Crolla il turismo russo in Italia: le località che rischiano di morire

Il turismo in Italia soffre per le disdette dei russi: prima per il Covid e Sputnik, il vaccino non riconosciuto, ora per la guerra

Cortina d’Ampezzo, Sorrento, Versilia, Costa Smeralda, solo per stare in Italia. Sankt Moritz e Costa Azzurra se ci si sposta appena fuori dai nostri confini. Tra le tante conseguenze economiche che questa guerra porta con sé, oltre alla drammatica perdita di vite umane, ci sono anche le pesanti ripercussioni dovute al crollo del turismo russo in Italia e in Europa.

I russi “big spender”

Guardando al nostro Paese, i russi rappresentano un’importante fetta di mercato.

Perché non bisogna pensare solo ai ricchissimi, agli oligarchi, disposti a spendere cifre stratosferiche per un soggiorno nei luoghi della Dolce Vita. Oltre a loro, c’è una corposa fascia di visitatori con elevata capacità di spesa che ama le nostre località di villeggiatura, i cosiddetti “big spender” (al pari di cinesi e americani), attratti dalla moda, dall’arte, dal cibo e da tutto ciò che è made in Italy. A dare la spinta al turismo russo in Italia fu, tra l’altro, la vacanza in Sardegna di Vladimir Putin alla fine di agosto del 2003: lo zar fu ospite di Silvio Berlusconi nella stessa villa in cui nel 2002 avevano già trascorso qualche giorno in riva al mare le sue due figlie adolescenti, Maria e Katerina.

 

Che cosa succederà ora al turismo russo a causa delle sanzioni imposte dall’Occidente a Mosca, dopo l’invasione dell’Ucraina e della chiusura dei cieli dal 27 febbraio?

Quanto vale il turismo dei russi in Italia

I primi effetti si stanno vedendo già sulla Pasqua. Una raffica di disdette si sta abbattendo sull’Italia, con grida d’allarme da Nord a Sud. Roma, Venezia, Verona, la riviera romagnola… La guerra sta piegando ulteriormente il settore turistico, dopo due anni drammatici a causa della pandemia.

E pensare che nel 2019 sono stati circa 1,7 milioni i russi in Italia per turismo, con 5,8 milioni di presenze. Solo ad aprile 2022 dovremo invece rinunciare a circa 175mila pernottamenti di turisti russi e a quasi 20 milioni di euro di fatturato, avverte Assoturismo.

Basta sfogliare i giornali locali per rendersi contro della gravità della situazione.

Sicilia

Dalla Sicilia arriva l’avvertimento del presidente Musumeci: “L’azzeramento del turismo russo, non solo a Taormina, sarà una mazzata pesante”.

“La guerra in Ucraina – gli fa eco l’assessore all’economia Gaetano Armao – interromperà il flusso dei turisti russi che era in forte crescita. Ci sono già disdette e prenotazioni annullate. E ci auguriamo che le ripercussioni siano limitate a questa stagione, anche se non si potranno  valutare bene prima di 60 giorni”.

Roma

A Roma, secondo Confcommercio e Confesercenti, il giro d’affari perso si aggira sui 150 milioni: come riporta Il Messaggero, tanto spendeva, prima della pandemia, il milione di persone che da Mosca veniva in vacanza nella Capitale, stando circa 4 notti, il doppio rispetto alla media degli altri visitatori.

Cortina d’Ampezzo

Dalla Russia proviene invece il 5 per cento dell’attività turistica di Cortina d’Ampezzo. “Sono stati per molti anni ospiti importanti, nel periodo delicato di gennaio, quando loro festeggiano il Natale e il Capodanno ortodossi”, sottolinea a Il Gazzettino Roberta Alverà, presidente dell’associazione albergatori Cortina. “Quello russo è un turismo prettamente invernale, non è una clientela per l’estate. Lo abbiamo perso nel 2021, per le conseguenze della pandemia Covid-19; i russi non sono venuti neppure quest’anno, non potevano, perché i vaccinati avevano utilizzato il loro Sputnik, non riconosciuto in Italia per la validità del green pass, quindi ne sono arrivati davvero pochi”.

Puglia

Oltre 100mila turisti è la possibile perdita di quota per la Puglia, secondo le stime della Coldiretti regionale, riportate dal Quotidiano di Puglia. In epoca pre-Covid il turismo dalla Federazione Russa generava 31.554 arrivi e 106.409 presenze.

Romagna

Senza il mercato russo e quello ucraino,  c’è il rischio di una catastrofe dal punto di vista turistico, sostiene Leonardo Corbucci, amministratore delegato di AIRIminum, società di gestione dell’aeroporto internazionale di Rimini e San Marino “Federico Fellini”, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Per capire qual è l’impatto, basta pensare che noi quest’anno avevamo dieci voli settimanali dall’Ucraina e una quarantina dalla Russia. Moltiplicati per 300 (passeggeri per ogni volo, ndr) e per 25 settimane, solo questi due mercati nel 2022 avrebbero cubato 300 mila passeggeri”.

Versilia

A Forte dei Marmi e in Versilia, dove non si contano le ville di proprietà di russi o ucraini, per la Pasqua ortodossa, che quest’anno sarà il 24 aprile, alberghi e agenzie immobiliari speravano nel tutto esaurito, invece la realtà sarà ben diversa. “Oltre il 50 per cento del turismo qui è extracomunitario, e di questo il 70 per cento è composto da cittadini russi e ucraini. Sono loro ad affittare le ville a 30mila euro a settimana. Quest’anno probabilmente resteranno vuote”, spiega Luigi Casentini, giornalista della testata locale NoiTv, a Il Post. A Forte dei Marmi, per esempio, c’è una villa chiamata “La Datcha”: costa oltre 100mila euro a settimana e ogni ospite ha a disposizione due camerieri. Il sito? E’ solo in inglese e in cirillico: cose da big spender, insomma.

La Datcha Beach