Gli studenti: no agli accordi Unimi-Università israeliana nei territori occupati

La petizione degli studenti dell'Università di Milano contro gli accordi con Ariel, università israeliana nei territori occupati in Palestina

Non tutte le guerra suscitano reazioni uguali. I rappresentanti degli studenti dell’Università Statale di Milano hanno avviato una raccolta firme contro il recente accordo interuniversitario stipulato tra Unimi e l’Università israeliana di Ariel, che sorge nei territori palestinesi, occupati da Israele – insieme con la parte orientale di Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza – durante la guerra del 1967.

Nei giorni in cui l’attenzione di media e istituzioni è concentrata sulla guerra in Ucraina, gli studenti di Milano cercano di porre l’attenzione su un altro conflitto di lunghissimo corso: “Non abbiamo potuto evitare di notare con allarme che il nostro Ateneo – in particolare la Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari – ha stipulato un accordo di mobilità per studenti con tale Università, stabilita nell’omonimo insediamento illegale ubicato nel cuore della Cisgiordania”.

Proseguono gli studenti: “Tale accordo risulta non in conformità ai principi sottolineati dal Codice Etico e del Regolamento Generale dell’Ateneo“.

Segue un lungo elenco delle violazioni che le organizzazioni internazionali imputano a Israele nei confronti del territorio e della popolazione palestinese, a seguito del quale gli studenti esprimono “la massima preoccupazione rispetto alla decisione del nostro Ateneo di concludere accordi di scambio con tale istituzione”.

I firmatari ricordano come già nel 2012 il Consiglio dei Presidenti delle università israeliane, che rappresenta tutte le università di Israele, avesse presentato una petizione all’Alta Corte di Giustizia contro il riconoscimento dell’Ariel University Center come università a pieno titolo.

Un monito a cui si sono associati negli ultimi anni decine di istituzioni accademiche europee ed israeliane.

Nel 2018 numerosi accademici scrissero una lettera aperta al quotidiano britannico Guardian per motivare il loro rifiuto a partecipare a una conferenza scientifica in corso ad Ariel, intimando a non lasciare che “la scienza legittimi l’occupazione israeliana dei Territori Occupati”. Lo stesso hanno fatto lo scorso anno oltre 500 accademici europei ed israeliani in una lettera per esortare l’Unione europea ad interrompere la legittimazione ed il finanziamento dell’Università di Ariel.

Richieste cadute nel vuoto a Bruxelles, come a Roma. Nonostante l’appello del 2019 di alcuni docenti della Società Italiana di Studi sul Medio Oriente al ministro Bussetti – con una lettera in cui hanno chiesto ufficialmente la sospensione delle relazioni – i rapporti fra il Ministero dell’Istruzione italiano e l’Università – definita “coloniale” –  israeliana proseguono.

Qualche risultato queste campagne di sensibilizzazione l’hanno ottenuto: gli atenei di Firenze, Valencia e l’Istituto di Ricerca Tecnologica Antoine de Saint-Exupéry hanno recentemente rescisso accordi precedentemente in essere, proprio in seguito alle proteste dei propri studenti.

La petizione degli studenti si conclude ricordando come “questo prolungato silenzio da parte delle istituzioni è percepito con sempre maggiore gravità da parte della comunità studentesca, di cui riportiamo con la presente tutte le preoccupazioni e le perplessità” e soprattutto con una richiesta.
“Alla luce di quanto sopra chiediamo pertanto che il nostro Ateneo rescinda il rapporto in essere con l’Università di Ariel”. I rappresentanti degli studenti chiedono poi che l’Università “si astenga dalla conclusione di nuovi accordi e che rifiuti ogni forma di collaborazione con qualsivoglia ateneo situato negli insediamenti illegali ai sensi del diritto internazionale”.

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