Cantieri e cose, la sinistra alla ricerca di una identità dal 1989

Dalla svolta della Bolognina in poi la sinistra italiana è alla continua costruzione di un "cantiere" e di "un nuovo soggetto politico"

Perché questo articolo potrebbe interessarti? Dopo la sconfitta alle elezioni del 25 settembre, la sinistra italiana è tornata a interrogarsi sul proprio futuro: un film che si ripete ininterrotto dal 1989 e sempre con la stessa trama e gli stessi titoli. Dalla “Cosa” al “Cantiere”  quello che ancora non trova è una propria identità.

Mettetevi – se vi riesce – nei panni di un vecchio iscritto al Pci che, fedele alla linea, ha compiuto ligio tutto il percorso, dalla Bolognina al Partito democratico, passando per il Pds prima e i Ds poi.

Chissà che effetto hanno potuto procurargli le parole di Rosy Bindi, secondo la quale “il Pd deve andare oltre se stesso per creare la sinistra”.

E’ vero che la ex ministra della Sanità dei Dem è stata presidente, ma si farebbe innanzitutto torto alla sua storia politica dimenticare la sua provenienza dalla Democrazia cristiana. Anche l’attuale segretario, Enrico Letta, che guiderà il partito fino al prossimo congresso, dove non si ricandiderà, ha mosso i primi passi nel movimento giovanile democristiano e dallo scudocrociato arrivava un altro ex segretario, Dario Franceschini.

A ogni sconfitta un nuovo cantiere

Ad ogni sconfitta, nel più grande partito di centrosinistra in Italia e a ruota in tutti i movimenti e partitini che si muovono alla sua ala sinistra, partono i soliti ritornelli: “serve un nuovo soggetto politico”, “costruiamo un laboratorio politico per una sinistra unitaria”, “lavoriamo a un cantiere per la sinistra”, fino ad evocare la madre di tutti i cambiamenti: la “Cosa”.

Termine che richiama un film horror di successo del 1982 e che fu usato da Achille Occhetto per indicare il nuovo soggetto politico che sarebbe dovuto nascere dopo la svolta della Bolognina nel 1989, e al quale non sapeva ancora dare neppure un nome.

Tanto da far pensare a un famoso spot che avrebbe avuto successo pochi anni dopo: la contessa che al suo autista diceva: “Ambrogio, la mia non è proprio fame, ma voglia di qualcosa di buono…”.

Quel qualcosa di buono che aveva in mente Occhetto, che mandava in soffitta il partito comunista con il maggior numero di iscritti in Europa (e che solo cinque anni prima, nel 1984, alle Europee aveva ottenuto oltre il 33% dei voti, sorpassando la Dc) non fu una svolta gradita a una novantina di delegati guidati al al congresso di Rimini nel 1991 da Armando Cossutta, che non si riconobbero nel percorso intrapreso dalla maggioranza occhettiana e si riunirono sotto le insegne del Movimento per la Rifondazione Comunista, dando vita a una nuova formazione politica.

Alla ricerca della “Cosa 2”

Intanto il Pci diventava Partito democratico della sinistra (Pds) e cominciava ufficialmente la mai terminata ricerca di una nuova “Cosa”. Alle politiche 199 il Pds raccoglie un magro 16,1%. Nel 1994 la «gioiosa macchina da guerra» (definizione di Occhetto per la coalizione i «Progressisti»), viene travolta dal fenomeno Berlusconi, appena sceso in campo.

Arriva due anni dopo l’Ulivo, con Prodi che sconfigge il fondatore di Forza Italia, ma il nuovo soggetto politico, come lo definirà anni dopo Micaela Bongi sul Manifesto, “è un condominio rissoso” più che una casa comune del centrosinistra italiano.

Massimo D’Alema, segretario del Pds si scontra sia con Prodi sia con la Cgil. Ma sarà proprio lui, “il deputato di Gallipoli” che nel 1998 lancerà la “Cosa 2” (ogni film delll’orrore che si rispetti, in fondo, merita sempre un sequel). “Baffino”, lancia un «cantiere» (rieccolo!) con socialisti e riformisti cristiani.

Arrivano i Democratici di sinistra

Il Pds si trasforma in Democratici di sinistra, D’Alema va a palazzo Chigi e Veltroni diventa segretario.

Alle politiche del 2001 torna l’Ulivo capitanato da Francesco Rutelli (Margherita). Vince Berlusconi. Forza Italia sfiora il 30%, i Ds crollano al 16,6%, e poco sotto si piazza la lista dei centristi.

Quando Veltroni diventa sindaco di Roma, al congresso di Pesaro i Ds eleggono segretario Piero Fassino. Al congresso del 2005 a Roma Fabio Mussi vuole che il partito si allarghi a sinistra. Cesare Salvi propone  una federazione con Prc, Comunisti italiani e Verdi.

Vince Fassino, sostenitore della federazione ulivista.

Nell’aprile 2007 i Ds celebrano il congresso di scioglimento. Veltroni lancia il «partito a vocazione maggioritaria», Mussi e i firmatari della sua mozione non lo seguono. A giugno, al Lingotto di Torino, il discorso del futuro segretario del «partito del nuovo millennio e della libertà, che sfiderà i conservatorismi di destra e di sinistra». Nasce il Pd, dal quale per gemmazione negli anni a seguire faranno il loro esordio sulla scena politica italiana Articolo 1-Mdp, Liberi e Uguali, Sel.

Sinistra frammentata in tutta Europa

Luciano M. Fasano e Paolo Natale, in Quaderni dell’osservatorio elettorale, hanno scritto nel giugno 2019:  “La frammentazione delle forze politiche di sinistra non è una caratteristica esclusiva del nostro paese. Anche in altre realtà, nel corso degli ultimi decenni, si sono riprodotte scissioni e divisioni fra partiti socialisti e socialdemocratici e partiti comunisti (com’è nell’esperienza della sinistra francese e di quella spagnola), oppure fra forze di ispirazione socialista e forze di sinistra radicale (com’è nella più recente esperienza tedesca).