Elezioni membri Csm: la star Lotito in un Transatlantico strapieno

Elezione membri Csm: Camera piena come poche volte capita. Una giornata di pacche sulle spalle con il senatore Claudio Lotito

Perché potrebbe interessarti? L’elezione dei membri laici del Csm ha riempito la Camera come poche volte capita. Una giornata di pacche sulle spalle con il senatore Claudio Lotito accolto con grande calore in Transatlantico. Mentre il renziano Ernesto Carbone preparava il suo “ciaone” a chi ha provato a ostacolare l’elezione nel Consiglio superiore della magistratura.

Una grande caos per un passaggio scontato. L’elezione dei membri laici del Consiglio superiore della magistratura non ha portato molto pathos alla Camera. Ma ha avuto l’effetto di riempire il Transatlantico come per le grandi occasioni, visto che il Parlamento si è riunito in seduta comune. “Un Covid party”, ha ironizzato più di qualcuno, visti i capannelli che si sono formati, i calorosi abbracci e le vigorose strette di mani. Senza alcun igienizzante applicato successivamente. Chissà se davvero i contagi aumenteranno nelle prossime ore tra i frequentatori del Palazzo.

Elezioni membri Csm: Lotito la vera star

Di certo, la grande star della giornata ha assunto le fattezze di Claudio Lotito. Che pure a Montecitorio non è di casa, essendo stato eletto a Palazzo Madama sotto le insegne di Forza Italia. Forse proprio questo ha innescato la curiosità.

Il presidente della Lazio è stato accolto con calore. Ha parlato con tutti, ha dispensato saluto. Cercato da giornalisti e colleghi parlamentari, anche a costo di travolgere i presenti. La deputata azzurra, Rosaria Tassinari, ha sgomitato come pochi altri pur di salutare e conversare con Lotito, che ha ricambiato sorridente l’interesse nei suoi confronti. Lotito è stato l’uomo delle grandi occasioni, insomma.

Elezioni membri Csm: Covid Party della seduta comune

Ma il “Covid party” ha visto partecipare anche un altro senatore, Carlo Calenda, che si è materializzato attirando l’attenzione dei presenti. Il leader di Azione, però, è stato cauto nei movimenti, si è limitato ad attendere il proprio turno per votare e poi ha lasciato Montecitorio, senza mettersi troppo al centro della scena. I tempi lenti della “chiama” per consentire le operazioni di voto hanno tenuto vivo il Transatlantico per ore, come «nei giorni della rielezione di Sergio Mattarella», è stata una battuta circolata tra i parlamentari. Solo che all’epoca il Covid faceva pure e certe di discorsi ravvicinati erano decisamente più rari.

Elezioni membri Cs: volti nuovi e vecchi rientri

Ma il ritrovo delle ultime ore ha consentito anche ai singoli partiti di pensare ai loro “affari interni”, in particolare un partito: alcune parti del congresso del Pd si consumano ormai all’interno della Camera. Ancora meglio se arrivano i senatori, così è stato accolto con calore, l’ex ministro della Cultura, Dario Franceschini, che in questa legislatura ha salutato la sua “casa” di Montecitorio per passare a Palazzo Madama.

In questo clima l’attivissima Elly Schlein ha presenziato con costanza ai lavori per consolidare i rapporti con i vari esponenti della sua mozione. A differenza del competitor, Stefano Bonaccini, lei può agire all’interno delle istituzionali romane. Anche se il vero onnipresente è l’ex ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che presidia i corridoi per ore, indipendentemente dagli appuntamenti in agenda.

Elezioni al Csm: “ciaone” di Carbone

Tuttavia, tra una battuta e l’altra, ha preso quota il confronto su quella che era la ragione del Parlamento in seduta comune: la nomina dei membri laici del Csm. È scoppiato il caso legato a Ernesto Carbone, ex deputato renziano del Pd, il mister “ciaone” (come twittò dopo il fallimento del quorum sul referendum delle trivelle del 2016) che è fuori dal Palazzo dal 2018. Eppure gli eletti del Movimento 5 stelle sembravano aver dimenticato i trascorsi di Carbone: soltanto con le elezioni in corso hanno fatto sapere di non volerlo votare, suscitando più di qualche perplessità. Ma tanto i numeri c’erano e il fido amico di Matteo Renzi ha atteso con serenità lo spoglio delle schede. Alla fine ha portato a casa il risultato, 5 Stelle o meno, dedicandogli probabilmente un “ciaone” silenzioso. A tarda sera, la seduta s’è sciolta. Con un po’ di rimpianto per la vivace giornata che avrebbe lasciato spazio alla routine del Palazzo delle ore successive.