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Green pass e portuali, rischio venerdì nero. Si muove anche Draghi

Sciopero green pass portuali, Draghi si muove per cercare un accordo con i sindacati e scongiurare il rischio di uno sciopero ad oltranza.

Sciopero green pass dei portuali, si muove Draghi. Il premier ha convocato i segretari generali dei sindacati per cercare di trovare un accordo ed evitare il caos nei porti italiani.

Green pass e portuali, rischio venerdì nero

Lo sciopero dei portuali contro il green pass rischia di trasformare il 15 ottobre in un giorno nerissimo per i porti italiani. I lavoratori portuali sono pronti a scioperare il 15 ottobre bloccando gli scali. Green pass e tamponi al centro delle loro proteste. C’è la minaccia di uno sciopero ad oltranza dal 15 ottobre.

I sindacati hanno respinto anche la proposta contenuta nella circolare del ministero dell’Interno, che ha invitato le imprese del settore a pagare i test fino al 31 dicembre. «Non scendiamo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo di Green pass», si legge in una nota diffusa dal Coordinamento Lavoratori Portuali di Trieste (Clpt).

Green pass e portuali, si muove Draghi

Il premier Mario Draghi ha convocato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri) per giovedì 14 ottobre alle 9.30 a Palazzo Chigi. Al centro della riunione ci saranno i provvedimenti del Governo in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ambito nel quale rientra a pieno titolo proprio l’introduzione del Green pass.

La Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali ha invitato la Federazione italiana sindacati intercategoriali e la Confederazione sindacati autonomi federati italiani a revocare lo sciopero proclamato dal 15 al 20 Ottobre dandone comunicazione entro cinque giorni.

Venerdì nero, i porti italiani si fermano

Diversi i porti italiani che rischiano di fermarsi a causa dello sciopero dei lavoratori portuali contro il green pass. C’è il rischio di una paralisi portuale su scala nazionale.

  • A Trieste il comitato dei lavoratori del Porto (Clpt) ha minacciato di fermare l’attività “a oltranza” se non ci sarà uno slittamento della misura.
  • Le società di gestione al Porto di Palermo hanno già fatto sapere che non si faranno carico dei tamponi. Riunioni si sono tenute un po’ in tutte le città portuali e la protesta rischia di estendersi ad altri scali della penisola. Il problema rischia tra l’altro di estendersi all’autotrasporto, tenuto contro che un camionista su tre non ha il Green pass, un dato che sale all’80% nel caso degli autisti stranieri.
  • Ci sono rischi per Gioia Tauro e Livorno dove però ancora non sono state annunciate proteste. Al porto di Gioia Tauro in attesa di conoscere il reale numero dei lavoratori sprovvisti di Green Pass, la Cgil ha chiesto all’Autorità portuale di poter garantire i tamponi, ma spiega Salvatore Larocca, segretario regionale della Filt Cgil, “ovviamente ha risposto che non era possibile economicamente”.
  • A Venezia e a Napoli l’alto tasso di lavoratori vaccinati dovrebbe scongiurare disagi e azioni di protesta. Anche a Civitavecchia, dove pure le percentuali di non immunizzati siano più alte che altrove, non sono previsti blocchi.
  • Nei cinque porti di Manfredonia, Barletta, Bari, Monopoli e Brindisi “non temiamo particolari situazioni di criticità, scioperi o blocchi” legati all’entrata in vigore dell’obbligo del Green pass. Lo assicura il segretario generale dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, Tito Vespasiani, precisando che “nei nostri cinque porti il tasso di vaccinazione tocca in alcuni settori il 100%”.
  • Nello stabilimento Electrolux Italia di Susegana di Treviso inizierà con una giornata di sciopero il periodo in cui per accedere ai posti di lavoro sarà necessario esibire il certificato di avvenuta vaccinazione contro il contagio da Covid-19. Lo hanno annunciato oggi le rappresentanze sindacali interne della sede trevigiana del colosso svedese del bianco, al termine di un’assemblea.