Il sinodo tedesco, Maria 2.0: “L’isolamento è il vero scisma”

La assemblea sinodale tedesca si è conclusa con una spaccatura tra le Chiese tedesche e il Vaticano su temi di attualità e diritti umani

Perché questo articolo potrebbe interessarti? La quarta assemblea del Cammino sinodale tedesco si è conclusa in modo tutt’altro che sereno. Il sinodo si è chiuso con la bocciatura di parte dei documenti proposti; e mostra una spaccatura viva tra le Chiese tedesche e il Vaticano su temi di attualità e diritti umani.

Attrito su omosessualità e morale sessuale nel sinodo

Sono stati accolti i documenti legati al riconoscimento del ruolo della donna nella Chiesa e alla rivalutazione dell’omosessualità.

D’altra parte è stato respinto quello che prevedeva una revisione della morale sessuale, legittimando gli orientamenti non eterosessuali, riconoscendo l’identità di genere e ammettendo una differenza sostanziale fra la dottrina e la vita quotidiana dei membri laici della Chiesa.

L’area cattolica tedesca si sta infatti muovendo verso una maggiore apertura dell’istituzione ecclesiale verso le comunità marginalizzate. Tra gli obiettivi, insieme a una riforma e messa in discussione della struttura gerarchica, c’è l’apertura dell’ordinazione sacerdotale alle donne.

La tensione tra il Vaticano e le comunità tedesche non è quindi nuova. “Per tutelare la libertà del popolo di Dio e l’esercizio del ministero episcopale, pare necessario precisare che il ‘Cammino sinodale’ in Germania non ha facoltà di obbligare i Vescovi ed i fedeli ad assumere nuovi modi di governo e nuove impostazioni di dottrina e di morale”. È la dichiarazione giunta ancora a luglio dal Vaticano per attutire proprio le spinte provenienti dall’area tedesca, viste con grande ostilità e timore dalle componenti cattoliche più conservatrici.

Maria 2.0: “L’isolamento è il vero scisma”

Maria Mesrian, teologa e rappresentante del movimento tedesco Maria 2.0 che lotta per la parità di genere nella Chiesa cattolica, spiega infatti: “È un bene che le cause sistemiche degli abusi sessuali siano finalmente argomento di discussione. Questo non è un problema tedesco, ma dell’intera Chiesa cattolica romana.

Si nota quanto sia difficile per molti vescovi prendere seriamente argomenti come la morale sessuale; il celibato; la divisione di potere e autorità e la parità di genere ed essere aperti alle riforme di cui c’è estrema urgenza.

Ma si nota anche quanto seriamente i cattolici tedeschi si stiano confrontando con la lotta contro gli abusi e le discriminazioni.

Il Vaticano e il cosiddetto Magistero hanno perseguito per decenni un modus operandi antiquato e di chiusura rispetto la modernità. Come risultato, la Chiesa ha già perso molti fedeli e ha creato un sistema arbitrario che ferisce le persone. Questo isolamento è il vero scisma e si è radicato in modo chiaro durante i pontificati di papa Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Ciò che stiamo vedendo ora è il distacco tra chi vuole una chiesa che rispetti i diritti umani e chi si riferisce solo a ciò che viene chiamata la pura dottrina ed è ostile ai traguardi della modernità.

La chiesa ha bisogno di una riflessione aperta per fermare gli abusi e arrivare fortificata nel futuro. Se si mescola questa riflessione con l’autorità, perderà credibilità e rilevanza”.

Le preoccupazioni del Vaticano dopo il sinodo

“Non parlerei di spaccatura che, se realmente esistente, avrebbe portato probabilmente al tanto temuto “scisma”. Parlerei piuttosto di preoccupazione da parte del Vaticano che tale percorso sinodale, che già dal principio ha mostrato una forte connotazione ideologica, possa portare a strappi e passi in avanti in asincronia con quelli della Chiesa del mondo” precisa il vaticanista Salvatore Cernuzio.

“Personalmente non credo che il problema siano i temi al centro del processo tedesco (peraltro, a mio parere, di fondamentale importanza oggi) o le eventuali “aperture” che esso va perorando (che meriterebbero una seria e approfondita riflessione).

Di riforme su morale sessuale, sacerdozio femminile, celibato sacerdotale e via dicendo se ne parla da anni. Se n’è parlato nei Sinodi in Vaticano e ci sono anche vescovi e cardinali di Curia che sostengono tali posizioni.

Non credo neanche che il problema sia il fatto che la Chiesa tedesca abbia deciso nel 2019 di avviare individualmente questo processo; anzi, probabilmente il caso è stato fonte di ispirazione per il Papa per il percorso del Sinodo sulla sinodalità che deve partire “dal basso”.

Le preoccupazioni dopo il sinodo

A generare preoccupazione – è sempre una opinione personale – credo che siano le modalità con cui viene condotto questo percorso sinodale. Di una Chiesa particolare che delibera in modo vincolante su temi che riguardano la Chiesa universale e di una accelerazione in base ai propri interessi e le proprie esigenze su riforme che dovrebbe essere invece il Papa ad autorizzare dopo una discussione collegiale che coinvolga anche il popolo di Dio. L’eco che arriva a Roma è di una Chiesa che non è disposta a dialogare o ascoltare eventuali indicazioni, ma di camminare dritto verso i propri obiettivi.

I critici più accesi del percorso sinodale tedesco affermano che, alla base di tutta l’iniziativa ci siano interessi politici, cioè pressioni esterne di gruppi e lobbies, e soprattutto economici, cioè la paura di veder diminuire disastrosamente il numero di fedeli e, quindi, di persone disposte a pagare la Kirchensteuer, la tassa sulle religioni. Mi sembra una interpretazione faziosa onestamente… Rimane però il fatto che il Synodale Weg si è mostrato e si mostra tuttora divisivo, anche all’interno della stessa Chiesa in Germania. E che probabilmente ha dato adito a iniziative individuali nelle singole diocesi.

Voices of Faith: “Ai laici non manca né volontà, né capacità”

Qual è la volontà della Chiesa di aprirsi alle esigenze contemporanee dei fedeli? Zuzanna Flisowska, direttrice generale del progetto Voices of Faith che smuove e incoraggia l’attivismo nella Chiesa cattolica in Italia e all’estero, risponde: “Purtroppo la prontezza di cambiamenti nelle questioni individuate dalla via sinodale tedesca matura nella Chiesa gerarchica soltanto davanti alla pressione dell’opinione pubblica. È triste che per cominciare ad ascoltare le persone discriminate nella Chiesa e prendere sul serio la loro situazione e cura per la comunità ci voglia la scossa di numerosi casi di violenza sessuale venuti alla luce e il reale pericolo delle chiese vuote.

Durante la scorsa assemblea generale in modo particolare si è visto anche che la capacità dell’istituzione ecclesiale di aprirsi alle spinte contemporanee è in statu nascendi, dev’essere ancora costruita ed è un duro lavoro. La via sinodale tedesca è una strada che la Chiesa moderna non ha mai percorso. Proseguendo allora si costruiscono le regole, il linguaggio, i rapporti tra laici e vescovi, sperimentando come possono funzionare per facilitare quest’apertura.

Gli sforzi della Chiesa tedesca

Va detto però che la Chiesa tedesca questo sforzo lo fa con tenacia e costanza. I laici, molte persone consacrate e alcuni vescovi cercano di spronare questo enorme edificio che non è abituato a muoversi. La lezione fatta dalla Chiesa tedesca dovrebbe essere ascoltata con molta attenzione soprattutto da chi prepara le regole per sinodo globale in corso. E forse la cosa più importante: questa esperienza mostra che i laici sono la maggioranza della Chiesa; e che a loro non manca né volontà, né capacità. Vogliono cambiamenti e sono aperti ad accogliere le esperienze dell’uomo (e della donna!) di oggi”.