Cardinal Parolin: “Il caso Zen non sconfessa l’accordo tra Cina e Santa Sede”

Il Segretario di Stato Vaticano commenta i possibili risvolti dei rapporti Cina-Chiesa dopo l'arresto del cardinale Zen a Hong Kong

“Non credo che l’arresto del cardinale Zen ad Hong Kong possa sconfessare l’accordo tra Santa Sede e Cina”. Queste le parole rilasciate a true-news.it dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, a margine del convegno “I sei Vogliamo. Il magistero di Giovanni Paolo I alla luce delle carte d’archivio”, che si è svolto venerdì 13 maggio alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Il caso Zen

Il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, 90 anni, era stato arrestato nella serata di mercoledì 11 maggio.

L’accusa è di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale imposta dal governo cinese nel giugno 2020. In quel periodo nel paese erano esplose le proteste pro-democrazia scoppiate un anno prima.

L’accusa mossa nei confronti del porporato è quella di “collusione con le forze straniere”, in relazione al suo lavoro di amministratore fiduciario del 612 Humanitarian Relief Found, il fondo nato il 15 giugno 2019 con lo scopo di sostenere i manifestanti nel pagamento delle spese legali e processuali.

Secondo quanto riportato dai media locali, l’indagine che ha visto coinvolto il cardinale è iniziata nel settembre 2021.

Un rapporto complesso

Il Segretario di Stato della Santa Sede ha espresso la propria vicinanza al porporato nativo di Shangai. E ha aggiunto che “è stato trattato bene ed è già stato liberato” – su cauzione. Come testimoniano anche le fotografie diffuse sui social media, che ritraggono Joseph Zen fuori dalla stazione di polizia di Wan Chai.

Il cardinale Pietro Parolin, a precisa domanda, ha detto che questo arresto “non può essere letto in una prospettiva di sconfessione dell’Accordo con la Cina”, ma è chiaro “che iniziative come queste possono complicare il già complesso e non semplice cammino di dialogo tra la Santa Sede e la Chiesa” del paese.

Accordo Chiesa-Cina

Il braccio destro di Papa Francesco fa riferimento all’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese riguardante la nomina dei Vescovi, entrato in vigore il 22 ottobre 2018 per due anni ad experimentum, salvo essere rinnovato alla data di scadenza per un ulteriore biennio.

L’intesa, ha detto il cardinale Parolin, “ha avuto un grande impatto sulla vita della Chiesa”. Anche se va ricordato che non ha nulla a che fare con le questioni politiche cinesi. E nemmeno con le relazioni diplomatiche con la Santa Sede, che non sono in previsione di essere intraprese.

Una scadenza vicina

L’Accordo, infatti, al momento della stipulazione, aveva come obiettivo quello di permettere ai fedeli cattolici di essere guidati da Vescovi in piena comunione con il Pontefice.

E che fossero allo stesso tempo riconosciuti dal governo della Repubblica Popolare Cinese. Mancano poco più di cinque mesi alla scadenza dell’Accordo (22 ottobre 20022), ma la Santa Sede – per bocca del suo Segretario di Stato – ha comunque lasciato aperte le porte al dialogo per un ulteriore rinnovo temporaneo o per la firma di una versione definitiva.