Il bonus per i profughi ucraini è fermo: ecco le difficoltà di chi arriva in Italia dalla guerra

Non sono festività felici per i profughi ucraini in Italia. Molti sono senza lavoro e con pochissime disponibilità economiche.

Non sono festività felici per i profughi ucraini in Italia. Molti sono senza lavoro e con pochissime disponibilità economiche.

Profughi ucraini, il bonus della protezione Civile si è fermato al 30 settembre

Il bonus della protezione Civile si è fermato al 30 settembre. Da quel momento i profughi ucraini che sono arrivati in Italia non hanno possibilità di percepire il contributo di 300 euro per tre mesi – a cui si sommano 150 euro per ogni minore a carico. Di certo, una somma che non risolve tutti i problemi di chi fugge da una guerra, ma quantomeno, negli scorsi mesi, è riuscita a tamponare alcune carenze. Ne ha beneficiato – secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile ad agosto 2022 – il 60% dei circa 100mila richiedenti. I profughi ucraini in Italia erano, almeno fino alla scorsa estate, 160 mila. E molti di loro, come denuncia a true-news.it l’associazione milanese Ucraina Aps, non hanno ancora ricevuto parte del bonus di 900 euro previsto per i tre mesi.

Le testimonianze: “Una signora, con tre figli, ha percepito solo parte del contributo”

Ivanna Smetanyuk è presidente dell’associazione milanese Luts Iryna, lavora e vive in Italia dal 2019: “Una signora che è arrivata qui incinta, con due figli minorenni, ha partorito a Salerno. Per ogni mese di aiuto, ha dovuto scrivere al centro di contatti della Protezione Civile. Ma hanno dato il contributo solo a lei e alla figlia. Il bonus per gli altri figli non pervenuto”.

Ritardi ed errori burocratici: così molti non hanno ricevuto la terza rata del bonus

“Sono tanti – riporta Ivana – i profughi che non hanno ricevuto la terza rata del bonus”. Per ricevere il sostegno, ogni ucraino era tenuto a registrarsi sul sito della Protezione Civile con il codice fiscale ricevuto assieme al “permesso di soggiorno temporaneo. La macchina burocratica ha rallentato o bloccato numerose procedure. Lasciando famiglie a secco di denaro. “Chi è andato a ribellarsi – prosegue Ivanna – ha riscontrato che i funzionari della Questura spesso cadevano in errore nella compilazione dei dati. Basta sbagliare un numero della data di nascita o una lettera di nome o cognome e l’agenzia delle entrate non accetta la richiesta”. E così ritardi e bonus dispersi.C’è chi aspetta la terza rata, chi, invece, arrivato dai territori recentemente colpiti dalla Russia, non avrà accesso al sostegno.

“Impossibile aprire una partita Iva e lavorare dall’Italia”

Il bonus, certo, è un contentino. Chi arriva cerca lavoro. Mentre chi lo aveva in Ucraina e vuole continuare a svolgerlo in Italia, è impossibilitato a farlo. “Non possono aprire una partita Iva – spiega Ivanna – perché il permesso di soggiorno temporaneo non garantisce la residenza”. I dubbi sul presente e sul futuro immediato sono tanti. “Cosa farà il governo a proposito del permesso di soggiorno temporaneo?”, si chiede, con tono deluso, la rappresentante dell’associazione