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Sicilia, zona arancione in altri 9 Comuni e zona gialla negli altri. Restrizioni Covid: cosa cambia

In Sicilia la zona arancione scatta per 9 altri Comuni, visto l'aumento dei contagi. La regione è già tutta in zona gialla. Ecco cosa cambia

Pochi vaccini e molti contagi: in tutta la Sicilia vige la zona gialla, con sempre più comuni in arancione. Quest’ultima restrizione è stata prorogata fino al 9 settembre per i Comuni di Barrafranca, nell’Ennese, e Niscemi, in provincia di Caltanissetta.

Ora si sono aggiunti altri 9 Comuni siciliani in zona arancione. Si tratta di Augusta, Avola, Pachino, Noto, Portopalo di Capo Passero, Rosolini, Ferla Francofonte, in provincia di Siracusa, e Catenanuova in provincia di Enna.

Ecco cosa cambia nei Comuni interessati dal provvedimento con le nuove restrizioni Covid.

Sicilia, zona gialla in tutta la Regione

Già dieci giorni fa il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, aveva emanato con urgenza un’ordinanza per disporre la zona gialla in 55 Comuni che, a causa di una bassa percentuale di persone vaccinate (meno del 60 per cento del totale della popolazione vaccinale), stavano registrando un preoccupante numero di contagi giornaliero.

Ora l’isola mostra il superamento degli indicatori decisionali importanti per stabilire il passaggio alla zona gialla di tutta la Regione: tasso di occupazione in terapia intensiva del 12,1% (contro la soglia del 10%), occupazione posti letto in area medica non critica del 19,4% (contro il 15% di soglia) e incidenza a 7 giorni (20-26 agosto) più alta di tutta Italia con 200,7 casi per 100mila abitanti contro la soglia di 50.

Sicilia, zona arancione: 13 Comuni

Vista la situazione dei contagi, è stata inoltre istituita la più gravosa misura della zona arancione per altri nove Comuni oltre a quelli di Barrafranca (provincia di Enna), Niscemi (provincia di Caltanissetta), Comiso e Vittoria (entrambi in provincia di Ragusa), che già stavano rispettando queste restrizioni.

Si tratta di Augusta, Avola, Pachino, Noto, Portopalo di Capo Passero, Rosolini, Ferla Francofonte, in provincia di Siracusa, e Catenanuova in provincia di Enna.

Restrizioni Covid Sicilia: cosa cambia

Ecco, nel dettaglio, cosa cambia in seguito alle restrizioni imposte.

Sicilia zona gialla: le regole

Per tutti i Comuni interessati dal provvedimento è prevista l’applicazione delle seguenti misure: uso delle mascherine obbligatorio in tutti i luoghi al chiuso e all’aperto nei luoghi più affollati (ad esempio strade e piazze), ad eccezione dei bambini di età inferiore ai 12 anni, di chi è affetto da patologie che ne rendono incompatibile l’utilizzo e di chi svolge attività sportiva all’aperto; divieto di assembramento nelle aree pubbliche e, infine, per eventi privati e banchetti, restano in vigore le disposizioni vigenti con l’obbligo per gli operatori e per i partecipanti di avere effettuato il tampone nelle antecedenti 48 ore.

Sicilia zona arancione: le regole

Per i Comuni in zona arancione si applicano le disposizioni previste dalla normativa nazionale. Gli spostamenti sono liberi per tutti solo all’interno del comune (però coprifuoco dalle 22 alle 5 di mattina). Gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori collocati in zona arancione sono consentiti sempre a chi ha il green pass. E a tutti, ma con autocertificazione, solo per comprovate esigenze lavorative, di necessità o di salute. È sempre consentito il rientro alla residenza, al domicilio e nelle seconde case.

negozi sono tutti aperti, compresi parrucchieri, barbieri e centri estetici. Nel weekend sono chiusi i centri commerciali. Sono chiuse palestre, piscine, teatri e cinema. Non si effettua servizio al tavolo in bar e ristoranti. Sì alla ristorazione con consegna a domicilio o asporto fino alle 22. Consentita l’attività sportiva o motoria all’aperto.

A Barrafranca e Niscemi continuerà a essere consentita l’attività di ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande, pur mantenendo il limite massimo di quattro persone al tavolo (limite che non vale per i conviventi) e l’obbligo di green pass per i locali al chiuso.

Restrizioni Sicilia, le parole del presidente della Regione Nello Musumeci

Avevo annunciato un provvedimento regionale che cercasse di mantenere il giusto equilibrio tra gli obiettivi di tutela della salute pubblica e il diritto delle attività economiche a operare in sicurezza. Con questa ordinanza mettiamo in campo uno strumento in più con uomini e mezzi a disposizione di un numero importante di Comuni, coinvolgendo i sindaci anche nel loro ruolo di autorità sanitarie locali“, ha dichiarato il governatore Nello Musumeci quando ha stabilito che i primi 55 comuni dovessero entrare in zona gialla.

Si tratta – ha spiegato Musumeci – di misure sofferte ma ragionate, che affidano ancora una volta alla indispensabile collaborazione dei livelli istituzionali territoriali e degli operatori sanitari il compito di proteggere la nostra popolazione. Abbiamo avuto in queste giornate i necessari colloqui tecnici con le diverse autorità che operano nel contenimento dell’epidemia e sono convinto che non desti alcuna sorpresa una decisione regionale che si pone nel solco dell’atteggiamento tenuto dal governo siciliano in tutti questi mesi“.

E ha aggiunto: “La stagione turistica in Sicilia ha registrato numeri record ed è abbastanza naturale che si registri anche per questa promiscuità l’aumento di casi, come abbiamo costantemente potuto osservare in questi giorni, assieme ad un certo calo di tensione che è stato palpabile in molte zone dell’Isola. Tuttavia, immagino che nessun siciliano voglia correre il rischio di ulteriori appesantimenti o, peggio, di un nuovo lockdown: la nostra economia non lo vuole e non se lo può permettere. Il mio appello, dunque, è sempre lo stesso: vaccinarsi è un dovere civico, per questo siamo accanto ai Comuni e a tutte le nostre comunità. Questo modello, che inizia con i 55 Comuni, potrà essere adottato anche in altri casi. Oltre tre milioni di siciliani hanno fatto il vaccino. Ma non basta. Quanto sarebbe ingiusto far pagare a tutti il duro prezzo di chi non vuole vaccinarsi. Per noi – ha concluso il presidente della Regione – non è solo una priorità sanitaria, perché tutelare la salute significa tutelare il lavoro“.