Così il petrolio di Putin continua ad arrivare in Occidente

Fiumi di petrolio provenienti dalla Russia continuano a transitare in Europa. E da qui ad essere smistati in Occidente, Stati Uniti compresi

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Il prossimo 5 dicembre entrerà in vigore l’embargo totale dell’Unione europea contro il petrolio russo. Nel frattempo fiumi di oro nero provenienti dalla Russia continuano a transitare nel Vecchio Continente. E da qui ad essere smistati in tutto l’Occidente, Stati Uniti compresi. L’Italia è finita nell’occhio del ciclone a causa della ISAB, una società siciliana controllata dal colosso russo Lukoil. Ma anche l’India è sotto i riflettori per presunte, sospette, triangolazioni con Mosca.

Grazie agli impianti di raffinazione, gassificazione e cogenerazione di energia elettrica a Priolo Gargallo, Sicilia, la Russia bypassa le sanzioni statunitensi che vietano agli Stati Uniti di importare petrolio dal Cremlino. Lo ha scritto, nero su bianco, il Wall Street Jorunal in un’inchiesta ripresa da mezzo mondo. In altre parole, una raffineria italiana di proprietà del secondo gigante russo del petrolio e del gas, Lukoil, fungerebbe da traitd’union tra la Federazione Russa e il resto dell’Occidente.

Il greggio russo riuscirebbe così a raggiungere i distributori degli Stati Uniti, nonostante le sanzioni di Washington. È l’arte della triangolazione, che consente a Mosca di continuare a commerciare la sua risorsa più preziosa.

Il triangolo italiano del petrolio

Dalla Russia all’Europa passando per Paesi terzi, Italia compresa. Eccolo il copione seguito da Vladimir Putin per continuare ad incassare lauti compensi dietro la vendita di un prodotto prossimo all’embargo totale.

L’Italia, suo malgrado, è uno dei vertici del triangolo disegnato dal Cremlino. Nel caso di Roma, l’allarme riguarda la raffineria ISAB. Secondo il WSJ, le navi approdano a Siracusa per scaricare greggio russo e caricare prodotti trasformati in loco. La citata raffineria riceve fino al 93% di greggio dalla Russia, dal quale produce benzina e derivati da inviare oltreoceano negli Stati Uniti. Ufficialmente, nessuno viola le sanzioni di Washington.

Il motivo è presto detto: il petrolio russo viene raffinato in Italia. Seguendo una prassi consolidata, il greggio cambia sostanzialmente origine in base a dove subisce la raffinazione. Di conseguenza, ISAB, almeno fino al 5 dicembre, non viola alcuna sanzione in quanto esporterebbe oro nero “italiano”. Ricordiamo che, dalla fine di febbraio, gli Stati Uniti hanno proibito l’importazione di petrolio russo ma non proveniente da altri Paesi. In Ue l’embargo definitivo scatterà, appunto, a dicembre.

Fino a quel momento i vari gruppi potranno continuare a comprare greggio russo. Lukoil, azienda privata, non è finita nella lista nera delle sanzioni.

Il futuro di Priolo

Prima dello scoppio della guerra in Ucraina la ISAB importava petrolio da decine di Paesi diversi. Adesso che le banche europee hanno smesso di concedere finanziamenti, il gruppo riceve da Mosca fino al 93% del suo import, contro il 30% circa di un anno fa.

Da marzo ad oggi, da qui sono partiti per gli Stati Uniti circa 5 milioni di barili, tra cui 2,5 milioni di benzina. Questo giochetto legale terminerà con l’embargo dell’Ue. A quel punto che cosa accadrà alla raffineria? Il rischio è che possa chiudere i battenti. Con enormi ricadute sui lavoratori: mille dipendenti diretti della ISAB e i circa duemila dell’indotto, per non parlare dei 10mila posti dell’intera area industriale.

Come se non bastasse ISAB ha sempre giocato un ruolo rilevante. Tanto a livello regionale quanto sul piano nazionale. Qualche mese fa Il Sole 24 Ore faceva notare come la società valesse il 20% della capacità di raffinazione italiana e soddisfare il 20% della domanda elettrica della Sicilia. Senza petrolio russo, il futuro dell’impianto appare segnato. Ci sono tuttavia da segnalare diversi interessamenti. Il Financial Times ha parlato di vari fondi americani, come Crossbridge Energy Partner, società che fa capo a Postlane Capital Partner, Vitol, il maggiore trader internazionale di petrolio, e la norvegese Equinor.

L’arte della triangolazione

Le triangolazioni, come detto, non riguardano soltanto l’Italia. Sono state segnalate navi, armatori e porti cruciali che agevolerebbero l’export di petrolio russo. In Europa vale la pena soffermarsi su Malta e Cipro ma il gigante si chiama India. Le raffinerie di Reliance Industries avrebbero utilizzato (e starebbero ancora utilizzando) greggio russo acquistato a basso costo per aumentare le esportazioni diesel. Pare che queste esportazioni sarebbero destinate anche ai Paesi dell’Ue.

Reliance, nello specifico, è responsabile del 95% in più delle esportazioni di prodotti petroliferi raffinati dall’India in Europa, ha spiegato Janiv Shah, analista di Rystad Energy. L’azienda, capace di elaborare 1,24 milioni di barili di greggio al giorno, è inoltre ben posizionata per trarre profitto dal greggio russo. Anche perché ne avrebbe acquistato una quantità sette volte superiore rispetto ai livelli precedenti la guerra in Ucraina. E Putin, per adesso, può continuare a sorridere.

Il report sull’export del petrolio russo