Il futuro di Aifa passa dalla lotta Magrini-Palù

Le ipotesi per la futura governance dell'Agenzia italiana del farmaco, oggi attraversata da lotte intestine figlie di dinamiche politiche

Il “missile” al ministro Roberto Speranza è arrivato a mezzo stampa. Un blog di Repubblica che lancia lì un titolo: “La lotta per il controllo di Aifa e il ministero che non interviene”. Il riferimento è allo scontro, nemmeno troppo sotterraneo, fra il Direttore generale e uomo-macchina dell’Agenzia, Nicola Magrini, e il Presidente Giorgio Palù.  I rumors romani parlano di sgarbi e contro sgarbi istituzionali fra i due, divisi dalle idee, la provenienza geografica e soprattutto quella politica.

In ciò che si è trasformato a tutti gli effetti in una lotta per il potere. Sullo sfondo l’ipotesi – anzi: le ipotesi – di riforma dell’agenzia che controlla il mercato farmaceutico della penisola.

Aifa, più correnti in attesa della riforma

Riavvolgiamo il nastro. Speranza non interviene. Anche perché in Italia è facile passare dall’accusa di “immobilismo” a quella di “tirannia” e “uomo solo al comando” quando si prova a fare qualcosa.

Gli esempi, anche recenti, sono tutti lì a dimostrarlo. Del resto Aifa è un ente autonomo. La sua conformazione interna – come avviene praticamente in ogni struttura pubblica – dà adito a correnti non sempre in accordo tra loro. Anche perché, proprio come anticipato da true-news, c’è in ballo una partita che riguarda la riforma della stessa Agenzia, al momento congelata e in attesa di sviluppi. Prima di analizzare le eventuali trasformazioni e conseguenze, è importante sintetizzare l’organigramma per capire l’entità della vera posta in gioco.

Il dualismo tra direttore generale e presidente del Cda

Al di là delle aree tecnico-scientifiche e dei vari uffici predisposti a molteplici funzioni, è fondamentale soffermarsi su due cariche: quella di Direttore generale e quella di Presidente del Consiglio di amministrazione. È quasi ormai diventata prassi che le Regioni propongano il nome del presidente del Cda, mentre il ministro della Salute metta sul tavolo quello del Dg in una sorta di “spartizione” generale di poteri.

Nicola Magrini è l’attuale direttore generale; proposto nel gennaio 2020 dal ministro della Salute, Roberto Speranza, la sua nomina ha ricevuto l’ok della Conferenza Stato-Regioni. Sotto la sua Direzione si trovano contemporaneamente strutture primarie come il Collegio dei revisori dei conti, l’Organismo indipendente di valutazione e a cascata i Reparti Relazione esterne, Legale, ICT, Affari internazionale, Ufficio Qualità delle Procedure, Ufficio Controllo di Gestione. Fino alle varie “Aree” che si occupano di pre-autorizzazione, vigilanza post marketing, strategia ed economia del farmaco, ispezioni e certificazioni oltre all’Area amministrativa e quella che in definitiva autorizza i medicinali.

Tanto potere in una figura, Magrini, che è storicamente sempre stato vicina al centrosinistra incluso quello più duro e puro in campo sanitario e farmaceutico. Giorgio Palù è invece il presidente del Cda ed è stato designato dal ministro della Salute, d’intesa con la medesima Conferenza Stato-Regioni.

Salute, un “modello Veneto” per Roma?

Nei fatti l’uomo inviato a Roma dal Veneto di Luca Zaia. Non il primo e non l’ultimo.

Perché tutte le strade porteranno anche a Roma ma è proprio il “modello Veneto” che ha dato i Natali anagrafici o scientifico-manageriali a molte delle figure chiave della sanità italiana nell’ultimo biennio, a prescindere dalle loro opinioni o linee politiche. Oltre a Palù ci sono anche il Dg di Agenas, Domenico Mantoan, come pure il virologo romano Andrea Crisanti che dopo esperienze internazionali, è atterrato nel 2019 all’Università di Padova con il ruolo di Professore Ordinario di microbiologia e per dirigere il Dipartimento di Microbiologia e Virologia .

Da lì ha coordinato e gestito l’equipe che ha studiato e combattuto il focolaio di Covid sviluppatosi nel piccolo paese della provincia, Vo’ Euganeo, mettendo a punto un sistema per potenziare le possibilità di tracciamento dei contagi, dando avvio alla produzione in forma autonoma di reagenti chimici fondamentali per riuscire a elaborare un numero massiccio di tamponi, prima di tornare allo “Spallanzani” di Roma senza troppi complimenti. Sempre dal Veneto hanno pescato tante Regioni d’Italia per le proprie riorganizzazioni post pandemia. A cominciare dalla Lombardia.

Aifa, la lotta intestina Magrini-Palù: da AstraZeneca i monoclonali

Da quanto emerso negli ultimi mesi, non sembra che Magrini e Palù condividano la medesima linea attuativa su quasi nulla: dal caso AstraZeneca al conflitto sugli anticorpi monoclonali. E più di qualcuno ha ipotizzato che le ragioni affondassero proprio nelle rispettive vicinanze politiche, con il direttore generale dato “in quota” Speranza (e quindi anche l’ala più di sinistra del governo Draghi), mentre il presidente del Cda è considerato vicino alla Lega. Il tutto in un’Agenzia che pur occupandosi di temi a largo spettro (esemplare il questo senso lo “scontro” con le aziende farmaceutiche sulla misura fiscale del payback), piaccia o meno, fa comunque capo al Ministero della Salute.

Una riforma per dare maggiore equilibrio: tempistiche incerte

Le tensioni tra i due fanno luce sui problemi di un’Agenzia regolatoria troppo spesso vittima, se non ostaggio, di dinamiche politiche e scelte governative. La riforma di Aifa potrebbe riorganizzare i poteri interni portando maggiore equilibrio. Ma come e quando si realizzerà? È difficile dirlo. In un primo momento si parlava di proporre una diversa modulazione delle Commissioni consultive dell’Agenzia (ovvero CPR e CTS), che potrebbero essere unificate in un unico organo (Commissione Scientifica ed Economica del Farmaco, o CSE) incaricato di valutare tanto gli aspetti scientifici di un farmaco quanto quelli economici e di rimborso. Il nuovo organo da 16 componenti più 3 di diritto con mandato di 5 anni rinnovabile una sola volta, avrebbe la funzione di valutare contemporaneamente e in maniera integrata gli aspetti scientifici di un farmaco e quelli economici per snellire gli iter valutativi sui nuovi prodotti, evitando i rimpalli fra le due Commissioni, e rendere più veloce il processo di accesso alle terapie. Al contrario di quanto accade oggi i componenti della Cse avrebbero un rapporto di lavoro esclusivo con Aifa per garantire maggiore autonomia e indipendenza nelle decisioni e verranno selezionati sulla base di un profilo curricolare che terrà conto di esperienze pregresse nel settore e pubblicazioni internazionali.

L’idea di Palù: un direttore scientifico e un direttore amministrativo

Palù starebbe invece spingendo per un’altra ipotesi ancora. Da questo punto di vista, si parla di attribuire le attività gestionali di Aifa a due Direttori Generali, entrambi nominati dal Ministero della Salute su indicazione del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia: uno con competenze prettamente scientifiche, l’altro in possesso di quelle amministrative.

L’ente, inoltre, si trasformerebbe (il condizionale è sempre d’obbligo, dato che parliamo di voci di corridoio) da regolatore farmaceutico a struttura capace di promuovere lo sviluppo scientifico e industriale e di creare anche un rapporto virtuoso con l’industria farmaceutica. Il nodo, a quanto pare, ruota attorno al ruolo del Direttore generale, nominato dal Ministero della Salute, dotato di poteri gestionali e di controllo e rappresentante legale della medesima Agenzia. Ecco perché il futuro del farmaco italiano passa inevitabilmente dalla lotta intestina in seno ad Aifa.