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Payback, “industria penalizzata”. Nel 2021 sfondamento tetti a 2 miliardi di euro

Le aziende dovranno compartecipare alla spesa farmaceutica dello Stato per otre un miliardo. Liberatore: "Tetti troppo bassi"

La spesa per gli acquisti diretti al netto di payback, farmaci innovativi e dal 2019 i gas medicinali continua a crescere in Italia. Secondo i dati di recente pubblicazione elaborati da IQVIA, provider globale di dati, analisi, consulenza e tecnologie innovative in ambito sanitario e farmaceutico, dal 2018 a oggi questa voce è aumentata di quasi due miliardi di euro.

Payback e tetti di spesa: nel 2021 sforamento a 2 miliardi (nonostante i decreti Covid)

La fotografia del triennio mostra che le percentuali dei tetti di spesa (stabilite ogni anno per legge) sono aumentate: il tetto era del 6,89% nel 2018, si assesta al 6,69% nel 2019 e 2020, sarà al 7,65% nel 2021. Quest’anno il tetto di spesa per l’acquisto diretto di farmaci sia stato fissato a 9,2 miliardi di euro (era 7,7 nel 2018) grazie ai decreti firmati nel 2020 per far fronte alla pandemia da Covid-19 che hanno avuto l’effetto di aumentare il finanziamento complessivo della sanità italiana. Lo sfondamento del 2021 è di 2,1 miliardi di euro portando all’esborso totale – al netto del payback che le aziende dovranno restituire allo Stato con il complesso meccanismo più volte raccontato da True-News – a 11,4 miliardi di euro. “La pressante esigenza di garantire la sostenibilità economica del servizio sanitario nazionale ha portato all’attuazione di una serie di interventi che penalizzano l’industria farmaceutica in Italia” spiega Sergio Liberatore, amministratore delegato di IQVIA Italia, commentando i dati appena prodotti dalla società.

Payback, 6 anni di polemiche

Del resto lo strumento del payback è stato istituito nel 2015 e pur avendo subito qualche modifica nel tempo (l’ultima in Legge di Bilancio 2020) è da allora nell’occhio del ciclone per problemi di inapplicabilità in parte legati alla stessa contabilità, sia delle aziende che dello Stato. “Le aziende – spiega l’ad di IQVIA Italia – devono ripianare la metà del disavanzo per farmaci del Servizio Sanitario Nazionale. La restante parte è pagata dalle singole Regioni in base al loro superamento del budget assegnato”. La grande criticità (e ambiguità di fondo) del meccanismo? “È improprio fissare un tetto di spesa farmaceutica così basso quando si sa che verrà sfondato per oltre due miliardi di euro”. Come del resto dimostra anche la serie storia della misura negli ultimi tre anni.

Sergio Liberatore (ad IQVIA Italia): “Improprio fissare tetti di spesa così bassi”

A colpire però è proprio il dato 2021. “Nonostante l’aumento del tetto della spesa per acquisti diretti – afferma Liberatore – la spesa farmaceutica rimane sotto-finanziata” ed “è importante che questo tema torni a essere una priorità della politica” a maggior ragione “dopo questa crisi sanitaria quando ci sarà un bisogno ulteriore di farmaci innovativi”.

L’analisi di IQVIA su farmaci innovativi e farmaci oncologici innovativi

Va comunque ricordato come dai calcoli di IQVIA rimangono comunque escluse le spese per i farmaci innovativi e gli innovativi oncologici, che rientrano in due fondi separati da mezzo miliardo di euro ciascuno. Secondo la società di analisi e consulenza la spesa per queste due tipologie di prodotti sta avendo una dinamica diversa, se non opposta, a quanto avviene nella spesa farmaceutica per gli acquisti diretti: sui farmaci innovativi oncologici il 2021 sarà in linea con quanto stanziato dal fondo di riferimento (500 milioni di euro), o al massimo con un leggero sfondamento dei tetti di spesa. Mentre al contrario la spesa per i prodotti innovativi non oncologici sarà ampiamente ricompresa nel fondo apposito con circa 220 milioni, rispetto a uno stanziamento oggi più che doppio. L’altra voce a rimanere certamente all’interno dei tetti di spesa è la cosidetta “spesa convenzionata” (ricetta rossa). Secondo le stime di IQVIA non solo rimarrà all’interno dei tetti, ma mostrerà un avanzo intorno ai 500 milioni di euro.