Il nuovo mito del progressismo italiano è un populista anti-aborto

Wojciech Bakun, sindaco di Przemysl, l’uomo che ha imbarazzato Salvini, è membro di spicco di un partito populista di estrema destra

Non si dica più che il centrosinistra italiano ha la puzza sotto il naso! Dalla giornata dell’8 marzo il nuovo personaggio di riferimento dell’intellighenzia progressista italiana è infatti Wojciech Bakun, il giovane sindaco della città polacca di Przemysl che ha sbeffeggiato Matteo Salvini giunto in missione umanitaria (e d’immagine) nel centro a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina. Il sindaco ha mostrato al segretario la stessa, medesima maglietta indossata da Salvini nel 2017 davanti alle mura del Cremlino, raffigurante Vladimir Putin.

“Nessun rispetto, signor Salvini”, ha scritto Bakun sul suo profilo Facebook. “Volevo che vedesse con i suoi occhi a cosa ha portato il suo amico, e anche LUI, come sostenitore di Putin. Da due settimane, ogni giorno io, centinaia di agenti, centinaia di volontari, vedo questo enorme danno finanziato da Putin e dalla sua gente!”. Plauso scrosciante della Sinistra nostrana. Contenta della nuova umiliazione pubblica e della fantozziana figura del Capitano leghista, a pochi giorni dalla dichiarazione esplicita di Caritas e Sant’Egidio dell’assenza di contatti espliciti con l’ex Ministro dell’Interno, che millantava accordi con le associazioni caritatevoli.

Si tratta della terza grande figuraccia nelle settimane che hanno preceduto e poi accompagnato lo scoppio della guerra. Prima Luigi Di Maio sbeffeggiato dal russo Sergej Lavrov, poi la figura di Mario Draghi che ha perturbato “l’agenda di guerra” di Volodymyr Zelensky. Infine, Salvini respinto con perdite dal confine polacco. Ma nel profluvio di storie Instagram, post Facebook e articoli ammiccanti al gesto di Bakun spesso si è scordato di ricordare il dato importante: l’orientamento politico del suo partito.

Bakun è membro di Kukiz 15, una formazione populista di destra radicale fondata nel 2015 dopo che il suo padre nobile, il musicista Pawel Kukiz, si era presentato alle presidenziali, giungendo terzo al primo turno col 21% dei voti. Vero e proprio amalgama tra le istanze anti-partitocratiche che potrebbero richiamarci un Movimento Cinque Stelle delle origini e la più dura e pura base del sovranismo esteuropeo al governo dal 2015 in Polonia.

Kukiz 15 è dallo scorso anno sostenitore dall’esterno del governo di Varsavia guidata dalla destra catto-conservatrice di Diritto e Giustizia. Concretamente, è una formazione nazional-conservatrice, i cui esponenti sono stati più volte, con la presenza del leader del partito, impegnati negli sforzi politici del parlamento di Varsavia contro il Gay Pride a Varsavia e i diritti all’adozione delle coppie omosessuali. Non solo: Kukiz 15 contestava fino al 2021 il governo di destra di Diritto e Giustizia ritenendolo addirittura troppo morbido e moderato sulle questioni sociali.

Kukiz, cattolico praticante e piuttosto devoto, ritiene che la Chiesa svolga un ruolo positivo nella vita pubblica e ha più volte espresso posizioni contrarie all’aborto – in un Paese in cui il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza è delicatissimo.

Kukiz adesso si prepara a partecipare alle prossime elezioni come alleato del partito guidato dal premier Mateusz Morawiecki e dal padre nobile Jaroslaw Kaczynski, considerato assieme a Viktor Orban il punto di riferimento dell’Europa sovranista oltre che alleato, al Parlamento Europeo, di Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni.

Parliamo di un partito nettamente più a destra della Lega e ancora più radicale di Diritto e Giustizia nel supportare il durissimo contrasto alla Russia. Certamente capiamo le ragioni che possono aver portato Bakun, la cui cittadina ha accolto 143mila ucraini in fuga in pochi giorni, all’esasperazione, ma vogliamo raffreddare i bollenti spiriti dei progressisti nostrani: no, la Sinistra non può ripartire da Przemysl.

Non può farlo a meno di ammettere di aver ridotto e semplificato eccessivamente le sue considerazioni sulla Polonia e gli altri Paesi post-sovietici, sulle loro scelte riguardo politiche sociali e civili conservatrici, sulle loro traiettorie istituzionali.

Chiaramente nella “guerra” tra populisti di destra il tema della Russia appare fattore dirimente. La Polonia governata dal PiS è, oggigiorno, un bastione della russofobia, e Salvini è ritenuto pericolosamente troppo vicino a Mosca. Ma semplificare tra una russofobia di sinistra e un sentimento filo-Putin unicamente di destra è un errore da matita blu.

In Europa Kukiz 15 è membro di un’eterogenea alleanza che racchiude partiti populisti e libertari di ogni tipo, l’Alleanza Europea per la Libertà e la Democrazia, i cui membri vanno dai populisti austriaci del Team Carinzia al Partito Animalista Italiano, ma in caso di rafforzamento della sua posizione politica nell’alleanza Destra Unita guidata da Diritto e Giustizia non è da escludere un suo avvicinamento al gruppo conservatore di cui il PiS è bastione fondamentale e che ha un presidente a noi molto noto: Giorgia Meloni. A cui il gesto di Bakun, implicitamente, fa gioco. Favorendo la posizione politica di un suo alleato internazionale e delegittimando, nel pieno della guerra, con una figuraccia il suo rivale per la leadership nel centrodestra. E non sia mai che il progressismo nostrano si stia spellando le mani per un gesto che, in futuro, potrebbe aver di fatto consacrato quella che oggi ritiene essere la sua più dura avversaria.