Jacqueline Straub, il primo prete donna: “Un giorno sarà la normalità”

La svizzera Jacqueline Straub, 31 anni, ammessa alla predicazione e all'esercizio del battesimo. In Italia la strada appare ancora lunga

Pochi giorni fa nella Svizzera tedesca Jacqueline Straub, una teologa e giornalista che da tempo chiede l’ammissione agli ordini sacri e ha raccontato la sua esperienza nel libro “Giovane, donna, Cattolica. Perché voglio diventare prete”, è stata ammessa alla predicazione e all’esercizio del battesimo dal diacono responsabile della parrocchia di Ennetbürgen. È un evento che ha suscitato molto entusiasmo da parte di chi sostiene che anche nel mondo cattolico le donne debbano accedere all’ordinazione e sdegno da parte di chi crede che ciò non debba accadere.

Jacqueline e il desiderio di diventare prete

Jacqueline Straub è nata nel sud della Germania nel 1990 e, come spesso racconta pubblicamente, si è avvicinata alla fede cristiana in età adulta. Da allora si espone a favore di un aumento della parità tra i generi all’interno della Chiesa cattolica romana e dichiara pubblicamente il suo desiderio di diventare prete.

Il suo impegno è approdato sui media locali e internazionali, sia grazie al libro pubblicato nel 2017 (tradotto anche in italiano), sia grazie all’apparizione in televisione e in radio.

Utilizza la sua esperienza per mostrare le disparità presenti nella Chiesa cattolica e per liberare l’ordinazione sacerdotale dal predominio maschilista.

Il primo battesimo celebrato: “Un giorno le donne all’altare saranno normalità”

La sua dichiarazione, pubblicata online dopo aver officiato il battesimo, esprime il suo entusiasmo e la speranza affinché ci siano delle trasformazioni durature all’interno della Chiesa cattolica: “È qualcosa di molto speciale per me. Sono incredibilmente grata per questa opportunità – anche per il fatto che la famiglia [del bambino da battezzare] abbia accettato.

Il sostegno che sto ricevendo da pastori e parrocchiani è davvero grande e mi spinge a continuare a lottare per la mia vocazione e per il desiderio di diventare sacerdotessa”. Rivolge un pensiero anche a tutte le donne che sentono la vocazione all’ordine: “Un giorno sarà normale che le donne stiano all’altare ad amministrare i sacramenti. Dobbiamo solo lottare ancora per questo – come per tante cose nella chiesa. Ne vale la pena!”.

In Italia la strada appare ancora lunga

Straub ricorda costantemente che è difficile per una donna crescere e accettare il desiderio del sacerdozio, perché non si rivede nelle istituzioni ecclesiastiche che le stanno attorno. La mancanza di una piena rappresentazione della vocazione femminile si mostra in tutte le sue contraddizioni e, mentre in Svizzera e in Germania la Chiesa si sta muovendo verso una maggiore partecipazione delle donne nelle comunità e nelle istituzioni, non si può non pensare al contesto italiano.

Se Oltralpe i movimenti di rivendicazione femminile nella Chiesa stanno occupando uno spazio sempre maggiore, in Italia c’è una spaccatura forte tra essi e le istituzioni. Osservando la vicenda di Straub, il mondo cristiano non può non chiedersi dove possa andare la vita religiosa liberandosi dal patriarcato.