Telemedicina sempre più utilizzata dai malati cronici. L’indagine

L'indagine di UniSalute e Nomisma rivela: telemedicina sempre più utilizzata ed apprezzata da chi deve convivere con una patologia cronica

Telemedicina sempre più utilizzata ed apprezzata da chi deve convivere con una patologia cronica. Soprattutto nelle fasi più dure della pandemia, quando accedere a cure e servizi sanitari si è rivelato per molti più difficile. E’ quanto rivela una indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute realizzata in collaborazione con Nomisma. Il 46% dei milanesi affetti da malattie croniche interpellati ha infatti aumentato i controlli durante la pandemia grazie alla telemedicina. Otto milanesi su dieci promuovono inoltre gli strumenti di telemonitoraggio.

Telemedicina, la ricerca nel dettaglio: le risposte dei milanesi

La ricerca – che ha interpellato i milanesi con una patologia cronica o che assistono un familiare che ne soffre – evidenzia innanzitutto come, nel periodo di maggior intensità della pandemia, proprio la telemedicina si sia rivelata un’alleata preziosa per mantenere alti i livelli di prevenzione: quasi metà dei malati cronici (46%) afferma infatti di averlo fatto proprio grazie a televisite e teleconsulti.

Non a caso, la telemedicina è il tipo di controllo che ha visto la maggior crescita, con il 33% del campione che dichiara di averne fatto un uso maggiore rispetto al passato, e tuttora un terzo degli intervistati la ritiene utile per la gestione delle patologie croniche.

Strumenti di telemonitoraggio promossi

Molto apprezzati secondo gli esiti dell’indagine anche gli strumenti di telemonitoraggio, ossia quell’insieme di soluzioni tecnologiche che permettono di monitorare da remoto lo stato di salute dei pazienti e l’andamento delle cure, ritenuti utili da ben l’81% dei milanesi che li utilizzano. La diffusione delle soluzioni di telemonitoraggio appare tuttavia ancora piuttosto limitata, anche se la maggioranza delle persone interpellate (53%) si dice interessata a utilizzarli o comunque a saperne di più.

Chi ha rinunciato ai controlli negli ultimi due anni lo ha fatto per gli effetti diretti della pandemia: la paura di contagiarsi (57%) e la non disponibilità della struttura per la visita (43%) sono stati infatti i motivi principali per rimandare una prestazione sanitaria.

Telemedicina: interesse cresciuto durante la pandemia

A far crescere l’interesse per le soluzioni di telemedicina è stata dunque soprattutto l’emergenza sanitaria degli ultimi due anni, che ha accelerato la digitalizzazione di tantissimi aspetti della nostra vita, compresi i servizi alla salute.

E con l’ulteriore spinta del PNRR, che dedica oltre 200 milioni di euro proprio al potenziamento della telemedicina e dell’assistenza domiciliare, la previsione è quella di un ulteriore significativo aumento della diffusione dei servizi sanitari a distanza. A beneficio anche di quel 39% di milanesi che, sempre secondo la ricerca UniSalute, oggi soffre di una patologia cronica.