Politics Esame Avvocato: caos al software Ministero, le promesse infrante della Cartabia

Esame Avvocato: caos al software Ministero, le promesse infrante della Cartabia

Transizione digitale. Facile a dirsi (nel Recovery Plan). Meno a farsi. Così le migliaia di praticanti avvocati da tutta Italia che sognano di intraprendere la professione, e hanno già dovuto rimandare almeno una volta causa Covid, per ora si devono accontentare di un sistema digitale impazzito. È quello del Ministero della Giustizia per la prenotazione dell’Esame di Stato per l’esercizio della professione di avvocato. Da giorni a chi cerca di sapere quando è stata fissata la convocazione scopre attraverso la sua pagina personale che i dati anagrafici e fiscali sono sbagliati. A tutti infatti vengono inviate le credenziali di tre sole persone. Tali Francesco I. di Catanzaro, Valentina V. di Milano e Simona Anna C. di Palermo. Anche a chi abita o risiede a centinai di chilometri di distanza. Una gigantesca “fuga” di dati personali e sensibili.

Lo attendono da mesi l’Esame di Stato. In autunno – durante la seconda ondata pandemica – il Ministero di via Arenula guidato all’epoca da Alfonso Bonafede, gli Ordini professionali locali e le Corti d’Appello dei tribunali hanno fatto finta di niente per mesi. Fingendo in alcuni casi (come Milano) che fosse possibile convocare migliaia di praticanti alla Fiera per svolgere le prove scritte, tanto da suscitare alcune proteste di fronte ai tribunali e interrogazioni parlamentari. Quando si è finalmente capito che la situazione contagi non avrebbe permesso quel tipo di assembramenti per ore, la sessione 2020 è stata rinvita a data da destinarsi. Con i praticanti presso gli studi legali – spesso sottopagati per 18 mesi di lavoro – a ritrovarsi in un limbo: non essere ancora professionisti ma non poter nemmeno continuare con il praticantato.

L’arrivo di Marta Cartabia al Ministero nel governo Draghi ha dato – sembrava – una boccata di ossigeno. L’esame scritto? Si è deciso di sospenderlo e procedere con delle prove orali in sostituzione – come già avviene per altri ordini professionali – da tenersi presso una sala della Corte d’Appello d’appartenenza, cioè nella giurisdizione dove si risiede o dove si è svolta la maggior parte della pratica legale. Come? In collegamento da remoto con la commissione esaminatrice di un’altra Corte d’Appello e la presenza di un funzionario a fare da verbalizzatore. Sulla carta tutto chiaro. Ma poi l’amara sorpresa. Chi è di Roma viene convocato da Torino con credenziali sbagliate. Chi è di Milano viene convocato da Catanzaro nella sala dedicata a “Falcone e Borsellino”. “A Milano quella sala è l’aula magna – racconta un praticante meneghino – mi è parso strano che usassero l’aula principale per farvi accedere una persona alla volta. Ho controllato nei dati anagrafici e infatti non ero io ma una ragazza della Calabria”. Altri ancora non hanno sostenuto nemmeno una delle prove ma dalla loro anagrafica risulta come abbiano già superato brillantemente la seconda prova orale e conseguito l’abilitazione alla professione forense. Sui gruppi social dei praticanti c’è chi la prende con ironia e meme – forse rassegnato – scrivendo “è semplicemente diventato un sito di dating”. Altri invece fanno notare l’enorme falla nel sistema e le violazioni della privacy.

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Francesco Floris
Francesco Floris
Nato nel 1989, trentino, milanese d'adozione,. Giornalista freelance. Collaboratore di True-News, Fatto Quotidiano, Affaritaliani.it Milano, Linkiesta, Gli Stati Generali, Vice, Il Dubbio, Redattore sociale. Per segnalazioni scrivimi a francesco.floris@true-news.it o frafloris89@gmail.com

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