Golden Power, boom per il settore sanitario: 120 casi nel 2021

Il governo italiano ha utilizzato i “poteri speciali” sulle aziende della sanità in 120 occasioni nell'ultimo anno. Lo scrive l'intelligence

Centoventi (120) casi nel 2021. Ed è subito record. Fra le novità indotte dalla pandemia Covid una delle più originali. Il governo italiano nel 2021 ha utilizzato i “poteri speciali” della normativa cosiddetta “Golden Power” in 120 occasioni nel settore sanitario. Su un totale di 496 procedimenti, quasi un terzo. E a mettere il dato nero su bianco non è un centro studi che si occupa di mercati e finanza. Bensì la “Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza” al Parlamento del Dis, il Dipartimento che coordina le agenzie d’intelligence tricolori guidato da quella Elisabetta Belloni in lizza per la Presidenza della Repubblica fino a poche ore prima della riconferma di Sergio Mattarella.

L’attività informativa dell’intelligence per la lotta alla pandemia

È un dato che ha del clamoroso – come è interessante che se ne occupino gli 007 italiani – ma chiaramente giustificato dalle dinamiche dell’ultimo biennio: “L’attività informativa si è indirizzata, in primo luogo, alla tutela del settore medicale, a supporto dello sforzo condotto, a livello di Sistema Paese, nella lotta alla pandemia e nel contenimento dei suoi effetti” si legge nella Relazione pubblicata a fine febbraio 2022.

“In questo senso, l’azione intelligence si è dispiegata per intercettare dinamiche e fenomeni suscettibili, da un lato, di rallentare/ostacolare l’implementazione della campagna vaccinale e, dall’altro, di compromettere operatività e prospettive di crescita degli attori economici di settore impegnati nella ricerca e produzione di farmaci e presidi medicali. Ciò, in un’ottica volta a garantire al Paese, in campo medico, più ampi margini di autonomia sul piano sia della ricerca scientifica, sia della produzione industriale”.

Il governo si è interessato di 120 acquisizioni di aziende italiane operanti in campo sanitario

Sono state 120 occasioni in cui il governo si è quantomeno interessato – se non direttamente prescritto vincoli o condizioni – all’acquisizione di aziende italiane operanti in campo sanitario. Giusto per avere un metro di paragone: sempre nel 2021 l’esercizio del “golden power” sul settore “Difesa e sicurezza nazionale” è stato applicato 63 volte. Per le aziende “energetiche” 41, per quelle che si occupano del trattamento dati 38, 14 casi per la cybersicurezza.

Numeri chiaramente influenzati dalla dimensione e diffusione sul territorio delle aziende stesse ma che segnano anche una cesura rispetto al passato.

Golden Power, perimetri sempre più estesi

Introdotto dal governo Monti nel 2012 poi sviluppatosi in una serie di leggi e regolamenti sempre più complessi, la Golden Power concede al governo poteri di scrutinio, interdizione, indirizzo e orientamento nelle transazioni riguardanti acquisizioni straniere di aziende operanti in settori. Inizialmente la difesa e la sicurezza nazionale, nonché in attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, trasporti e telecomunicazioni.

Nel corso degli anni il perimetro ha però assunto dimensioni sempre crescenti andando a includere i semiconduttori, le tecnologie dual-use, banche e assicurazioni, sanità, biotech, intelligenza artificiale, idrico, robotica, media. Il trend non a caso è andato crescendo esponenzialmente: nel 2021 è stato registrata una crescita delle notifiche pervenute alla Presidenza del Consiglio: al 31 dicembre ne risultavano infatti 496 (di cui 458 istruttorie già concluse), a fronte delle 341 dell’intero 2020 con un incremento pari al 45% rispetto all’anno precedente.

In particolare l’aumento generale sembra dipendere dalle scelte legislative come il “prolungamento del regime transitorio” introdotto dal DL 23/2020. Che ha comportato l’estensione del controllo sugli acquisti di partecipazioni in società che detengono attivi di rilevanza strategica in vari settori, attraverso l’abbassamento delle soglie di rilevanza in caso di acquisto da parte di un soggetto esterno all’Unione europea. Con obbligo di notifica quando le operazioni comportano il superamento delle soglie del 10, 15, 20, 25 e 50 per cento se il valore dell’investimento è superiore a un milione di euro.

Mentre in precedenza era solo su operazioni che miravano al controllo della società e oggi questo è stato aggiornato anche all’acquisto di azioni o quote di controllo di società strategiche nazionali da parte di investitori esteri appartenenti alla stessa Unione europea.

Italia: pandemia e “geopolitica della protezione”

A voler tradurre questo trend, l’Italia sembra aver ritrovato in pandemia una maggiore attenzione alla cosidetta “geopolitica della protezione”, riscoprendo un antico dettame economico che contrariamente alla vulgata era caro al padre del pensiero economico liberale Adam Smith: non esiste prosperità senza sicurezza. Una lezione ben chiara a varie latitudini del mondo, dalla Cina agli Stati Uniti passando per la Francia. Dall’altra parte però anche un rischio e un pericolo per il sistema economico: l’allontanamento di investimenti esteri con la “scusa” dell’interesse nazionale bloccando in potenza la crescita delle aziende e paradossalmente di quelle più performanti o attraenti. Un equilibrio difficile. Dentro al quale, nell’ultimo biennio, ci è finito soprattutto il comparto sanitario e farmaceutico. Tanto da attirare l’attenzione dell’intelligence.