadi preliminari della vicenda, che ci dice che abbiamo ragione, poi un altro che abbiamo torto, poi uno che abbiamo ragione e infine che abbiamo torto. Abbiamo torto davvero? Boh. Leggiamo sui giornali che per un cantiere è stato dato ordine di demolizione. Facciamo continue call con gli avvocati, un po’ disperati perché tutto sembra lentissimo, come nel Processo di Kafka. E intanto i nostri azionisti si stanno innervosendo: che cosa sta succedendo ai nostri soldi in Italia? Iniziano a pensare che forse avevano ragione quelli che non hanno voluto investire e che pronosticavano: “In Italia è tutto un casino”. Forse avevano ragione loro… In Italia? Mai più. Al massimo ci andiamo in vacanza o alle prossime Olimpiadi, perché queste sono state una figata.

(Ora basta cambiare la nazionalità degli stranieri per capire l’impatto di questa cosa dell’urbanistica sul mondo che ci circonda).

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