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Alitalia, da 75 anni un pozzo senza fondo: 13 mld bruciati. E non finisce qui…

Alitalia esce di scena a 75 anni dal primo volo. Ammonta a 13 mld il conto che lo Stato ha pagato dal 1974 ad oggi, ma non è solo questo…

Alitalia esce di scena dopo 75 anni di storia. Una storia fatta di buchi, salvataggi e miliardi in aiuti di stato buttati alle ortiche. Una società malgestita, costantemente in rosso che, con gli ultimi 3 miliardi stanziati lo scorso maggio nel decreto Rilancio per la costituzione della newco Ita, in 47 anni ha bruciato circa 13 miliardi di denaro pubblico. Per raggiungere questa cifra monstre vanno considerati due periodi: quello tra il 1974 e il 2014 e quello che va dal 2014 a oggi.

L’area ricerche e studi di piazzetta Cuccia ha stimato una spesa complessiva per lo Stato tra il 1974 e il 2007 – anno in cui la compagnia di bandiera è stata commissariata – pari a 5 miliardi e 397 milioni di euro tra aumenti di capitale per quasi 5 miliardi, contributi per 245 milioni, garanzie prestate per 8 milioni e altri contributi pubblici per 195 milioni. Nello stesso periodo Alitalia ha generato – tra negoziazioni, imposte e dividendi – introiti per lo Stato pari a circa 2 miliardi di euro, portando il saldo finale a -3,322 miliardi di euro.

Alitalia un pozzo senza fondo

Dal 2008 al 2014 Alitalia è diventata un pozzo senza fondo: in soli 7 anni la collettività ha elargito alla compagnia altri 4,1 miliardi di euro: nel 2008 un prestito di 300 milioni per impedire il fallimento, poi tra operazioni su titoli e interventi su stipendi e cassa integrazione altri 2,5 miliardi di euro, cui sommare 1,2 miliardi di passivo patrimoniale e 75 milioni versati da Poste Italiane a CAI. I generosi contributi dei governi che si sono succeduti – e che preferivano posticipare e non affrontare il problema – ammontano ad un totale di circa 7,4 miliardi di euro.

Il biennio 2015-2017 fu invece quello dell’entrata nell’azionariato degli arabi di Etihad che rilevò il 49% di Alitalia e che mantenne fino al maggio 2017, quando la compagnia di bandiera entrò in amministrazione straordinaria. Pochi giorni prima i dipendenti della società bocciarono con un referendum il pre-accordo per il salvataggio e la ricapitalizzazione da 2 miliardi, ma che prevedeva circa 1.000 esuberi. Etihad uscì di scena e il Governo – allora presieduto dall’attuale Commissario Europeo Paolo Gentiloni decise l’ulteriore prestito – mai restituito – da 900 milioni di euro. Dopo queste ulteriori elargizioni il conto per lo Stato Italiano ha raggiunto i 10 miliardi di euro, cui si aggiungono i tre miliardi del decreto Rilancio portando il saldo finale sale a 13 miliardi. Cifra raggiunta anche grazie ai 350 milioni di “indennizzi Covid-19”. Secondo queste stime Alitalia è costata ad ogni italiano la bellezza di circa 216 euro.

L’equivalente della costruzione di 90 ospedali

Ma quale è il costo opportunità di queste regalie? Cosa avrebbe potuto fare lo Stato con questa montagna di soldi? Con questa cifra avremmo potuto realizzare circa 90 ospedali da 500 posti letto, che, anche alla luce della Pandemia, abbiamo visto come sarebbero stati utili. Il calcolo – approssimativo – si basa sul costo di realizzazione di un medio ospedale da circa 500 posti letto, come per esempio quello di Garbagnate Milanese, cittadina di circa 27mila abitanti, a nord ovest di Milano, terminato nel 2015 e costato all’incirca 150 milioni di euro. Con 13 miliardi di euro si potrebbero comprare circa 840 milioni di dosi di vaccino Pfizer al prezzo di 15 euro.

Carlo Bonomi, attuale Presidente di Confindustria, nel 2020 dichiarava che “con i soldi che abbiamo pagato negli ultimi anni per Alitalia, compravamo cinque compagnie aeree: Air France, Klm, Lufthansa, Norwegian Air e Finnair”. Per non parlare delle opere strategice incompiute nel Paese…

Con Ita ci sarà davvero una svolta?

Con Ita si riuscirà a invertire finalmente la rotta? O si ripeteranno le scelte politiche scellerate e i diktat sindacali che hanno portato al fallimento della vendita ad Air France, al crack dei “capitani coraggiosi” e di Etihad e ai mancati accordi con Lufthansa, Delta e EasyJet. Lapidarie e significative le parole dell’Amministratore Delegato di Ryanair Michael O’Leary: “E’ tutta colpa dei sindacati che negli anni hanno spinto il governo italiano a mettere sempre più soldi sul tavolo per provare a salvare Alitalia“. Sarà la stessa cosa anche per MPS? Al momento le premesse ci sono tutte e gli italiani ringraziano.