Come saranno i talk della Rai? Senza ingerenze di agenti. In anteprima la proposta di risoluzione della Commissione Vigilanza Rai

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Le opinioni controverse e filo-russe di Orsini, la presenza nei talk di esperti di natura, che pontificano di guerra e politica e tutta una serie di dinamiche all’interno dei talk-show della Rai che privilegiano lo scontro, la spettacolarizzazione. Altro che serietà e obiettività del servizio pubblico. Così come era avvenuto con la pandemia, “la disinformazione sta prendendo piede in viale Mazzini“.
A dirlo è la proposta di risoluzione sulla presenza di commentari ed opinionisti all’interno della Rai S.p.A, la cui bozza True-News.it pubblica in anteprima.

Il no di Fratelli d’Italia e Cinque Stelle

Il documento, presentato dal presidente della Commissione Vigilanza Rai, senatore Alberto Barachini (Forza Italia), ha trovato sponda nei colleghi di PD, Italia Viva e Lega. Ma non nei rappresentanti di Fratelli d’Italia e Movimento Cinque Stelle. Daniela Santanchè, capogruppo del partito della Meloni in Vigilanza, ha parlato “di un’ingerenza della politica nella Rai e di una pericolosa deriva antidemocratica“.

Contrarissimi alla risoluzione i grillini: c’è da ipotizzare che vogliano difendere la presenza dei loro giornalisti preferiti, quelli del Fatto Quotidiano, all’interno dei talk ospitati da mamma Rai.

Cosa dice la risoluzione della Commisione di Vigilanza, “no all’infotainment”

In primis evidenzia che “il Servizio pubblico italiano, al pari di altre esperienze internazionali, è chiamato a marcare la propria differenza rispetto alle altre realtà e deve comportarsi con un senso di responsabilità di alto profilo soprattutto in questa fase, perché proprio in questa diversità, come più volte ribadito dalla Corte Costituzionale, risiede il presupposto della sua esistenza e del suo finanziamento da parte dei cittadini”.

Inoltre il “Servizio pubblico non deve indugiare nella mera rappresentazione teatrale e non mediata degli opposti e delle contraddizioni: la logica da infotainment e il formato del talk show non possono essere lo standard del dibattito nel servizio pubblico, tantomeno su argomenti particolarmente sensibili e drammatici come quelli relativi alla guerra”.

Selezione degli opinionisti: “Privilegiare persone di comprovata competenza e autorevolezza”

E qui si entra nel merito degli ospiti dei talk.

La selezione dei commentatori e degli opinionisti, così come i tempi e i modi con i quali intervengono nei programmi radiotelevisivi, diventa uno dei primi strumenti a disposizione del Servizio pubblico per una corretta rappresentazione della realtà”. Il documento auspica che nelle trasmissioni Rai parlino “persone di comprovata competenza e autorevolezza nella materia di cui si discute, garantendo opportuni e trasparenti criteri di accesso da parte della vasta comunità di esperti, nazionali ed esteri, ponendo al centro la verifica dei fatti ed il contrasto alla disinformazione, senza ingerenze da parte da agenti o procuratori”.

“Evitare ingerenze da parte di agenti o procuratori”

Il riferimento, non troppo velato, sembra essere – come già raccontato da True-News.it – all’agenzia del potentissimo Beppe Caschetto, che ha nella sua scuderia Giovanni Floris, Corrado Formigli, Lilli Gruber, Fabio Fazio, Lucia Annunziata, Massimo Gramellini, Roberto Saviano, Luca Telese. emiliano, un passato da dipendente della Regione Emilia Romagna e da sindacalista della Cgil, è il vero deus ex machina della tv italiana.

Ma anche Lucio Presta, che Renzi voleva candidato sindaco per Italia Viva a Cosenza e che ha rapporti privilegiat con Rai e Mediaset.

La risoluzione passa poi al setaccio i meccanismi di rotazione delle presenze, “al fine – si legge nel documento – di evitare una presenza eccessivamente prolungata, e dunque squilibrata (nel documento questa espressione è in maiuscolo, ndr), di un solo soggetto o di una sola posizione”. Obiettivo finale: “favorire la pluralità delle voci”.

“Politiche di moderazione dei contenuti e prevenzione delle fake-news”

La bozza della risoluzione invita anche a “a non favorire la provocazione contrapposta nella ricerca di posizioni sempre più estreme, incluse quelle che non sono supportate da fatti verificati. Il documento si premura poi di assicurare “politiche di moderazione dei commenti, nei propri siti web e nei propri account social legati alla trasmissione, “al fine di prevenire la proliferazione della disinformazione o di fenomeni di aggressione personale nei confronti delle persone intervenute in trasmissione”.
Infine un invito ai conduttori, mutuato dalla BBC, da sempre modello di riferimento internazionale di un servizio pubblico di qualità, a esercitare le pratiche di fact-checking e verifica delle news.

Il presidente della Commisione Vigilanza Rai, Barachini: “Nostra intenzione è migliorare offerta Rai”

Il Presidente della vigilanza – dichiara Barachini a True-News.it – presentando la bozza, dichiara “che non si tratta di un’iniziativa volta a interferire con la libertà editoriale delle trasmissioni o dei singoli professionisti che lavorano in Rai ma che altresì l’intenzione è quella di migliorare l’offerta informativa del servizio pubblico in un contesto internazionale così delicato

Queste le linee guida, ma a molti non piacciono. Ed è scontro in Commissione Vigilanza Rai.

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