“Sbagliato considerare le criptovalute il Che Guevara della finanza. Ecco perché stanno crollando”

Il trader internazionale Andrea Unger commenta con True-News l'attuale situazione delle criptovalute, dopo il collo dell'exchange Ftx nei giorni scorsi

Negli ultimi giorni un terremoto (l’ennesimo) ha scosso l’industria delle criptovalute: l’11 novembre Ftx, la terza piattaforma di exchange al mondo, fondata dal re delle crypto Sam Bankman-Fried, ha presentato istanza di fallimento, dopo che i suoi utenti in soli tre giorni avevano ritirato 6 miliardi di dollari in moneta digitale. Il crollo potrebbe riguardare oltre un milione di creditori, per un totale di 30 miliardi di dollari andati in fumo.

  Tra i clienti in difficoltà c’è molta gente comune, che aveva investito così i suoi risparmi. Sfortunatamente questo è solo uno dei molti esempio di piattaforme cripto che sono crollate nell’ultimo anno“, ha commentato la presidente della commissione servizi finanziari della Camera, la democratica Maxine Waters.

Chi è Sam Bankman-Fried, (ex) enfant prodige

Prima di approfondire perché la crisi di Ftx ora potrebbe innescare un pericoloso effetto a catena, vediamo chi è l’uomo che l’ha fondata, Sam Bankman-Fried, 30 anni, fino a poco tempo fa considerato un enfant prodige, sessantesimo nella lista dei miliardari del mondo di Forbes.

Nel 2017 ha dato vita ad Alameda Research, società di trading focalizzata sulle valute digitali, poi due anni dopo è stata la volta della piattaforma ora in bancarotta. In pochi giorni il suo patrimonio è sceso a 991,5 milioni (secondo il Bloomberg Billionaires Index il più grande calo di un giorno nella storia dell’indice: -94%), lui si è dimesso dalla carica di ceo e si è ritrovato al centro delle indagini da parte del Dipartimento di Giustizia americano e della Securities and Exchange Commission: dovrà affrontare l’accusa di aver utilizzato in modo improprio miliardi di dollari di fondi dei clienti per sostenere Alameda Research.

Le criptovalute? Un “castello di carte”

La vicenda segna l’ennesimo momento di difficoltà per il mondo delle criptovalute, che nell’ultimo anno ha vissuto vari momenti di crisi, ma fin dall’inizio è stato comunque caratterizzato da alti e bassi. Un “castello di carte”, lo ha definito il Washington Post. Gli ultimi dieci anni di storia sono stati un ottovolante, per usare un’altra metafora. E’ il 2011 quando il Bitcoin raggiunge per la prima volta la parità con il dollaro, poi dal 2017 praticamente ogni giorno vengono introdotte nuove monete, circa 800 in sei mesi.

Nello stesso anno Changpeng Zhao lancia la piattaforma di exchange Binance, oggi leader di mercato (che ha anche tentato un salvataggio di Ftx, per poi decidere di ritirarsi). La pandemia ha rappresentato un nuovo periodo di floridità, perché le persone sono tornate a interessarsi intensamente di criptovalute. Una situazione che ha sollevato anche preoccupazioni e richieste di una regolamentazione sempre più stringente. Se nel novembre 2021 il Bitcoin ha superato per la prima volta i 60 mila dollari, il 2022 è stato l’anno dei crolli, a partire da maggio: Terra LUNA, Celsius, Three Arrows, Voyager e, infine, Ftx.

Le conseguenze del crollo di Ftx

“Il crollo di FTX è dovuto a una crisi di liquidità al suo interno: i timori legati alla sua stabilità hanno portato al ritiro di capitali grossi da parte di player molto importanti nel settore, che hanno generato  un effetto domino”, commenta con True-News Andrea Unger, trader internazionale, l’unico a essere quattro volte campione del mondo di trading.

“C’era il sospetto che, tramite un’altra società, FTX utilizzasse i soldi dei clienti a loro insaputa per fare trading a sua volta: un modello fragile, che si è scoperto oggi. Se le persone avessero immaginato la situazione, avrebbero pensato di aprire i propri conti altrove”.

Quali saranno ora le conseguenze? “Possono essere molteplici e ne vedo anche di positive, ovviamente non per i correntisti di Ftx. Per esempio, credo che piano piano si arriverà a un maggiore controllo e a una regolamentazione più definita del settore, che finora è stato simile a un far west o una giungla”.

Per Unger le criptovalute non sono comunque una gigantesca bolla, come molti sostengono in questi giorni.  “Dobbiamo però giustamente riflettere. Forse abbiamo sopravvalutato il loro potere e lo abbiamo fatto in due direzioni: da un lato ci si aspettava una grande rivoluzione finanziaria, dall’altro si sperava in nuove opportunità di guadagno”. Una speranza pericolosa, che ha portato “fare passi più lunghi della gamba e magari prendere decisioni avventate. D’altra parte è stato sbagliato vedere le  cripto come una sorta di Che Guevara della finanza, quasi in risposta a un sistema, come quello delle banche centrali, che magari non piace e viene giudicato esoso o troppo controllore. Infatti la moneta virtuale ha rivelato il suo lato oscuro: se colossi come Ftx e Terra LUNA hanno i problemi che hanno, significa che c’è qualche punto debole che volutamente è tenuto nascosto o fatto sottovalutare”.

Criptovalute: i consigli del trader Andrea Unger

Il consiglio di Andrea Unger è “quello di fare sempre attenzione, senza mai  sovraesporsi, in modo da non trovarsi gambe all’aria se qualcosa dovesse andare male. E’ bene inoltre diversificare su più broker oppure avere l’hard wallet, su cui portare i propri investimenti in maniera da svincolarsi dall’exchange che potrebbe fallire”.

Inoltre, non concentrare mai nulla laddove magari si pensa di avere le opportunità migliori: “Sono come le note obbligazioni a tassi altissimi: quando l’obbligazione rende troppo, si dovrebbe fiutare puzza di bruciato. Stessa cosa qui: non dico che, se qualcosa rende bene sulla carta, debba essere per forza una fregatura, ma sicuramente non conviene mai esagerare, perché ci potrebbe essere sotto qualcosa di labile, non necessariamente di truffaldino, che potrebbe prima o poi collassare”.

Insomma, nonostante la situazione attuale, non è il momento di scappare dalle cripto, se si ha passione o interesse per questo mercato: “Bisogna però adottare i dovuti criteri di sicurezza: non sovraesporsi, valutare bene quello che si fa, diversificare e stare sempre attenti all’evoluzione che c’è in atto da qualsiasi parte. Vista la velocità del mondo cripto, se dovesse esserci puzza di bruciato, meglio allontanarsi subito dall’exchange a rischio, prima che vengono bloccati i ritiri di capitale. Di più, sinceramente, solo il futuro saprà dirci: Lehman Brothers è fallita, ma noi siamo ancora qui e lo stesso succederà – suppongo – con le cripto e con gli investitori cripto”.