Web3: cos’è, come funziona e come investire nella nuova era di Internet

Che cos'è il web3, la "terza generazione" di Internet? Cosa cambia? Vediamo come funziona e come investire in questa rivoluzione

Nel 2022 si stanno sempre più diffondendo tre parole legate a Internet che segnano una nuova rivoluzione digitale: oltre a metaverso (Cos’è, come si entra e come sarà nel 2022) e NFT (Cosa sono? Esempi e novità 2022), anche Web3. Cos’è? Come funziona e come investire nella nuova era della Rete?

Web3: cos’è

Il web3, per dirlo con Wikipedia, è “un’idea per una nuova iterazione del world wide web basata sulla tecnologia blockchain, che incorpora concetti come decentralizzazione ed economia basata sui token”.

Per cercare di tradurlo più concretamente, nel web3 la pubblicazione di un sito web o di un’identità digitale avverrà all’interno di un blocco situato dentro una blockchain, che sarà ospitata dentro milioni di “wallet”, dove sarà impossibile cancellare, oscurare e falsificare informazioni. In questo senso la terza generazione del web promette di rivoluzionare completamente il concetto di libertà d’espressione in Internet, togliendo alle big tech del web 2.0 la possibilità di controllarlo.

Web3: storia

Per capire come si arriva al web3, bisogna però fare un passo indietro e ripercorrere la storia della Rete. Tra gli Anni Novanta e l’inizio degli Anni Duemila è nato il web1, di tipo statico, composto da protocolli aperti, dove l’unico parametro erano le visualizzazioni. I siti web – in generale creati da aziende, testate giornalistiche oppure singoli utenti, pionieri digitali – si potevano solo leggere. Non c’era possibilità di interazione né di condivisione (salvo inviare i link via mail).

Venne poi la seconda era di internet, quella del web2, che conosciamo tuttora e che abbraccia quindi un periodo che va dai primi Anni Duemila a oggi: in questo web che tutti usiamo, è possibile leggere, scrivere e relazionarsi con altri attraverso piattaforme terze. Un’epoca meglio conosciuta come “web 2.0”, espressione linguistica creata da Tim O’Reilly, editore irlandese naturalizzato statunitense, fondatore della O’Reilly Media e un sostenitore del software libero e dei movimenti open source.

L’espressione massima di questa fase è Wikipedia, enciclopedia online alla quale tutti possiamo contribuire. E poi, blog, forum, piattaforme di condivisione foto, fino ad arrivare ai social network, come Facebook, Twitter, Instagram, Tik Tok. 

Qual è a questo punto il “problema” che il web3 vorrebbe risolvere? Alla base di questa grande possibilità di interazione, c’è il controllo da parte di pochi, grandi soggetti che raccolgono dati personali degli utenti, utilizzandoli poi per l’invio massiccio di annunci pubblicitari.

Il “prezzo” da pagare, insomma, è quelli di essere dei pacchetti da vendere agli inserzionisti. 


Brian Brooks (avvocato, tecnologo e fondatore della società Bitfury, attiva nel settore della blockchain) spiega che cos’è il web3 un’audizione al congresso statunitense 

Web3: come funziona e come investire

Decentralizzando il potere e la possibilità di controllo agli utenti, il web3 punta così ade ere più “libero”. Qualche esempio concreto su come funzione e come investire? Reddit sta pensando di distribuire dei token agli utenti più attivi: più se ne posseggono, più voce si ha in capitolo nelle scelte della piattaforma. Poi c’è il gioco Axie Infinity: i mostriciattolo che ne sono i protagonisti (gli “axies”, appunto) si possono acquistar tramite criptovalute, che sono anche il premio che si riceve quando si vince una battaglia.

Gli axies si poso anche rivendere o affidare ad altri giocatori: un esempio di web3 perché si fa parte integralmente dell’economia del videogioco. Filecoin è invece un programma collegato a blockchain per condividere il proprio hard disk, permettendo ad altri di salvare qui i loro dati anziché sul cloud centralizzato. In cambio si ricevono criptovalute, da scambiare poi sul libero mercato.

Anche per quanto riguarda i social network ci sono tentativi di “decentralizzazione” in corso. Per esempio Planetary, che funziona con la piattaforma aperta Scuttlebutt (da navigare con un apposito programma, Patchwork, l’equivalente di un browser), utilizza su un codice open source ed è anche slegato dalla blockchain. Si basa su registri immutabili di singoli utenti: di fatto come dei diari personali, salvati sul proprio computer, non trasferiti o ceduti alla piattaforma. Ogni utente può creare la sua comunità e stabilirne le regole, oppure unirsi ad una comunità esistente. In pratica è come se ci fossero tanti social network indipendenti. I social network decentralizzati si stanno diffondendo rapidamente, con tutti i rischi che comportano, perché rischiano di generare community pericolose, in quanto autogestite e non soggette a regole “esterne”: se Planetary  si rifà a Facebook, Mastodon richiama Twitter. Tra l’altro lo stesso social di microblogging, creato  da Jack Dorsey e amministrato da novembre 2021 da Parag Agrawal, sta lavorando a “Bluesky”, un social network decentralizzato.

Dopo aver visto cos’è il web3, viene spontaneo chiedersi: funzionerà? Si arriverà a un web3 che avrà al suo interno la propria economia? I dubbi sono molti. Bisognerà fare i conti innanzitutto con la lentezza legislativa nel regolarizzare il mondo delle criptovalute e anche con le big tech che vorranno comunque organizzarsi per entrare in questo mondo (e controllarlo). Per la maggior parte degli utenti, inoltre, queso internet decentralizzato rimarrà comunque una fase difficile da capire, ma soprattutto da frequentare attivamente. e probabilmente il web3 non sostituirà il web così come è adesso, ma probabilmente lo affiancherà.