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Il Terzo Settore? “Un ponte in pandemia”. Diabetici? “Terrore dal Covid ma passi in avanti su tecnologia e formazione”

Il terzo settore, "ponte" in pandemia tra ospedali e pazienti, deve essere valorizzato. Parla di Maria Luigia Mottes, Presidente A.D.P.Mi

Il lato oscuro della pandemia per i diabetici. Ma anche “l’innovazione”, il “cambio di passo” che la stessa ha comportato in alcuni settori della sanità italiana. Ha questa capacità di tenere insieme le due facce della stessa medaglia – dramma nel 2020 e slancio verso il futuro – Maria Luigia Mottes, Presidente dell’ Associazione Diabetici della Provincia di Milano (A.D.P.Mi).

È venuta a raccontarle il 28 maggio alla Fondazione Stelline, durante “Salute Direzione Nord – Turning Point” e il panel dedicato al ruolo del Terzo Settore in pandemia.

Terzo settore, il “ponte” tra pazienti e ospedali

Un Terzo Settore che è stato “ponte” e “assistenza” fra “pazienti, ospedali e medici di medicina generale” anche quando rinchiuso in casa, dice Mottes. Nel caso di A.D.P.Mi con i pazienti diabetici. Fra i più colpiti: il 30% delle morti avvenute nei reparti di rianimazione ha riguardato questa categoria di persone. “A Codogno si era rimasti senza insulina, anche per i bambini, senza siringhe e noi abbiamo reperito questi farmaci e presidi” racconta Mottes. Come del resto la donazione da “27mila euro in strumentazione all’Ospedale Sacco di Milano” con l’acquisto di respiratori direttamente dalla Germania. “Ne andiamo fieri ma è stato un periodo tremendo con i diabetici che in tanti si sono fatti prendere dal terrore”. I numeri confermano: a maggio 2020 i due terzi delle amputazioni al piede fatte l’anno precedente, nel 2019, erano già state effettuate. “Vuol dire che c’è stata una recrudescenza terribile delle complicazioni – chiosa Mottes – con una fragilità clinica e psicologica dal punto di vista dell’esistenza in vita”.Per non parlare – aggiunge – delle cardiopatie o degli oculisti: erano introvabili e quindi immaginate le complicanze su tutto ciò che riguardava retinopatie di persone che dovevano fare controlli, iniezioni intravitreali e che hanno subito delle grosse perdite”.

Il racconto della sofferenza di quei mesi è d’obbligo, anche solo come forma di testimonianza e quindi di Storia (con la S maiuscola). Ma poi c’è quello slancio di cui si parlava all’inizio. “Il periodo non è stato solo negativo” afferma la Presidente di A.D.P.Mi. La pandemia ha fatto sì che il Terzo Settore “fosse in contatto diretto con le istituzioni”. E ciò “che abbiamo portato a casa nella digitalizzazione dei piani terapeutici, delle procedure e degli attestati è stato un successo, che aspettavamo da anni”. Ora che “sono state semplificate le procedure burocratiche è importante non perderle e continuare migliorare su questo fronte”.

“Il volontariato deve essere valorizzato”

Come del resto sul ruolo nella società e nel sistema Salute del cosiddetto terzo pilastro: cooperative, associazioni, onlus, ong, imprese sociali. “Il volontariato deve essere valorizzato a cominciare dalla possibilità di interagire”. Bloccati al proprio domicilio, con le sedi chiuse e fuori dagli ospedali, la remotizzazione è stata l’unica soluzione. Per esempio sui corsi di formazione: “Il diabetico che utilizza microinfusori ha bisogno di formazione per poterli usare correttamente e avere il controllo metabolico” spiega Mottes. “Così abbiamo fatto una trasformazione della nostra associazione per tenere i corsi online e senza ombra di dubbio è stato un grande risultato perché oggi da tutta Italia ci chiedono di poter partecipare e proseguire con l’attività”.

Tecnologia, formazione, empatia: le tre parole d’ordine per migliorare la sanità

La morale? Che “se la pandemia ci ha insegnato qualcosa è che dobbiamo progredire nella digitalizzazione” e nella “formazione”. Ma non – come scontato – solo di medici e specialisti. Per Maria Luigia Mottes è altrettanto importante che ad essere formate siano le persone stesse “a cui questi servizi poi vanno dedicati e che ci si rivolgono”. Perché “la maggior parte dei diabetici è in età avanzata, sono soli”. E quindi se “l’improvement deve venire per forza dalla tecnologia” non va mai “dimenticato il lato umano” chiude. “Nelle persone di una certa età ha la sua influenza per quanto riguarda la guarigione o quantomeno il mantenimento in buona salute”. Parole d’ordine: tecnologia, formazione e empatia. Va cambiato il sistema: bisogna modificare la modalità di istruzione e formazione dei medici perché non siamo più nel tempo in cui un medico afferma e il paziente esegue”. Gli approccio psicologici e le innovazioni terapuetiche stanno cambiando anche il rapporto.