E anche oggi la legge elettorale la cambiamo domani

Dietro la mossa, apparentemente suicida di Conte, potrebbe celarsi il tentativo di evitare la modifica della legge elettorale

Non è ancora dato sapere il motivo che ha portato al precipitare degli eventi. Conte e il Movimento 5 stelle hanno scelto la crisi, ma perchè? Tra gli arcana dietro questa scelta, potrebbe essercene uno meno misterioso; anzi, un sempreverde della politica italiana: la legge elettorale. Delle ragioni che possono aver indotto Conte a questa scelta, apparentemente suicida, potrebbe essercene una più papabile. Privare Draghi e le altre forze politiche del tempo necessario a organizzare il proprio futuro politico.

A otto mesi dalla conclusione naturale della legislatura, non sembra più esserci tempo e autorità politica per mettere mano alla legge elettorale vigente. Che tutte le forze politiche reputano frammentaria e poco funzionale, ma a cui dovranno ugualmente sottostare. Per colpa loro o per merito della mossa di Conte.

Legge elettorale: il “Rosatellum” in vigore dal 2017

Era il 3 novembre 2017 quando la legge Rosato (dal nome del deputato allora del Pd e oggi di Italia Viva) entrava in Gazzetta Ufficiale, andando a sostituire definitivamente i preesistenti “Italicum” e “Porcellum”, validi rispettivamente per la Camera il prima e per il Senato secondo e soggetti entrambi a pronunce di parziale incostituzionalità da parte della Consulta.

Che cosa prevede il cosiddetto “Rosatellum”? Un sistema misto in cui un terzo circa dei seggi delle due camere viene assegnato in collegi uninominali (con un sistema maggioritario); i restanti due terzi vengono conteggiati con il proporzionale e ripartiti quindi rispettando fedelmente le percentuali ottenute alle elezioni.

Si tratta della legge in virtù della quale è stato eletto il Parlamento attuale, uno dei più recalcitranti a trovare un accordo stabile di maggioranza, come dimostrano le giravolte che dal 2018 a oggi hanno portato alla formazione prima del Conte I, poi del Conte II e infine dell’attuale governo di larghissime intese ormai sfumate.

Le trattative per il Quirinale, sostanzialmente fallite data l’incapacità di trovare una quadra su un nome diverso dall’uscente Mattarella, rappresentano per i detrattori del Rosatellum la dimostrazione più plastica dei limiti di questa legge.

Legge elettorale da cambiare: sì, ma come?

Cambiarla, quindi? E come? Tra chi vorrebbe modificarla in senso proporzionale e chi vorrebbe renderla di fatto un maggioritario (quasi) puro, manca di fatto qualsiasi prospettiva di accordo.

Nel primo raggruppamento, quanto mai eterogeneo, rientrano forze con motivazioni e declinazioni diverse. Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva, Azione, +Europa e parte di Forza Italia. Fautori di un sistema proporzionale sono invece le due principali forze del centrodestra, Lega e Fratelli d’Italia, senz’altro favoriti da un sistema che per definizione premia i partiti grandi e/o particolarmente radicati in alcune aree del paese.

Nuova legge elettorale, il Parlamento non pare avere fretta

Per ora, comunque, le proposte concrete latitano: al di là del disegno di legge firmato dal senatore Pd Dario Parrini che prevede un proporzionale puro con soglia di sbarramento fissata al 5%, il Parlamento sembra temporeggiare in materia. Anche chi, come Salvini e Meloni, ha più volte espresso gradimento per un sistema in grado di garantire al tempo stesso governabilità e, grazie ai collegi uninominali, un “contatto diretto tra eletto ed elettore”, non ha comunque fatto seguire alle parole i fatti.

E gli strascichi della corsa al Colle, soprattutto nel centrodestra, non contribuiscono ad appianare le cose.

E alla fine, per evitare ulteriori fratture, a vincere nella grande partita della legge elettorale sarà proprio lo stallo.