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Big Data, codici e IA. Così ci cureremo in futuro?

Big Data per un nuovo modello di governance nel servizio sanitario nazionale. Le intelligenze artificiali per una nuova sanità predittiva e preventiva. Ecco l'accordo fra Ministero della Salute e Cineca

di Francesco Floris

Big Data per la ricerca scientifica; l’Intelligenza Artificiale per una nuova sanità. Preventiva, predittiva e di continuità assistenziale. L’ultima frontiera in Italia delle applicazioni tecnologiche al mondo sanitario affonda le radici in un documento del dicembre 2020. L’accordo siglato dal Ministero della Salute con Cineca – il Consorzio universitario italiano basato a Bologna a cui aderiscono 69 atenei, 8 enti di ricerca, due policlinici, Miur e Anvur – punta proprio sui sistemi tecnologici avanzati da applicare al Servizio sanitario nazionale. È solo lo step iniziale di un lungo processo. Ma a livello di tempistica è importante segnalare che se ne parlava già a febbraio 2020, pochi giorni prima del “paziente uno” e di Codogno, con l’incontro tenutosi nel capoluogo emiliano sui temi dell’Artificial Intelligence e dei Big Data in Sanità, alla presenza del Sottosegretario di Stato alla Salute, On. Sandra Zampa, del Consulente del Ministro della Salute, Armando Cirillo e del Direttore Generale di Cineca, David Vannozzi. Ora la pandemia dà un’accelerata e rende necessarie trasformazioni e slanci verso il futuro. L’accordo prevede una serie di punti. A cominciare dallo sviluppo di sistemi in grado di integrare tutti i dati del cittadino con modelli di interoperabilità tra territorio (fascicolo sanitario, immagini, dati dei social network) e presidi di ricovero e cura, allo scopo di superare la classica visione dei dati “a silos” per avvalersi di sistemi di analisi in grado di evidenziare le popolazioni target e capaci di valutare nel mondo reale l’impatto delle strategie d’intervento sanitario. I Big Data applicati in sanità permettono anche di sviluppare nuovi modelli di governance. Incrociare dati clinici e amministrativi dematerializzati, sentimentali e comportamentali, pur con le dovute accortezze (e sfide legislative) rispetto la normativa giuridica del dato e alla privacy, l’idea è quella di una gestione integrata del paziente cronico nel Ssn: per indirizzare le terapie, migliorare l’appropriatezza, incrementare la qualità delle cure.