Ecco perché la crisi Ucraina spinge per la riconferma di Alverà in Snam

L'ad di Snam è l'uomo del Tap dove ora l'Europa vuole raddoppiare la portata e che ha fatto inserire la transizione energetica nello Statuto

La crisi Ucraina spinge la riconferma di Marco Alverà. La frase che ricorre in questi giorni riguarda l’amministratore delegato di Snam, che è riuscito in due imprese quasi impossibili, e che adesso viene dato stabilmente come “riconfermato” nel borsino dell’accoppiata Mario Draghi – Francesco Giavazzi (il vero kingmaker della struttura governativa e delle nomine).

Nomine, la crisi Ucraina tira la volata alla riconferma di Marco Alverà in Snam

La prima impresa è stata quella di riuscire a realizzare il Tap malgrado l’opposizione del Movimento 5 Stelle, pian piano portato sulla linea della ragionevolezza: oggi l’Europa vuol scommettere sul TAP tanto da raddoppiare la portata da 10 miliardi di metri cubi a 20 miliardi.

Marco Alverà, l’uomo del Tap (su cui Putin non ha potere)

Inoltre il gas del Tap non arriva dalla Russia ma dall’Azerbaijan: un motivo in più per investire, dato che si sottrae a Putin il potere di alzare i prezzi a suo piacimento con lo stoccaggio.

Il nuovo Statuto di Snam va a idrogeno

La seconda impresa impossibile di Alverà riguarda invece l’introduzione della mission “idrogeno” all’interno dello Statuto.

Alla fine del 2020 infatti il consiglio di amministrazione ha approvato di inserire in statuto il “corporate purpose”, ovvero “l’impegno della società a favorire la transizione energetica verso forme di utilizzo delle risorse e delle fonti di energia compatibili con la tutela dell’ambiente e la progressiva decarbonizzazione”.