Quanto costerà il personale di Case e Ospedali di Comunità: serve un miliardo

Il dossier del Senato sulla Legge di Bilancio definisce i costi per far funzionare le nuove infrastrutture sanitarie previste dal Pnrr

Per ogni Casa di Comunità il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede già oggi un coordinatore, 7 infermieri (a cui ne vanno aggiunti altri 4 trovando le risorse), 5 figure di supporto (bisogna trovarne altre 3) e 104 ore all’anno di servizio di un Medico di Medicina Generale. In totale nel 2026 serviranno per le 2.450 Case di Comunità previste dal Recovery Plan italiano oltre 5.400 infermieri, 4.050 unità di personale di supporto e 4milioni 368mila ore di Medici di Medicina Generale.

Tutto questo a regime costerà 685,6 milioni di euro a partire dall’anno 2026.

Le cifre messe nero su bianco nel dossier del Senato

È il Servizio del Bilancio del Senato, nel suo corposo dossier di 433 pagine di analisi della Legge di Bilancio 2022 e della Relazione Tecnica allegata, a mettere nero su bianco alcune cifre e stime interessanti rispetto ai veri costi e il numero del personale che sarà necessario fra cinque anni per far funzionare le nuove infrastrutture sanitarie previste dal Pnrr italiano.

In sostantanza la Missione Sanità va incrociata contemporanemanete con gli standard aggiuntivi prevista dalla Riforma dell’Assistenza Territoriale. Il modello organizzativo descritto nella riforma prevede per i MMG che le risorse aggiuntive siano stimate peraltro nell’ambito del nuovo Accordo Collettivo Nazionale di categoria. Il numero complessivo degli interventi relativamente a Case della Comunità, hub e Centrali Operative Territoriali coincide invece con quello previsto e finanziato dal Pnrr stesso. Mentre per gli Ospedali di Comunità 400 strutture verranno realizzate nell’ambito del Piano ne serviranno altre 200 per raggiungere lo standard minimo previsto dalla riforma (1 Ospedale di Comunità ogni 100mila abitanti).

Il tetto di spesa fissato dalla Finanziaria

Il governo in Finanziaria e nel bilancio pluriennale di previsione ha infatti autorizzato la spesa massima di 90,9 milioni per l’anno 2022, 150,1 milioni per l’anno 2023, 328,3 milioni per il 2024, 591,5 milioni per l’anno 2025 e 1.015,3 milioni a partire dall’anno 2026 di risorse a carico del Servizio Sanitario Nazionale “al fine di assicurare l’implementazione degli standard organizzativi, quantitativi, qualitativi e tecnologici ulteriori rispetto a quelli previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per il potenziamento dell’assistenza territoriale”.

In particolare “con riferimento ai maggiori oneri per spesa di personale dipendente, da reclutare anche in deroga ai vincoli in materia di spesa di personale previsti dalla legislazione vigente”.

Servono risorse per gli standard aggiuntivi

Entro il 30 aprile 2022 il Ministero della Salute deve emanare un decreto “per la definizione di standard organizzativi, quantitativi, qualitativi, tecnologici e omogenei per l’assistenza territoriale” e in seguito mettere per iscritto, assieme al Mef, le “somme” necessarie a portare realmente a termine gli obiettivi, coerentemente con quelli della Missione 6 Salute del Pnrr.

Tradotto fuori dal gergo legislativo: ci sono standard aggiuntivi. E servono risorse.

Le stesse che per ora non hanno ancora trovato una totale copertura – scrivono i tecnici di Palazzo Madama – nelle fonti di finanziamento del DL 34/2020 (il Decreto Rilancio) e nemmeno nel “Fondo Next Generation EU”, come riportato nell’allegato al PNRR “Appendix 1 (s’intitola “Personnel cost and sustainability plan aimed at financing the activities – Strengthening health care and the territorial health network” relating to M6C1”, che è parte della documentazione inviata a Bruxelles fra aprile e maggio 2021).

In effetti la Riforma dell’Assistenza Territoriale prevede l’introduzione di standard e servizi che non sono oggetto di investimento del Recovery e “la realizzazione di ulteriori strutture per garantire il rispetto degli standard previsti nella Riforma stessa” come ad esempio degli ulteriori Ospedali di Comunità. E quindi anche il personale aggiuntivo rispetto a quanto stimato nell’Appendix 1 mandato in Europa.

Il costo medio del personale medico, tecnico ed amministrativo

Il Servizio Bilancio del Senato ha così realizzato una stima sulla base del documento oggetto di condivisione nell’ambito della Cabina di regia per il Patto per la salute 2019-2021 e del costo unitario medio del personale nell’anno 2019.

Un medico costa complessivamente 119.500 euro all’anno; un infermiere 49.100 euro; il personale sanitario con funzione riabilitative 44mila euro; il personale tecnico-sanitario 47.800; quello di ruolo tecnico 39.100 e infine il personale amministrativo 40.500.

Quanto inciderà il personale di Case di Comunità e Ospedali di Comunità?

Sulla base di queste rilevazioni andrà considerato l’impatto del personale sia dentro le Case di Comunità, gli Ospedali di Comunità, le Centrali Operative Territoriale previste dal Pnrr, ma per esempio anche delle infrastrutture che invece prenderanno forma grazie alla Riforma dell’Assistenza Territoriale. A cominciare dalle Unità di Continuità Assistenziale (Uca) che prevedono un medico e un infermiere ciascuna e un costo complessivo che raggiungerà i 101 milioni di euro nel 2026 per realizzare 600 ulteriori “squadre” dopo averne create altrettante dal 2023 e 400 invece nel 2022.

Le Centrali Operative Territoriali (Cot) necessitano invece di un coordinatore, 5 infermieri e due figure di supporto. Impatto finanziario stimato in 23,4 milioni all’anno. Mentre invece negli Ospedali di Comunità, sia previsti dal Pnrr che quelli aggiuntivi, servono in totale 20 figure professionale fra medici, infermieri, personale tecnico e altro personale per un totale di spesa fissato a 205 milioni di euro fra cinque anni.

Dalle varie distinte emerge come per il “personale convenzionato” (liberi professionisti, contratti di collaborazione etc) serviranno complessivamente 262 milioni di euro mentre il personale dipendente verrà remunerato al 2026 con complessivi 753 milioni.

Non solo il personale: risorse anche per attivare le nuove strutture

Gli economisti di Palazzo Madama tuttavia segnalano che la partita non finisce qui. Perché se è vero che la Relazione Tecnica alla Legge di Bilancio segnala “i soli oneri di personale” per “l’attivazione delle nuove strutture” , mancano i riferimenti “ad altri oneri di funzionamento e/o per le strutture, che giocoforza andranno copertura nell’ambito delle medesime risorse”. Significa che il costo stimato per ogni unità di personale se copre perfettamente la retribuzione e gli oneri (tfr, contributi, assicurazioni etc.) non tiene invece conto di qualunque costo aggiunto che esiste quando si fa un grande investimento in risorse umane dentro a un sistema complesso: da materiali, attrezzatura e dispositivi di cui quel personale deve disporre per poter lavorare, fino ai posti macchina, spazi per il cambio, il ristoro. Dettagli rispetto all’importanza delle misure di cui si discute ma che – a lavoro “compiuto” – andranno presi in considerazione.