Home Politics Geopolitics Tregua USA-Iran: fragilità e accuse incrociate a 24 ore dall’annuncio

Tregua USA-Iran: fragilità e accuse incrociate a 24 ore dall’annuncio

Tregua USA-Iran: fragilità e accuse incrociate a 24 ore dall’annuncio

Trump: “Il Libano non è nell’accordo”. Lo scontro sull’estensione della tregua

La tregua tra Stati Uniti e Iran è già in bilico a meno di un giorno dall’annuncio: i nuovi raid israeliani in Libano, le divergenze sul programma nucleare e lo stallo nello Stretto di Hormuz mettono sotto pressione un cessate il fuoco di cui, secondo diverse fonti, non esiste ancora una versione condivisa. Il punto di frizione principale riguarda soprattutto l’estensione geografica e le condizioni operative dell’intesa. Per Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, gli attacchi in Libano costituiscono la “violazione della prima clausola nel piano in 10 punti” che Teheran ha proposto come “una base negoziale“. Ghalibaf sostiene che l’impegno per estendere la tregua in Libano sia stato menzionato esplicitamente dal premier pakistano Shehbaz Sharif, ma Donald Trump ha replicato seccamente: “Il Libano non è compreso nell’accordo”.

Il nodo dell’uranio e la crisi energetica nello Stretto di Hormuz

Restano distanti anche le posizioni sull’arricchimento dell’uranio: per la Casa Bianca questa rimane la “linea rossa“, mentre Ghalibaf stigmatizza la negazione del diritto dell’Iran a tale attività, previsto dal sesto punto del loro piano. Parallelamente, lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del commercio mondiale di petrolio, è tornato al centro della crisi energetica causando l’aumento dei prezzi dei carburanti anche in Italia. Trump ha subordinato lo stop delle ostilità alla “completa, immediata e sicura riapertura dello Stretto“, ma Teheran minaccia di distruggere le navi che tenteranno di forzare il blocco navale se gli attacchi non cesseranno. I Pasdaran hanno già comunicato un forte rallentamento del traffico e una petroliera, la AUROURA, avrebbe invertito la rotta di 180 gradi tornando nel Golfo Persico.

Incertezza su un accordo senza testo condiviso

Secondo vari osservatori, l’incertezza nasce dal fatto che non sarebbe stata formalizzata una versione comune dell’intesa: il cessate il fuoco esiste, ma contorni e condizioni restano sfumati. La portavoce Karoline Leavitt sostiene che gli iraniani abbiano inizialmente presentato punti inaccettabili per poi produrre una versione diversa, mentre Donald Trump denuncia la diffusione di documenti falsi da parte di persone estranee ai negoziati, precisando che esiste solo un gruppo di punti accettabili per gli Stati Uniti. Per Ghalibaf, la “sfiducia storica” verso gli USA nasce dalle ripetute violazioni degli impegni, rendendo a suo avviso “irragionevoli” nuovi colloqui diplomatici in questa situazione di incertezza. Finché non verrà chiarita la sicurezza marittima nello Stretto, la tregua rimane in una fase di stasi vigilata con il mercato petrolifero globale in allerta.