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Il riciclo? Non basta più. Torna il vuoto a rendere

Il riciclaggio non basta, specie per quanto riguarda la plastica. Così il governo pensa al vuoto a rendere. Ma le industrie non gradiscono.

Gli italiani amano l’acqua in bottiglia. Lo dicono le statistiche, che vedono da tempo il nostro Paese tra i primissimi consumatori globali di questo prodotto. Una stranezza, vista l’ottima qualità media dell’acqua di rubinetto nostrana. Ma è anche un problema, perché solo una piccola parte dei contenitori in plastica possono essere riciclati.

Un mare di plastica tutto italiano

Anche per questo il governo sta spingendo per trovare un’alternativa semplice e conveniente: il vuoto a rendere e, in generale, il riutilizzo di contenitori e imballaggi. Lo ha fatto con il decreto Semplificazioni, convertito in legge nel mezzo dell’estate, con cui l’Italia sembra fare un passo indietro. Nel senso buono del termine, però, perché il vuoto a rendere è una vecchia pratica caduta un po’ in disuso, oggi necessaria per limitare i contenitori monouso.

Nel testo si parla di incentivi economici e fiscali da offrire ai commercianti che “in forma individuale o in forma collettiva, adottano sistemi di restituzione con cauzione nonché sistemi per il riutilizzo degli imballaggi”. Non è nulla di nuovo, di per sé: da tempo esiste la possibilità di farsi consegnare a casa l’acqua in bottiglie di vetro, da riportare poi vuote. Ma il decreto mira più in alto e vuole portare il meccanismo anche al di là del consumatore singolo, verso le industrie e la logistica aziendale.

Una manovra sacrosata. Basti pensare che, secondo i dati Conai citati dal Sole 24 Ore, attualmente si ricicla solo il 48,7% degli imballaggi di plastica (l’obiettivo è il 50% entro il 2025). La percentuale totale, includendo gli altri materiali, sale al 73%.

Verso il bando della monouso: scontro tra governo e aziende

Ad attirare le attenzioni è però sempre la plastica, visto che il primo gennaio prossimo entrerà in vigore la direttiva contro la monouso (Single use plastics: Sup), che sta creando frizioni tra governo e industrie del settore. La messa al bando è però prima o poi inevitabile: lo dice la legge, e lo chiede l’ambiente.

Sarà quindi interessante vedere come si muoverà il governo italiano nei prossimi mesi. Entro quattro mesi, infatti, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani dovrà emanare le regole sul vuoto a rendere. Tempistiche, modi, incentivi, regole varie. A pesare saranno “dettagli” quali la cauzione da versare per l’imballaggio da restituire.

I prossimi mesi saranno cruciali

Tra i produttori di plastiche monouso, il panico, e a poco è servito che il governo abbia cercato di indorare la pillola precisando che le imprese “possono dar vita a sistemi volontari di cauzione”. Ma non sarà per niente facile. Il passaggio dal monouso al riuso, infatti, non è solo concettuale o culturale ma soprattutto industriale. Tante aziende dovranno cambiare, in fretta, con il forte rischio di perdere per sempre la cuccagna del monouso.

C’è poi anche chi si chiede quanto “green” sia l’alternativa. È vero, il vuoto a rendere limita di molto gli sprechi ma in qualche modo queste bottiglie e questi imballaggi dovranno muoversi molto di più. E lo faranno via gomma, creando inquinamento e traffico.

Una critica fondata, anche se l’abbandono del monouso è troppo importante per il futuro del pianeta. Come si suol dire, insomma, ubi maior minor cessat.

(Foto: Envato)