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“Il primo mese degli alberi”, ecco i numeri di ForestaMI Intervista con Fabio Terragni

Il Project Manager del piano che mira a piantare 3 milioni di alberi entro il 2030: "Solo donazioni e niente sponsor per ora. Puntiamo alle compensazioni ambientali"

Il Project Manager del piano che mira a piantare 3 milioni di alberi entro il 2030: “Solo donazioni e niente sponsor per ora. Puntiamo alle compensazioni ambientali”

di Francesco Floris

Il primo mese di campagna fundraising ha visto aziende e cittadini donare un milione di euro. L’obiettivo di breve periodo? Raddoppiarli entro l’anno prossimo. E reperire ulteriori risorse dal bando ministeriale che mette a disposizione 30 milioni per le 14 città metropolitane e un massimo di 5 progetti da 500mila euro ciascuno a città. Arrivare quindi a 2,5 milioni nel 2021. È la fotografia, in sintesi, di ForestaMi a un mese dall’inizio della campagna di raccolta fondi lanciata il 21 novembre scorso. Il progetto nato da una ricerca del Politecnico di Milano (Dipartimento Architettura e Studi Urbani), sostenuta da Fondazione Falck e Ferrovie dello Stato Sistemi Urbani, e promosso da Comune di Milano, Città Metropolitana di Milano, Regione Lombardia–ERSAF, Parco Nord Milano, Parco Agricolo Sud Milano e Fondazione di Comunità Milano (emanazione di Cariplo), Università degli Studi di Milano e Università degli Studi Milano Bicocca ha l’obiettivo finale di piantare 3 milioni di alberi entro il 2030 sul territorio della Città metropolitana.

Un traguardo di lungo periodo che per essere realizzato prevede di raccogliere 100 milioni di euro entro il 2030, grazie alle donazioni private di cittadini, enti e società – Fondazione Snam, Intesa Sanpaolo, Axa Italia, Armani, Bvlgari, Fastweb, Gucci, alcune delle principali menzionate sul sito di ForestaMi – che già oggi hanno dato il loro contributo per partire. Secondo i dati riportati dal contatore presente sul sito del progetto – aggiornato quotidianamente – fino ad oggi ForestaMi ha provveduto alle messa a dimora di 280.582 alberi. Durante la stagione agronomica 2020/2021 prevede di incrementare questa cifra con altre 114mila piante nel territorio della Città Metropolitana di Milano. Di cui circa 28mila nel solo territorio del Comune di Milano (20.120 alberi e 7.621 arbusti), che a oggi conta un patrimonio arboreo fatto di 501.252 esemplari, di cui quasi 267mila in carico al Comune.

True-News ne ha parlato con Fabio Terragni, Project Manager di ForestaMi e Presidente di M4.

Dottor Terragni, come vengono selezionate e decise le aeree di intervento?

Grazie alla ricerca del Politecnico di Milano sono state identificate 263 aree nella Città metropolitana in cui è possibile piantare 3 milioni di alberi. Chiaramente non tutte le aree sono allo stesso livello di “maturazione”: c’è da tenere presente aspetti di compatibilità urbanistica, bonifiche, presenza o meno di una pavimentazione o di previsioni urbanistiche e progettuali differenti.

Chi effettua queste valutazioni?

Il lavoro di assessment area per area va realizzato andando a parlare con i Comuni di riferimento. Viene svolto dal Comitato tecnico di ForestaMI che si occupa di dimensionare in termini progettuali gli interventi anche sulla base delle disponibilità e delle risorse disponibili per pianificare gli interventi. Vi faccio un esempio: con il Comune di Milano abbiamo avviato un lavoro di ricognizione sull’area di interconnessione fra la Tangenziale Est e la Paullese all’interno di un più vasto programma volto a valutare la possibilità di piantumazione vicino alle tangenziali. Sono stati individuati sei ettari di terreno per piantare 7mila alberi e questo accadrà entro il marzo 2021 a cura di Fondazione Snam e Arbolia. Sono diversi gli attori coinvolti. Per esempio Fondazione Bloomberg sta cercando con noi e il Comune di Milano l’area giusta per realizzare quella che definiscono una ‘Tiny Forest’”.

Chi si occuperà delle manutenzioni?

La manutenzione sarà affidata ai soggetti che realizzano l’impianto quindi, nel caso dovesse intervenire il Parco Nord sarà sempre Parco Nord a doversi prendere cura in futuro dell’area e delle piante per i prossimi cinque anni.

Lei sa che i più scettici fanno notare come a Milano negli anni si siano abbattuti alberi secolari per fare spazio a interventi urbanistici e immobiliari di varia natura…

Le piante crescono, certo, ma per vederle crescere qualcuno prima le deve aver piantate e peraltro non mi risulta che Milano sia ricca di alberi secolari. La città è in trasformazione e dentro questa trasformazione il nostro compito è quello di piantare, non di abbattere, e lo facciamo con diversi livelli di maturazione. Il principio che regge la nostra attività non prevede un’equazione 1 a 1, e la sostituzione di una pianta vecchia con una nuova, ma piuttosto cerca di ottenere per il futuro un patrimonio più ricco e nutrito di quello attuale. Non è un tema solo quantitativo. Si tratta di realizzare nuove infrastrutture verdi all’interno della Città metropolitana che abbiano una pluralità di funzioni: mitigazione climatica, produzione di ossigeno, qualificazione urbana, benessere umano e animale, assorbimento dell’anidride carbonica. Per farlo nella maniera più efficace bisogna intervenire sulla città costruita, agendo sulla de-pavimentazione che è già di per sé un’operazione molto complicata.

Come avete intenzione di reperire le risorse finanziarie che servono a ForestaMi?

Abbiamo chiesto risorse ingenti dal Recovery Fund che dichiaratamente punta sulla transizione ecologica. Facciamo affidamento sulle donazioni di aziende e di cittadini. Per le sponsorizzazioni al momento facciamo fatica, perché per ora il progetto non ha una personalità giuridica e si appoggia a Fondazione di Comunità Milano che è vincolata ai requisiti delle onlus per poter godere di alcuni benefici fiscali e tra i quali rientra anche il non fatturare, quindi di sponsorizzazioni, al momento, non si parla. Stiamo ragionando su come rendere scalabile l’architettura del progetto, perché per quanto le aziende che hanno donato siano state generose, le difficoltà imposte dal Covid stanno portando molti soggetti a tagliare le voci legate alla Responsabilità sociale d’impresa. Un primo tema su cui ragioneremo nel 2021 riguarda le compensazioni ambientali: sono obbligatorie per le società quotate sulla base del rispetto di criteri Esg (Environmental Social Governance, NdR) ma da realizzare in Paesi terzi. Noi invece a Milano e in Lombardia abbiamo un problema specifico e locale legato alla qualità dell’aria e potremmo puntare sulle compensazioni volontarie: le società non quotate, per esempio, potrebbero essere libere di realizzare delle piantumazioni e abbiamo già dei contatti in questo senso con aziende manifatturiere, società di revisione contabile e società di consulenza.

Soldi pubblici invece?

Non prendiamo contributi diretti dalla contabilità degli enti locali che svolge delle attività in proprio o con soggetti partecipati come può essere per l’appunto Parco Nord. Quindi, al momento, abbiamo come scopo principale quello di raccogliere risorse private, per aggiungerle a quanto già fanno gli enti pubblici con le proprie casse.

Quanti dei soldi raccolti finiscono nella piantumazione e come sono invece ripartiti i costi della struttura?

Fatta 100 la raccolta, un dieci per cento obbligatorio viene rilasciato nella patrimonializzazione della Fondazione di Comunità Milano. L’ipotesi sui costi di funzionamento di ForestaMI è di arrivare, per la gestione, a un massimo del 20% di quanto raccolto. Quindi il nostro minimo garantito è il che il 70% delle risorse vengano impiegate per la piantumazione e l’incremento del patrimonio verde.

Però avete realizzato un’imponente campagna di comunicazione in queste prime settimane…

A oggi non un euro di quelli raccolti è stato speso per la struttura. Fino ad ora solo Fondazione Cariplo ha speso dei soldi mentre tutta la campagna di comunicazione ci è costata zero perché abbiamo ricevuto collaborazioni gratuite e donazioni da parte di una serie di soggetti e di concessionarie pubblicitarie, oltre al supporto del Comune. Abbiamo realizzato a costo zero una campagna che a listino sarebbe costata ben più di un milione di euro e questo è senza ombra di dubbio un successo.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

In merito all’articolo “Dai tre milioni di alberi alle piante equivalenti: la saga di ForestaMI” pubblicato da True-News il 16 dicembre 2020 riceviamo e pubblichiamo dal dottor Piero Pellizzaro, Chief Resilence Officer del Comune di Milano:

“Il programma di piantumazioni di Forestami è orientato alla ricerca di possibili nuove aree anche e soprattutto in relazione agli effetti del cambiamento climatico, alle aree maggiormente colpite dall’isola di calore, alle aree particolarmente esposte al rischio idrogeologico, offrendo alla città nuovi servizi ecosistemici di resilienza.

In questo senso il concetto di ‘albero equivalente’ assume valore nella misura in cui diviene un’opportunità per piantare alberi non solo dove c’è spazio ma anche dove vi è maggiore necessità. In questo senso, l’Amministrazione si sta impegnando su una duplice direzione: da un lato alla progressiva forestazione delle aree già a verdi, incrementando la densità arborea e vegetativa; dall’altro nella localizzazione di quelle aree più esposte o più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici, aree densamente costruite e prevalentemente impermeabili, in cui la densità arborea non può per questioni tecnologiche e morfologiche essere la stessa, ma i cui effetti sul microclima, sulla vivibilità urbana, sull’accessibilità e l’equità sociale sono oltremodo amplificati. Per questo motivo, nel 2018 è stata portata a termine la mappa delle temperature superficiali urbane, realizzata in collaborazione con Bloomberg Associates e il NOA, che evidenzia le aree più calde della città. Nel corso di quest’anno, nell’ambito del Programma di depavimentazione, si è dato avvio ad un percorso di ricognizione e mappatura delle aree grigie residuali urbane (spartitraffico, rotonde, marciapiedi, etc), aree minute ma diffuse che possono costituire un ampio bacino per gli interventi di rinaturalizzazione e messa a dimora di nuovi alberi.

Il programma Forestami non deve essere dunque inteso solo come un raggiungimento di un target numerico, ma una programmazione che si inquadra in un percorso strutturato orientato al massimo beneficio per l’ambiente e i cittadini, che renderà la città metropolitana di Milano non solo più verde ma anche più resiliente”