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Salute mentale, Milano e il mondo: “Disuguaglianze globali. Italia? Serve integrazione personale-paziente”

Salute mentale? Serve "uno sforzo quotidiano verso l'integrazione dei professionisti". I prof Mauro Percudani e Antonio Vita a confronto

Uno “sforzo quotidiano” per dare “risposte alle persone che soffrono di salute mentale” ma soprattutto “per favorire la discussione fra esperti, stakeholder e istituzioni su come migliorare il quadro affinché i pazienti a Milano, in Lombardia e in Italia possano avere più risposte e trattamenti adeguati” perché “ce ne è bisogno per evitare che le persone rischino di contrarre malattie gravi e non curabili”. È Mauro Percudani, il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze dell’Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, a trovare una “morale” e una “direzione” nella Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre. Una giornata celebrata nel capoluogo lombardo con la tavola rotonda “La salute mentale oggi e domani: maggiori opportunità per tutti”, promossa dal Niguarda con il contributo non condizionante di Lundbeck Italia. Occasione per fare il bilancio di un anno e mezzo di pandemia, riflettere sulla nuova legge regionale di settore e lanciare un messaggio. Quello delle “inegualità nel mondo rispetto all’accesso ai servizi e ai trattamenti per le persone che ne soffrono” dice Percudani a True-News a margine dell’incontro fra esponenti delle istituzioni, clinici e aziende. Nel 2021 la World Mental Health Day 2021 è proprio questo il topic di confronto: le disuguaglianze globali a cui “Niguarda dedica eventi per la tutela salute mentale, compiendo ogni sforzo necessario ad offrire risposte”.

Ma anche nel mondo della salute vale il celebre slogan di chi, per esempio, si batte per il clima e l’ambiente: pensare globalmente, agire localmente. Per agire localmente la parola chiave è “integrazione” dice a True-News, Antonio Vita, ordinario di Psichiatria all’Università di Brescia e Direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’Asst Spedali Civili di Brescia. “Il termine integrazione è centrale – spiega Vita –. È un punto di arrivo nel nostro contesto, anche con il quadro legislativo attuale in mutazione, ma l’integrazione delle diverse discipline all’interno del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze per molti versi è già una realtà tanto da essere un modello per altri ambiti che stanno sviluppando la medicina territoriale usandola come stella polare”.

Una stella polare che, dice Vita, “si proietta nel futuro” in termini innovativi. “Non solo va garantito che la psichiatria, la neuropsichiatria dell’adolescenza e dell’infanzia, le dipendenze, la psicologia clinica e anche la disabilità siano fortemente integrate fra loro, ma va assicurata la stessa integrazione fra le figure professionali che operano a favore della tutela della salute mentale della persona. Non soltanto quelle formalmente costituite ma anche per esempio i familiari, le associazioni, il Terzo Settore”. E da ultimo un attore nuovo, troppo spesso sottovalutato: “L’utente stesso – chiude il Direttore Dipartimento degli Spedali Civili – che deve diventare un protagonista con un ruolo attivo in questa complessiva integrazione di figure che potremmo definire professionali o interessate, per costruire i migliori percorsi di cura”.