La collaborazione internazionale dietro l’EVA di Samantha Cristoforetti

L’EVA di Samantha Cristoforetti è frutto della collaborazione internazionale. Ne abbiamo parlato con Emilio Cozzi e Adrian Fartade

L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) per l’operazione Minerva, ha svolto per la prima volta un’attività extraveicolare (EVA, anche chiamata camminata o passeggiata spaziale) il 21 luglio 2022. Questa operazione è stata il frutto di una collaborazione internazionale duratura, che sostiene l’intero lavoro della ISS e a cui l’Italia collabora anche avendo da poco stanziato 2 miliardi di investimenti per lo Spazio, in accordo con ASI ed ESA.

Ne abbiamo parlato con Emilio Cozzi, giornalista e autore che si occupa di esplorazione spaziale; e con Adrian Fartade, divulgatore scientifico.

La prima EVA di Cristoforetti

Nonostante Cristoforetti avesse partecipato alla missione Futura nel 2014-15 e si fosse allenata a lungo per tale attività, i piani subirono una variazione prima della partenza impedendole di compiere l’EVA per cui si era preparata e che – per quanto suggestiva – è sempre finalizzata a migliorare il funzionamento dell’ISS.

Finalmente durante la missione Minerva ha potuto coronare la sua carriera con un’EVA che la rende anche la prima astronauta europea a svolgere tale incarico.

Cristoforetti e il collega Artemyev hanno quindi rilasciato dieci satelliti miniaturizzati CubeSat e installato sul modulo russo Nauka il Braccio Robotico Europeo. Il tutto è iniziato con circa 50 minuti di ritardo per via della pressurizzazione della camera di compensazione necessaria per uscire dall’ISS e per le difficoltà riscontrate nell’apertura del portello del modulo russo Poisk.

L’EVA si è conclusa dopo sette ore con grande successo per entrambi i cosmonauti.

Il ruolo dell’Italia nelle attività di studio ed esplorazione spaziale

Secondo Emilio Cozzi, giornalista e autore che si occupa di esplorazione spaziale, “l’Italia ha un peso significativo per ciò che riguarda le attività sulla ISS. Questo è possibile grazie ad alcuni accordi bilaterali con la NASA e per il ruolo del nostro Paese nell’Agenzia spaziale europea.

Visto che noi abbiamo realizzato anche delle parti significative della ISS (come la famosa cupola) abbiamo garantite alcune presenze fisse di nostri astronauti sulla Stazione. Non è un caso che negli ultimi anni il loro numero sia stato corposo”.

Adrian Fartade, divulgatore scientifico, aggiunge che “l’Italia occupa un ruolo di primo piano nell’esplorazione spaziale grazie ai tantissimi talenti che riesce a coltivare nelle università, alla partecipazione attiva nelle più grandi imprese scientifiche del momento sia in fisica delle particelle che radio-astronomia, che esplorazione robotica e umana del nostro e di altri mondi.

Ci sono numerose aziende, alcune delle più grandi in Europa e nel mondo, che si occupano di componenti fondamentali per missioni spaziali, mentre altre costruiscono proprio interi satelliti tra i più avanzati in circolazione. In Italia vengono costruiti da sensori ad infrarossi per missioni spaziali fino a moduli per le future stazioni spaziali, e persino componenti del programma Artemis che riporterà gli umani sulla Luna”.

Il coinvolgimento italiano nel futuro delle esplorazioni spaziali

“È difficile dire con esattezza quale sarà il ruolo dell’Italia nelle esplorazioni spaziali future” sostiene Cozzi. “Ciò che si può considerare è che l’industria spaziale e astronautica italiana è di primordine, anche dal punto di vista della manifattura. Inoltre siamo tra i sette Paesi capaci di sviluppare i lanciatori. L’ultimo di essi è Vega C, partito il 13 luglio 2022. Con queste premesse l’Italia ha un’ottima posizione. La speranza e la sfida è mantenerla tale nel corso del tempo”.

L’EVA di Cristoforetti avrà un impatto positivo per l’Italia?

“Ogni EVA è un evento importante perché è estremamente difficile farne e ottenerne una” ricorda Cozzi. “Cristoforetti vi ha preso parte grazie alla componente russa. L’ha infatti svolta dal segmento russo e con una tuta russa. È stata la prima astronauta europea a usare la tuta Orlan sulla ISS. Questa EVA è particolarmente importante perché dà anche un messaggio: nonostante la situazione geopolitica, almeno lì la Russia e i paesi dell’UE collaborano”.

Aggiunge Fartade: “L’EVA è stata svolta insieme ad un cosmonauta russo, sottolineando l’importanza di continuare della collaborazione internazionale per quanto riguarda la scienza, che ora più che mai può continuare ad essere una spinta per la pace e dialogo.

Infine, come prima donna europea ad aver fatto una camminata spaziale, sarà sicuramente anche di grande ispirazione per le future generazioni di ragazze che si avvicinano all’astronautica. La prima donna europea che metterà piede sulla Luna o su Marte potrebbe già essere la fuori”.

La collaborazione internazionale e il lavoro della ISS

“La collaborazione internazionale è stata il motore che ha generato la stessa ISS” sottolinea Cozzi “nata grazie alla cooperazione tecnologica di USA, Russia, Giappone, Canada e i Paesi membri dell’ESA (European Space Agency). Si chiama internazionale proprio perché è stata il culmine, il frutto di una collaborazione durata anni.

Oggi, visto ciò che sta accadendo in Ucraina, questa collaborazione è in crisi. Lo si vede per quanto riguarda diverse esplorazioni scientifiche. È il caso di ExoMars, la missione avrebbe consentito di portare il primo veicolo europeo sulla superficie di Marte e che è stata sospesa.

Space diplomacy e il ritiro della Russia

L’EVA a cui Cristoforetti ha preso parte dimostra che la collaborazione internazionale è possibile e che può sostenere una space diplomacy. Lo spazio è anche luogo in cui stringere e consolidare i rapporti internazionali”. Dopo l’annuncio di Yury Borisov, il direttore generale dell’Agenzia spaziale russa Roscosmos, del ritiro della Russia dall’ISS entro il 2024, il tema della collaborazione internazionale diventa ancora più caldo. Della decisione di Mosca mancano però la conferma da parte della NASA e maggiori informazioni su come si modificheranno le esplorazioni spaziali.