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Lo speech di Kamala Harris ai migranti: “Non venite in Usa”. La sinistra italiana tradita (sempre più) dai suoi eroi

Lo speech di Kamala Harris ai migranti? “Non venite negli Stati Uniti” perché saranno messi in atto i respingimenti. Harris come Trump?

Cosa dice Kamala Harris ai migranti? “Non venite negli Stati Uniti” perché saranno messi in atto i respingimenti. Durante la sua prima visita all’estero da quando ha assunto l’incarico, la vice presidente americana ha “dedicato” ai migranti di Guatemala e Messico il suo pensiero: “Gli Stati Uniti continueranno a far rispettare le nostre leggi e a proteggere i nostri confini” e “se verrete al nostro confine sarete rimandati indietro” ha detto Harris. Perché ci sono “strade per un’immigrazione legale e sono queste che vanno percorse”. Kamala Harris – l’eroina della sinistra più o meno moderata italiana – come Donald Trump? Sembrerebbe di sì.

Ma quello della 49esima vice presidente degli Stati Uniti è solo l’ultimo dei tradimenti che le “anime belle” d’Italia sono costrette a ingoiare. La storia di leader o pseudo leader che hanno fatto innamorare la sinistra italiana per poi deluderla è infinita. E affonda proprio in Usa.

Migranti Usa, i precedenti di Bill Clinton e Barack Obama

Che dire per esempio di Bill Clinton? All’inizio degli anni Novanta Il “presidente nero” (perché suonava il sax) ha fatto innamorare insieme a Tony Blair gli orfani del Partito comunista italiano affondato da Achille Occhetto alla Bolognina. Si parlava allora di una nuova via laburista. Che si è risolta in liberalizzazioni di merci e capitali (meno le persone, come insegna Kamala Harris, o comunque solo “alcune” persone) e globalizzazione sfrenata con l’ingresso della Cina nel Wto e danni ai ceti medi e ai lavoratori dei Paesi occidentali. A sinistra sembrava amore ma era solo il mercato. Come del resto è stato amore quello per il politico tedesco Gerhard Fritz Kurt Schröder, all’epoca leader dei socialdemocratici e cancelliere. Dopo il suo mandato Berlino finirà in mano per 20 anni ai conservatori della Cdu e di Angela Merkel ma il centrosinistra italiano dell’epoca – un po’ Ulivo e po’ Unione, non ancora Partito democratico – se ne innamora. Tanto da ricalcare (male, molto male) le già non super progressiste ricette socialdemocratiche sul mercato del lavoro che in Germania avevano preso il nome di Piano Hartz, dal cognome del Presidente della Commissione che aveva redatto le riforme, Peter Hartz, membro del consiglio di amministrazione di Volkswagen.

Passa qualche altro anno e di nuovo da Washington il Cupido della politica internazionale scocca un’altra freccia nel cuore di dem e sinistri tricolori. Si chiama Barack Obama. La notte della sua elezione nel 2008 si piange alla vista di un afroamericano alla Casa Bianca. Repubblica titola “Il mondo è cambiato” dopo gli otto anni di oscurità alla Casa Bianca con il guerrafondaio George W. Bush che aveva invaso il Medio Oriente con la scusa dell’attentato alle Torri Gemelle.

Kamala Harris altra delusione della sinistra?

Il Presidente premio Nobel per la pace però continua per i successivi due mandati a far piangere lui, in Iraq e Afghanistan, dopo essere stato eletto fra le altre cose, al grido di “basta guerre criminali”. E oltre a Kabul e Baghdad, Obama si lancia anche appresso ai francesi nella missione in Libia per destituire Muammar Gheddafi. Insieme a chi? A Nicholas Sarkozy. Che era di destra ma amato dalla sinistra (italiana) perché rideva di Silvio Berlusconi in conferenza stampa mentre bombardava Tripoli, sconvolgendo il panorama geopolitico nel Mediterraneo con conseguenze ancora oggi visibili. Per esempio su traffici e flussi migratori illegali e incontrollati. Chissà cosa ne penserebbe Kamala Harris.