Il dodicesimo giorno di guerra nel Golfo si caratterizza per una crescente attenzione internazionale allo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il 20% del petrolio mondiale, ora teatro di tensioni tra Iran e Stati Uniti. Secondo quanto riferito da fonti americane e internazionali, Teheran avrebbe iniziato a posizionare mine lungo la rotta marittima, rallentando drasticamente il traffico commerciale. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno ribadito che «avrebbero attaccato ogni petroliera di passaggio: lo Stretto, di fatto, è chiuso dall’inizio del conflitto».
Attacchi e operazioni militari
Nella mattinata di mercoledì 11 marzo, nuovi attacchi con missili e droni hanno interessato vari paesi del Golfo. Il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato di aver intercettando ordigni provenienti dall’Iran, mentre le difese saudite e kuwaitiane hanno abbattuto numerosi velivoli senza pilota e missili balistici. Secondo autorità di Dubai, il traffico aereo nello scalo, tra i più frequentati al mondo, continua a funzionare regolarmente nonostante due droni siano caduti nei pressi dell’aeroporto.
La risposta degli Stati Uniti
Sul fronte marittimo, le forze americane affermano di aver «attaccato e distrutto 16 imbarcazioni iraniane utilizzate per la posa di mine vicino allo Stretto di Hormuz». Il presidente Donald Trump, con una dichiarazione che cita direttamente la minaccia rappresentata dalle mine, ha affermato: «Se per qualsiasi motivo sono state posizionate delle mine e non vengono rimosse immediatamente, le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima». Trump ha poi aggiunto: «Stiamo usando la stessa tecnologia e gli stessi missili impiegati contro i trafficanti di droga per eliminare in maniera permanente qualsiasi imbarcazione che provi a minare lo Stretto» e che «nelle ultime ore abbiamo colpito e distrutto 10 posamine che non erano operative».
Parallelamente, un annuncio diffuso dal ministro dell’Energia degli Stati Uniti Chris Wright sui social — secondo cui la Marina Usa avrebbe scortato una petroliera attraverso lo Stretto di Hormuz — ha contribuito a far crollare il prezzo del petrolio. Tuttavia, la notizia è stata rapidamente smentita dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt: «Gli Stati Uniti non hanno scortato una petroliera», precisando che il traffico nello Stretto rimane fermo. Anche i Guardiani della rivoluzione iraniani hanno negato che navi da guerra statunitensi si siano avvicinate al Golfo Persico, dichiarando: «Nessuna delle navi da guerra statunitensi durante la guerra ha osato avvicinarsi al Mar di Oman, al Golfo Persico e allo Stretto di Hormuz».
Il blocco energetico
Il blocco nello Stretto di Hormuz — nonostante le dichiarazioni e le azioni militari annunciate — rimane, ad oggi, un elemento determinante per i mercati globali. Dopo la momentanea discesa del prezzo del greggio originata dalla falsa notizia sulla scorta americana, il prezzo del petrolio risulta comunque superiore del 15% rispetto all’inizio della guerra. Non è chiaro se tutte le mine siano già state posate: sembrerebbe che alcuni funzionari americani abbiano affermato che c’erano sono segnali di preparativi iraniani e per questo si sia deciso di intervenire preventivamente. L’epilogo della crisi resta incerto, aggravato anche dalla mancata apparizione pubblica del nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei, assente dalla scena per questioni legate, secondo alcune fonti, alla sicurezza e a ferite riportate durante gli attacchi.
