Così Elkann dimostra che Repubblica non conta più nulla

A tirare troppo la corda finisce che ci si spezza: e se ora lo avesse appreso anche John Elkann? A ben guardare il rifiuto dello Stato di nuovi sussidi a Stellantis mostra che, probabilmente, si è rotto il meccanismo con cui il patron di Exor sta muovendo la propria macchina imprenditoriale e di influenza nel sistema Paese. E in particolare l’assoluta assenza di presa di Repubblica nel panorama informativo italiano.

Elkann non tocca palla

Elkann viene a Roma, stringe la mano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fa una passerella al Mef di Giancarlo Giorgetti e…non ottiene ciò che vuole. Ovvero nuovi sussidi. Lo Stato sceglie: si paga la cassa integrazione agli operai di Mirafiori. Non si foraggia più il gruppo d’auto che ha preso le vie dell’America, della Francia, dell’Olanda. A seconda che si voglia parlare della meta finanziaria, operativa e fiscale del conglomerato Exor che ha gestito la fusione Fiat-Chrysler in Fca prima e quella Fca-Psa in Stellantis poi.

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Questo si unisce a un panorama mediatico in cui il declino del quotidiano Repubblica sotto la gestione di John Elkann spicca. Elkann ha comprato la testata progressista per eccellenza per coprirsi la ritirata, ricordava Carlo Calenda. Con malizia il leader di Azione potrebbe averci preso: il silenzio di Repubblica sui casi industriali di Stellantis in Italia non è servito a spingere nuovi aiuti o a condizionare la partita.

Un tempo gli Agnelli erano nel patto di sindacato del Corriere. Quando volevano aiuti di Stato per la Fiat minacciavano la cassa integrazione e subito ottenevano la grancassa del Corriere. Ma anche Repubblica andava a ruota, pur criticando gli Agnelli, rappresentando la posizione del Pci a difesa dei lavoratori. E così Agnelli otteneva gli auspicati aiuti di Stato facendo leva sullo spauracchio “rosso”. Ora Elkann sta tentando lo stesso giochino del nonno, l’Avvocato Gianni Agnelli. Ma il Corriere ha altre proprietà e la Stampa e Repubblica sono di fatto irrilevanti. Tra le testate famose sul piano italiano, solo Dagospia gli sta dando retta. E più per colpire il governo Meloni, di cui Elkann è di fatto un vero oppositore, che per autentico sostegno alla causa dell’apolide capitano d’industria italo-americano.

Repubblica non è influente

In sostanza, mancando mobilitazione dell’opinione pubblica, allo Stato conviene pagare la Cassa integrazione invece che concedere aiuti. Lasciando Elkann con un pugno di mosche. Tanto da fargli compiere l’irrituale gesto di appellarsi al presidente della Repubblica, facendo infuriare Meloni senza alcun esito pratico.

In quest’ottica Repubblica non tocca palla. Del resto, molti osservatori ritengono che Repubblica abbia tradito sé stessa dopo aver irato verso posizioni più moderate o addirittura conservatrici, abbandonando la sua tradizionale linea editoriale progressista. Ciò ha portato a un allontanamento di lettori fedeli e ha minato la credibilità del giornale come voce indipendente nel panorama giornalistico italiano. Questo cambiamento ha generato un ampio dibattito sull’industria dei media nel paese e sul ruolo della leadership nella direzione di un giornale di rilievo nazionale. Che sul caso Stellantis non riesce proprio a esprimere una voce favorevole al suo editore.