Armi e femminicidio: un vuoto legislativo dietro la morte di Martina Scialdone

L'omicidio Scialdone ricorda che in Italia persistono un vuoto legislativo e la vicinanza di alcuni ambienti politici al mondo delle armi

Perché potrebbe interessarti? L’omicidio di Martina Scialdone a Roma è anche causa di un vuoto legislativo: una persona con difficoltà mentali può detenere legalmente armi. La politica è ancora ferma. “È una sconfitta”, dice Gabriella Neri, fondatrice all’associazione Ognivolta.

Un’altra tragedia legata al possesso di un’arma nelle mani sbagliate. La morte di Martina Scialdone, a Roma nel quartiere Appio-Tuscolano fuori dal locale “Brado”, era davvero evitabile, come viene ripetuto da più parti. E se sulla dinamica del femminicidio sarà la magistratura a fare chiarezza, resta una constatazione che è tutta legislativa, coinvolgendo inevitabilmente la politica: la mancanza di una norma che consenta di incrociare i database tra disturbi mentali e detenzione di porto d’armi.

La tragedia Scialdone e un vuoto legislativo sulle armi

L’avvocato di Costantino Bonaiuti, l’uomo che ha ucciso la 34enne, ha ammesso che il suo assistito fosse alle prese con problematiche serie a livello psichiatrico. “Le difficoltà psicologiche e psichiatriche del mio assistito sono certificate. Era seguito da un centro per una forma depressiva”, ha detto parlando per la prima volta con i media. Una patologia che però gli consentiva di poter andare liberamente al poligono a sparare, visto che secondo le notizie fornite aveva in casa quattro armi, regolarmente registrate.

E, in tal senso, nessuno ha responsabilità: è tutto normale, se così si può dire. Una storia che Gabriella Neri, fondatrice della onlus Ognivolta nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla diffusione di armi e fucili in Italia. Il marito di Neri, Luca Ceragioli, fu ucciso da un uomo, con problemi psichici acclarati, in possesso legale di una pistola. Con Ceragioli fu ucciso un suo collaboratori sul luogo di lavoro, Jan Hilmer.

Le richieste di chi si batte contro la proliferazione di armi

“Siamo ancora lontani da un sistema normativo che garantisca l’inammissibilità del possesso di un’arma a chi soffre di gravi disturbi psichici. La tragedia dell’omicidio di Martina Scialdone riassume tutte le falle di una legge che concede un porto d’armi ad uso sportivo con una durata di 5 anni senza la possibilità di inficiarne la validità nel momento in cui sopraggiungono gravi disturbi psichiatrici come nel caso dell’assassino della giovane”, dice Neri a Truenews.it.

È una sconfitta politica, sociale e umana – dice la fondatrice di Ognivolta – e necessita urgentemente di una presa di coscienza da parte dei nostri legislatori più volte interpellati da associazioni e reti per un maggiore controllo sulla circolazione delle armi legalmente detenute, responsabili della morte di troppe persone innocenti”.

Armi e problemi mentali: passi in Parlamento

In Parlamento qualcosa si era mosso nei mesi scorsi. “Nella scorsa legislatura in Senato fu approvato un mio ordine del giorno che impegnava il governo a creare un collegamento tra forze di polizia e strutture sanitarie al fine di sequestrare subito le armi da fuoco ai pazienti con disturbi mentali. Il tutto senza dover attendere gli anni che intercorrono tra un rinnovo e l’altro”, sottolinea l’ex senatore del Movimento 5 Stelle, Gianluca Ferrara.

La ragione è palese: “Chi inizia a soffrire di disturbi gravi e possiede un’arma deve essere individuato subito. E per farlo serve una banca dati. È un obiettivo indispensabile per evitare poi, anche un po’ ipocritamente, di scandalizzarsi quando avvengono tragedie come quella accaduta alla povera Martina Scialdone”. Nella scorsa legislatura i lavori, nonostante la disattenzione generale, sono andati avanti perché occorrono due decreti attuativi per istituire la banca dati condivisa. Di fatto esiste già una norma che fornisce la cornice: bisogna solo completare l’iter con il contenuto. La parola passa alla maggioranza. “Questo governo di destra prono ai produttori d’armi interverrà?“, chiede Ferrara, lanciando la sfida.

Destra a mano armata

Certo, il legame di alcuni partiti con la lobby delle armi è storico. Fratelli d’Italia e Lega sono sempre stati i punti di riferimento degli appassionati di pistole e fucili. Sono note le partecipazioni di Matteo Salvini, anche nelle vesti di allora ministro dell’Interno, alla fiera Hit show di Vicenza, l’evento clou del settore. “L’impegno”, afferma Luca Pastorino, deputato indipendente di centrosinistra, “è quello di arrivare a una legislazione più severa. Il Parlamento è chiamato a pronunciarsi anche su temi come questi che sembrano marginali, penso anche agli investimenti per potenziare i servizi di salute mentale. Un capitolo, e lo dico con l’esperienza di amministratore locale, oggi troppo trascurato”.

Da qui l’appello di Pastorino: “È difficile che l’attuale maggiora possa modificare le norme, ma auspico e sarebbe logica una collaborazione per evitare che persone con problemi psichici restino in possesso di una pistola. Per garantire gli altri – conclude il parlamentare – ma anche se stessi“.

L’ennesimo femminicidio

Un altro fronte è quello delle norme contro il femminicidio per mettere a punto una strategia più efficace. “Negli ultimi anni sono state rafforzare importanti norme per contrastare la violenza contro le donne. E altre – come il Codice rosso – sono state approvate con una larghissima maggioranza in Parlamento”, ricorda la deputata di Forza Italia, Matilde Siracusano. “Adesso occorre fare un approfondimento per analizzare quello che funziona; e ciò che invece può essere migliorato”, conclude il ragionamento. Di certo non è più accettabile la mattanza quotidiana di donne.