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I combustibili fossili ricevono 11 milioni di dollari al minuto

Altro che Greta! Sono le fonte d'energia più sporche ad essere meno efficienti, basandosi su sovvenzioni pari al 6,8% del Pil mondiale.

E poi dicono che le energie rinnovabili sono troppo dipendenti dagli incentivi pubblici. Il Fondo Monetario Internazionale ha appena pubblicato l’annuale report sullo stato degli incentivi ai combustibili fossili, e la realtà è del tutto diversa. Secondo i calcoli del FMI, infatti, gli incentivi totali ricevuti dal settore nel corso del 2020 sono stati pari a 5,9 trilioni di dollari. Parliamo del 6,8% del Pil globale.

Quanto ci costa l’energia che inquina di più

E sono cifre destinate a salire: entro il 2025 arriveranno al 7,4% del Pil mondiale. Ad oggi, come ha scritto l’esperto d’energia Assaad Razzouk su Twitter, il settore dei fossili riceve 11 milioni di dollari al minuto. Proprio così: la principale causa delle devastazioni ambientali viene strapagata con le nostre tasse.

Secondo il paper (scaricabile qui in PDF) la maggior parte dei Paesi tendono a tenere basso il prezzo di gas, carbone e petrolio, con incentivi e tagli delle imposte. Questa prassi di vendere al di sotto del valore del mercato, però, “conduce al consumo eccessivo di combustibili fossili”. I quali “accelerano il riscaldamento globale”, esacerbandone l’impatto nella vita di tutti i giorni. È un circolo vizioso che non favorisce nessuno – al di là dei giganti energetici, ovviamente.

Non tutte le sovvenzioni sono uguali

Il Fondo individua due tipi di sovvenzioni. Quelle “esplicite” rappresentano solo l’8% del totale e includono tutte quelle misure volte ad abbassare i prezzi dei servizi di fornitura. E tutte le altre? Sono “implicite” e vanno a coprire – a nostra spese – “i costi ambientali e le imposte sui consumi”.

Cade quindi anche il mito dei combustibili fossili “essenziali” per supplire alle mancanze sistemiche di quelle più sostenibili e rinnovabili. Quest’ultime vengono da sempre additate come sconvenienti, costose e poco efficienti. Ebbene, dati alla mano, non è così. Così, mentre sempre più Paesi si impegnano ad affrontare la transizione energetica, continuiamo a pagare un sistema vecchio, destinato a tramontare, e per giunta costosissimo. Alla faccia dell’efficienza!

Se le sovvenzioni non ci fossero

Ma cosa succederebbe se queste sovvenzioni sparissero? Secondo il FMI, non ci sarebbe alcun collasso di sistema. Anzi, le ripercussioni farebbero bene al pianeta e permetterebbero al settore delle rinnovabili di giocare finalmente ad armi pari. E vincere.

Vediamo alcuni dati. Se entro il 2025 riuscissimo ad avere dei prezzi “efficienti” dell’energia, ad esempio, le emissioni di diossido di carbonio calerebbero del 36%, entro il confine che ci permetterebbe di mantenere l’aumento della temperatura globale l’1,5 gradi. Ovvero l’ultimissimo livello di guardia per il futuro del pianeta.

Non è tutto. L’aria più pulita “eviterebbe 900 mila morti per inquinamento”, con incalcolabili benefici umani. Ma anche sociali, economici, visto che l’aumento dei profitti rappresenterebbe il 3,8% del Pil globale.

Insomma, la soluzione esiste. Prevede una crescita economica e una migliore qualità della vita. E ci permetterebbe di risparmiare 11 milioni di dollari al minuto. Eppure, secondo il FMI, la comunità internazionale non sembra volerla prendere in considerazione.

(Foto: Envato)