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Ecco la verità su Tatarella e sul clan Senese

Ecco la verità su Tatarella e sul clan Senese

E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com

C’è un tizio, Gioacchino Amico, che fa il collaboratore di giustizia. Parla con un suo amico, o sodale, o non so bene chi, che si chiama Francesco Berducci. Gioacchino Amico, che faceva parte del clan dei Senese, dice all’altro: “C’è un politico che sta rischiando tanto, è un mio caro amico sto qua… dobbiamo tirare fuori a Tatarella. Sai Tatarella quello di Forza Italia? Senatore suo padre. Milanesi”. Chi è il Tatarella a cui si riferisce? Pietro Tatarella. Consigliere comunale, ai tempi. Vicesegretario regionale degli azzurri, ai tempi. Che in qualità di vicesegretario era stato mandato al congresso costitutivo di Grande Nord per rappresentare il partito.

In quell’occasione – che peraltro è la stessa del selfie della Meloni – aveva incrociato Amico, che gli aveva stretto la mano. Fine. Nessun altro contatto. Passano gli anni, Tatarella finisce in carcere, poi assolto in primo grado, poi assolto in secondo grado. Finisce a lavorare, cosa che fa ancor oggi, nella falegnameria di suo padre, che evidentemente non fa il senatore come dice il pentito. Tuttavia questo colloquio viene registrato, e Tatarella viene ascritto alle persone che sono “asserite” (cioè, di cui si parla) come contatti dell’uomo del clan Gioacchino Amico.

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La notizia, figlia di una informativa non vagliata da nessuno, gira alla stampa. I giornali calabresi scrivono, e che cosa scrivono? “Tra i passaggi più delicati dell’inchiesta ci sono quelli che riguardano Pietro Tatarella, ex consigliere regionale di Forza Italia e indicato come presunto referente del clan Senese in Lombardia. In uno dei verbali resi dopo la decisione di collaborare, Tatarella ha raccontato di essere stato coordinatore a Canicattì, in Sicilia, per il Movimento Fare fondato dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi“. Ecco come funziona l’informazione. Tatarella, che non è figlio di un senatore ma di un falegname, già assolto due volte, gran promotore del sì al referendum, finisce sui giornali come “presunto referente del clan Senese in Lombardia“. E tutta un’altra serie di cretinate, non fosse altro che Tatarella non è mai stato interrogato e non ha mai deciso di collaborare perché non è mai stato neppure ascoltato in qualità di “presunto referente” dei clan. Così funziona l’informazione. Bene il no al referendum, gli italiani decidono. Ma anche no a queste porcherie, per cortesia.

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