Cruciani sui terroristi in Francia: “La dottrina Mitterrand è follia, ma la politica se ne frega”

Giuseppe Cruciani, autore di "Gli amici del terrorista. Chi protegge Cesare Battisti?" commenta la sentenza sui brigatisti in Francia

Si profila un braccio di ferro tra magistrature e politica a cavallo delle Alpi. In settimana La Corte d’Appello di Parigi ha deciso di negare l’estradizione richiesta dall’Italia per i 10 ex terroristi, arrestati nell’ambito dell’operazione “Ombre rosse” nell’aprile 2021. “Valutiamo il ricorso sul no all’estradizione”. Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron si è detto possibilista, mentre molti partiti italiani hanno espresso delusione in merito alla sentenza che lascia liberi gli ex brigatisti.

Giuseppe Cruciani, giornalista e conduttore radiofonico, nel 2010 ha scritto “Gli amici del terrorista. Chi protegge Cesare Battisti?“. L’autore del libro sulla vicenda dell’ex terrorista rosso, accolto per anni in Brasile e catturato nel 2019, commenta per true-news.it la sentenza d’oltralpe.

Cruciani, come commenta la vicenda dei terroristi italiani in Francia?
Il commento è abbastanza semplice. Fa purtroppo parte di un’usanza, di un approccio da parte dei tribunali francesi che sono sempre stati molto sospettosi nei confronti dei processi celebrati in Italia diversi anni fa.

Sembrava che questa volta potesse andare diversamente, invece purtroppo non è stato così. Per cui credo che, per l’ennesima volta, un tribunale di un paese democratico, come la Francia, rinnega decisioni prese dal tribunale di un altro paese democratico, l’Italia.

Da cosa nasce questo sospetto?
Nasce da un pregiudizio e dalla vecchia questione della dottrina Mitterrand. Cioè del fatto che una parte dei tribunali, della politica e anche una parte dell’establishment francese, crede che negli anni Settanta in Italia si siano celebrati dei processi ingiusti.

A loro dire, non c’erano le garanzie per gli imputati. Questo è non solo non è vero, ma è anche offensivo nei confronti della giustizia italiana, che in quegli anni ha dovuto fronteggiare – anche certamente con una legislazione dura – il terrorismo e bande armate.

C’è più politica nella magistratura italiana o in quella francese?
Ma io penso che a questo livello alcune le decisioni non possono che essere politiche. Siamo di fronte a dieci persone che hanno commesso crimini gravi.

Sono stati condannati in via definitiva da diversi anni e con sentenze passate in giudicato, in realtà poi mai contestate fino in fondo. Quindi, la decisione dei tribunali francesi di non estradare queste persone in un altro Paese – fratello, vicino, amico e dentro l’Unione europea – non può che essere una decisione politica.

E’ solo una decisione politica?
Potrebbe essere dettata da cose che non sappiamo. C’è sempre stato il sospetto che nessuno voglia in realtà in Italia queste persone, anche se non rappresentano più un pericolo.

E nemmeno una parte dell’establishment francese, perché potrebbero raccontare il modo in cui sono stati protetti in tutti questi anni in Francia. E nemmeno quello che resta della Prima Repubblica italiana.

C’è qualcuno, oltre a magistratura e politica, che è amico dei terroristi e che li ha voluti proteggere?
Magari c’è qualche timore che chi rientra in Italia, siccome non ha nulla da perdere e deve scontare magari 15 o 20 anni di galera a oltre settant’anni, possa in qualche modo vendicarsi.

Di chi l’ha voluto in carcere, rivelando cose scomode. C’era lo stesso sospetto su Battisti, anche se mi sembra che non abbia provocato sconquassi a livello di rivelazioni. C’è da notare una cosa curiosa.

Quale?
Che in realtà l’ultimo terrorista che è stato riportato in Italia fu riportato dal binomio, così bistrattato, Bolsonaro-Salvini. In un momento “magico”, senza Lula e con Salvini agli Interni, Bolsonaro riuscì a far uscire Battisti dal Brasile.

Con uno stratagemma lo condussero in Bolivia dove scatto un’operazione da parte delle nostre forze dell’ordine, in accordo con il governo della Bolivia. Paradossalmente, l’ultimo a portare a riportare indietro e un terrorista, peraltro condannato e poi reo confesso, è stato proprio Salvini.

Ci sono somiglianze nel caso Battisti con questo degli ex brigatisti in Francia?
Innanzitutto c’è un “collega” di Battisti all’epoca dei Pac, Proletari armati del comunismo. Luigi Bergamin fu l’ideatore dell’omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria di Udine, nel 1978. La differenza è che questi qua non sono scappati, sono rimasti tranquillamente in Francia. Per il resto, è la stessa storia. Battisti aveva solo più ergastoli sulle spalle.

L’Italia deve continuare a perseguire gli ex terroristi, come nel caso di Battisti?
Si parla sempre di “vendetta dello Stato”, che cerca queste persone in maniera continua da 40 anni. Ma se si arriva alla conclusione che basta trovare delle protezioni, è grave. Non siamo in Nicaragua, siamo in Francia, a 300 km: una follia. A un’ora di volo dall’Italia dei terroristi trovano protezione. Come si fa a pensare che i tribunali fossero pieni di aguzzini che sentivano in maniera ingiusta? La Francia è un paese che ha il nostro stesso ordinamento giuridico, dovrebbe riconoscere che sono sentenze passate in giudicato e consegnarci il giorno dopo questi che sono stati giudicati in Italia. E’ sconcertante che un Paese con un sistema giudiziario che dovrebbe riconoscere il nostro sistema come funzionante, democratico e civile, non ci consegni persone che sono state condannate per delitti gravi. Non stiamo parlando di furto in un supermercato, parliamo di omicidi.

Perché la Francia continua a negare l’estradizione?
Credo che ci sia stata una sedimentazione all’interno di una parte dell’establishment francese. Ci sono ancora le scorie della dottrina Mitterrand, una follia totale. Si alimentava del fatto che chi riparava in Francia per motivi politici, non poteva essere estradato in un altro Paese. Ma qua non ci sono motivi politici, manca il movente: parliamo di gente che si è macchiata di omicidi. Ma poi dissidenti da cosa? In Italia allora mica c’era Pinochet! C’era una democrazia, e questi combattevano contro la democrazia. Non erano rifugiati politici, ma sono stati accolti come tali. La dottrina Mitterrand è una malattia.

Che vita stanno conducendo in Francia gli ex terroristi: fanno anche loro i romanzieri come Battisti?
Alcuni sì, altri hanno fatto lavori anche più proletari. Leggo delle loro storie personali, che alcuni sono malati. Ma qui non si sta giudicando gli uni o gli altri, il loro diritto a vivere. Non li voglio paragonare ai gerarchi nazisti, ma anche Priebke era un nonno. Il fatto di essersi fatti un’altra vita o di essere anziani non può essere una discriminante.

Che cosa dovrebbe fare la politica italiana?
La politica italiana se ne frega, non le importa della sorte di questi qua. Anzi, probabilmente li considera un fastidio, quindi non farà nulla. L’unica che penso proverà a fare qualcosa è il ministro Cartabia. Essendo estranea al circuito della politica, la Guardasigilli potrebbe battersi per l’estradizione. Sicuramente Draghi e Macron qualcosa in più possono fare. Certamente il Presidente della Repubblica francese non ha esercitato tutto il suo potere per fare una qualche pressione.