Boom di contagi ma Xi Jinping apre tutto. L’italiano a Shanghai: “Non si sa quanti siano i positivi ma si parla tanto di vacanze”

L'aumento dei contagi in Cina spaventa l'intera Europa che teme un ritorno diffuso del virus. Le testimonianze di due italiani

Perchè questo articolo potrebbe interessarti? L’aumento dei contagi in Cina spaventa l’intera Europa che teme un ritorno diffuso del virus. Ma Xi Jinping è passato da una politica di zero tolleranza all’apertura totale. Anche dei confini. C’è da spaventarsi?

Dalla politica Zero Covid a un vero e proprio paradosso. “Ora i sintomatici, anche se con sintomi lievi, possono andare a lavoro”. Lo racconta a True-News.it un imprenditore italiano, gestore della pagina “Italiani in Cina”, territorio dove vive da 12 anni.  “Da quanto so dai contatti delle aziende per cui lavoro, e parlo di un migliaio di persone, non ci sono al  momento dei casi di terapia intensiva o ospedalizzazioni. Si tratta prevalentemente di una forma lieve che nei primi giorni presenta una fase acuta: febbre alta e mal di testa”.

Carlo Dragonetti: “Da quello che so io, il 90% delle persone che conosco, se non aveva già contratto il virus, è risultata positiva”

Carlo Dragonetti, 30enne, manager di un’azienda italiana in Cina, descrive uno scenario allarmante dal punto di vista sanitario ma in netto miglioramento: “Ci sono state centinaia di milioni di contagi nelle ultime settimane dalla riapertura con diecimila morti al giorno. Qui non si sa quante persone sono positive. Da quello che so io, il 90% delle persone che conosco, se non aveva già contratto il virus, è risultata positiva”.,

Carlo: “Il Governo ha investito nel tracciamento ma non nel rafforzamento del sistema sanitario”

Insomma, la Cina ha capovolto la sua visione di lotta al Covid. Continua Carlo, divenuto famoso in Italia per un video in cui, durante la proclamazione per la laurea, ironizza sui luoghi comuni della Cina: “La situazione sta tornando alla normalità, le cose sono cambiate negli ultimi venti giorni. Rispetto allo scorso anno, quando venivano chiusi interi condomini, per evitare contagi a macchia d’olio, le restrizioni sono saltate. Un intero edificio era andato a fuoco. Il governo lo aveva lasciato alla sua sorte. Da lì sono scattate proteste pacifiche.  La questione è simpatica: prima si protestava contro le restrizioni, ma il Governo sapeva che gli investimenti nel tracciamento non sono andati di pari passo con il rafforzamento del sistema sanitario. Da questo punto di vista, c’è malcontento. Ma siamo contenti che sia un paese dove può riprendere il turismo. Ci risentiamo parte  del mondo globalizzato”.

A Shanghai – ci dice Carlo al telefono – non si parla d’altro che di destinazioni di vacanze. Il Capodanno cinese si avvicina e la gente ha voglia di viaggiare. Lasciandosi alle spalle mascherine e giorni di quarantena. Nonostante l’aumento di contagi, c’è necessità di mandare la gente al lavoro per evitare un collasso sociale ed economico: “ Molti voli erano bloccati perché il personale di bordo era infettato, le metro sono ostacolate sempre per mancanza di personale”. La nuova strategia di Xi Jinping, che ha fatto decadere numerose restrizioni, è paradossale. I contagi aumentano: al 20 dicembre se ne contavano milioni ma il governo permette, anche a chi ha sintomi, di andare a lavoro. “Con la riapertura dei confini e la riduzione o cancellazione delle quarantene, previste per gennaio, stanno aumentato le prenotazioni per voli interni e esterni. Si assisterà, quindi, a un Capodanno cinese con una grande massa di spostamento di persone”, continua il gestore di “Italiani in Cina”.

Le contromosse dell’Italia e dell’Europa

L’Europa è spaventata. Negli scorsi giorni, circa metà dei passeggeri di un volo arrivato dalla Cina all’aeroporto di Milano Malpensa, è risultata positiva. Per fortuna, non si tratta di una nuova variante: resta in circolo Omicron. Ma per Carlo non basta: “Come al solito, non mi sembra che il sistema stia reagendo bene: l’unico aeroporto che effettua tamponi è a Malpensa. La cosa ridicola è che, quando si trova un sintomatico, al massimo riceve una pacca sulla spalla. Io credo che sia importante sequenziare il virus e scoprire nuove varianti ma serve una risposta dell’intera sistema come avviene in Cina. Ma se lo fa solo Malpensa ha poco senso”. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha disposto l’uso di tamponi per chi arriva dalla Cina, mascherine e isolamenti fiduciari”. E invia un richiamo all’Europa: “Le decisioni sui tamponi per chi arriva dalla Cina devono essere prese a livello Ue”. Non si è fatta attendere la reazione cinese che, sulle misure prese dagli “Stati Uniti e da altri Paesi”, dice: “siano basate sulla scienza e appropriate”. Il portavoce del ministro degli esteri cinese Wang Wenbin, ha infatti sottolineato, che serve “trattare i cittadini di tutti i paesi in modo equo”.

Le tappe delle misure di Xi Jinping: “Da Zero Covid al virus come categoria b”

Tutto ciò mentre il governo cinese, nella prima fase della pandemia, aveva attuato una strategia di dura e serrata lotta al Covid: una strategia ideologica, adoperata da Xi Jinping come risposta a chi critica la Cina sulla questione dei diritti umani. Per il governo, l’aver evitato un alto numero di morti e contagi significa massimo rispetto per i diritti della popolazione. Nel 2022, ad aprile, la situazione si ripresenta a Shangai. Dove va nuovamente in scena un lungo e contestato lockdown: molta gente si ritrova chiusa in casa, senza cibo, costretta a rinunciare alle minime libertà personali. Si chiude tutto, insomma, per paure che i casi e i decessi possano colpire duramente il territorio di Shangai. Ma le conseguenze, sul piano politico, economico e sociale, si fanno sentire. E pian piano montano le proteste che arrivano, nel novembre del 2022, a un punto decisivo. A  Urumqi, capoluogo della regione autonoma dello Xinjiang, 10 persone muoiono nei loro appartamenti in un incendio durante il lockdown. La tensione si sposta dalle fabbriche alle strade. Il Governo reprime e, allo stesso, tempo riapre. Tanto  da far cadere gradualmente tutte le restrizioni.

Il 26 dicembre il  Covid-19 viene declassato a  malattia infettiva di “categoria B”: niente più quarantena centralizzata per i contagiati, tracciamento dei contatti stretti, designazione di aree ad alto e basso rischio. Dall’8 gennaio via anche le restrizioni ai confini: stop alla quarantena centralizzata e ai tamponi all’ingresso.  La Cina torna a vivere ma la paura di una nuova diffusione del Covid resta.