Live

Cure domiciliari, chi può erogarle? I dettagli dell’intesa Stato-Regioni

Il documento di Stato e Regioni per curare i pazienti a casa. Tutte novità: cartella clinica domiciliare e i requisiti per l'accreditamento

Cure domiciliari al via. Le Regioni e le provincie autonome di Trento e Bolzano hanno 12 mesi di tempo per attivare autorizzazioni e sistema di accreditamento delle organizzazioni pubbliche e private per
l’erogazione di cure domiciliari.

Cure domiciliari, l’Intesa Stato-Regioni

Lo ha stabilito l’intesa Stato-Regioni siglata ad agosto. Fino ad oggi non esisteva un regime di accreditamento per le cure domiciliari esclusi singoli casi “emergenziali” (come avvenuto in questi mesi) o l’esempio della Regione Piemonte che è stata la prima a dare il via libera alle terapie domiciliari anche grazie a piccole realtà come comitati, associazioni, cooperative, che pure hanno evitato l’aggravarsi della malattia per migliaia di persone. Ora arriva il riconoscimento nazionale con un protocollo di cura condiviso e usato che negli ultimi mesi di pandemia ha reso possibile prendere in carico e guarire precocemente e gratuitamente migliaia di postivi, a casa.

Speranza: “ecco la sanità del domani”

“Si compie un passo fondamentale per costruire la sanità di domani” ha detto il Ministro della Salute, Roberto Speranza, focalizzando l’attenzione dell’Intesa Stato-Regioni sul Pnrr che prevede investimenti per 4 miliardi di euro sul capitolo, per portare l’assistenza pubblica in casa di pazienti.

Cure domiciliari, 12 mesi per adeguarsi

Il nuovo sistema di autorizzazione e accreditamento approvato fissa i requisiti “elevati ed omogenei”. Regioni e Provincie Autonome entro agosto 2022 dovranno provvedere ad attivare il sistema in funzione del fabbisogno stimato secondo le funzioni di assistenza individuate in sede di programmazione sanitaria per garantire i livelli essenziali di assistenza (Lea). Chi invece ha già adottato un proprio sistema di autorizzazione e di accreditamento delle organizzazioni pubbliche e private per l’erogazione di cure domiciliari dovrà adeguare il sistema sempre entro 12 mesi.

L’intesa, i dettagli

Stando la documento pubblicato saranno le Regioni ad avere in mano la governance dei percorsi di cura domiciliari: sotto l’egida di governatori, assessorati, Direzioni generali Welfare passeranno la programmazione e la definizione del fabbisogno, il rilascio dei provvedimenti autorizzativi di accreditamento e la stipula dei contratti attraverso le Aziende Sanitarie Locali. Inoltre il sistema di vigilanza e controllo che prevede l’accertamento del possesso di requisiti strutturali, tecnologici, organizzativi e,  successivamente, il monitoraggio dei percorsi assistenziali attivati, la conservazione delle documentazione clinica.

Chi può erogare le cure domiciliari?

Gli allegati all’accordo dettagliano in maniera molto specifica chi e come può erogare cure domiciliari sul territorio. Fra i requisiti strutturali principali spiccano: la presenza di una sede aperta anche al pubblico per l’organizzazione dei servizi, nel rispetto di criteri di prossimità, dove gestire le richieste con un front office e conservare la documentazione sanitaria. I requisiti tecnologici prevedono la disponibilità di mezzi di trasporti idonei, manutenuti e controllati per garantire la mobilitò degli operatori sanitari; una dotazione minima di apparecchiature a norma che comprende stetoscopi, sfigmomanometri, glucometri, saturimetri e aspiratori come anche contenitori per il trasporto di campioni biologici e le dotazioni per lo smaltimento dei rifiuti speciali prodotti dall’attività. Sono dettagliati le necessità e le dotazioni minime di risorse umane e figure professionali (medici, infermieri, oss, professioni della riabilitazione) necessarie per fra fronte alle necessità del Piano Assistenziale Individuale siglato col paziente ma anche delle figure quadro, organizzative e dirigenziali necessari a una corretta gestione della “filiera” e quindi acquisizione, stoccaggio, distribuzione, utilizzo e manutenzione. A tutte le figure professionali deve essere garantita formazione e condizioni normative e retributive non inferiori a quelle dei Contratti Collettivi Nazionali di riferimento.

Il Fascicolo Sanitario Domiciliare

Nella gestione delle attività ordinarie l’erogatore di cure domiciliari deve essere in grado di garantire l’attività amministrativa e quella sanitaria di primo livello 5 giorni su 7, mentre 7 su 7 è il requisito per cure di secondo e terzo livello oltre a protocolli per la gestione di eventuali emergenze. Attenzione all’attività di reportistica post attivazione dei percorsi terapeutici. Obbligatori sono piani per la gestione del rischio e che per ogni persona sia utilizzato un fascicolo sanitario domiciliare, possibilmente informatizzato, che contenga informazioni su: dati personale, caregiver, data inizio cure, operatori di riferimento, diagnosi, elementi di rischio (allergie, caduta etc), piano di trattamento e strumenti di valutazione, consenso informato, eventuali ausili, verifiche e risultati raggiunti. Come anche il monitoraggio delle eventuale giacenze di magazzino rispetto a farmaci (scadenza, autorizzazioni, ricette), presidi medico-chirurgici e dispositivi e prodotti nutrizionali.