Viaggio nei catering milanesi senza personale. Cgil: “Lamentosi”

Nel periodo di ripartenza dell'attività turistica e ristorativa, dopo il buio del Covid, mancano camerieri e addetti agli hotel

“Ci sono troppi eventi e poco personale“. L’allarme lo lancia Alberto, referente di Brothering Milano, una delle più importanti aziende di catering. Nel capoluogo lombardo si avvicinano due kermesse importanti, come il Salone, in partenza il 7 giugno, e il Fuori Salone, ma le agenzie trovano fatica ad assumere lavoratori.
“Dopo il Covid – spiega Alberto a true-news.it – abbiamo più difficoltà a reperire giovani lavoratori. Colpa dello stress e delle ore di lavoro, non della paga, almeno nel nostro caso”.

Un referente dell’agenzia “Milano Catering Aziende Fiere e Privaty by Morelli” parla, invece, “di una intensa concomitanza di eventi nella città che non permette di stare al passo con la quantità di personale”.

Ufficio studi Confcommercio: otto imprenditori su dieci non trovano il personale

Anche se l’azienda esclude problematiche nella ricerca dei lavoratori, il succo del discorso è questo. Ed è paradossale. Nel periodo di ripartenza dell’attività turistica e ristorativa, dopo il buio del covid e dei lockdown, mancano camerieri e addetti agli hotel.

Lo certifica anche una recente indagine dell’Ufficio studi Confcommercio di Milano, Lodi e Monza: il 58 per cento delle imprese del terziario diffuse sul territorio vuole assumere ma ben otto imprenditori su dieci non trovano il personale di cui hanno urgente bisogno fino ad arrivare a un picco del 95 per cento nell’ambito degli hotel.

Tra le motivazioni delle rinunce, c’è anche il reddito di cittadinanza. Per il 68% degli intervistati è lo strumento da non perdere prima di impegnarsi in un’attività lavorativa.

Un’altra motivazione è la retribuzione, considerata da molti giovani “troppo bassa”.

Le polemiche tra vip e proprietari di ristoranti

Un tema che, nelle ultime settimane, è diventato di caratura nazionale. Tanto da coinvolgere anche personaggi dello spettacolo, che si sono convertiti alla ristorazione. Come Lino Banfi che, da “nonno Libero” è diventato alfiere della buona retribuzione nelle vesti di proprietario di una trattoria a Roma: “Non è vero che i giovani non hanno voglia di lavorare, basta pagarli adeguatamente”.

Risposta secca al collega Alessandro Borghese secondo cui millenial e ragazzi della Generazione Z non avrebbero voglia di impegnarsi. Nel valzer delle opinioni, si è espresso anche Al Bano: il cantante pugliese ha chiesto al governo di far lavorare i bambini delle medie “dopo scuola, come si fa in Germania”.

Bonini (Cgil): “Dalle imprese solita litania lamentosa”

Ma per Massimo Bonini, Segretario camera del lavoro di Milano, le parole delle aziende e le ricerche di Confcommercio rappresentano “la solita litania lamentosa quando dovrebbero preoccuparsi di capire che tipo di lavoro offrono.

Sotto vari punti di vista: ambiente di lavoro, ore e salari”.  “Il mondo del lavoro – prosegue Bonini a True-News.it – sta cambiando. E bisogna interrogarsi sulle condizioni di lavoro”.

Bonini: “Fatevi alcune domande: non vi dicono niente le 400mila dimissioni a Milano?”

Bonini rivolge alcune domande al mondo delle imprese: “Ne sento poche in giro e allora alcune provo a farle io. Se chi cerca lavoro da voi fa delle domande su come si lavora nella vostra azienda probabilmente sarà perché in zona girano voci di come trattate male i vostri dipendenti.

Magari proprio su quanto fate lavorare senza pagare il giusto e senza i giusti riposi. Di legge. Capisco che c’è allergia alle leggi lo vediamo come tendete a non applicare ad esempio quelle sulla sicurezza. Se da voi se ne vanno è molto probabile che avranno trovato condizioni migliori da un’altra parte. Avete presente oltre 400 mila dimissioni in Lombardia e oltre 180 mila a Milano?! Non vi dicono niente? Vi diamo una notizia: stanno parlando a voi!  Vi stanno dicendo che il mondo è cambiato e che si cerca un lavoro dove capacità, gerarchie e professionalità, attenzione alla persona vengono richieste a voi imprenditori.

Vi è noto che nelle vostre aziende spesso i vostri capi ne sanno meno degli ultimi arrivati? Forse non li avete aggiornati e formati adeguatamente. Sapete ci si stufa ad obbedire ad ordini da parte di incompetenti. Spesso parlate di un mondo che è arretrato ma gli arretrati siete voi che non studiate, che non innovate, che pensate solo a raschiare il fondo del barile per qualche margine in più a scapito delle condizioni dei vostri dipendenti tendenzialmente con bassi salari, contratti a termine e insicurezza fisica e sociale. Facile parlare di sacrifici dalla vostra posizione“.