Corsica, morto Yvan Colonna: aumenta la rabbia degli indipendentisti

Corsica, morto Colonna: dopo la notizia c'è preoccupazione ed allerta su come potrebbero continuare le proteste.

Corsica, morto Colonna: dopo l’aggressione in carcere, l’indipendentista per il quale erano scoppiate le proteste ha chiuso gli occhi per sempre e chi sa ora se e come continueranno le manifestazioni.

Corsica, morto Yvan Colonna

Alla fine, è morto Yvan Colonna, indipendentista corso condannato all’ergastolo e gravemente ferito in un’aggressione nel carcere di Arles lo scorso 2 marzo. Colonna è morto dopo 3 settimane di coma. Condannato all’ergastolo, Colonna  era stato quasi strangolato da Franck Elong Abe, un 35enne islamista che avrebbe udito da lui espressioni non gradite.

In seguito alla notizia della morte, alcune decine di persone si sono riunite a Bastia davanti al Palazzo di Giustizia, con striscioni con lo slogan “Statu francese assassinu”. Ad Ajaccio, davanti alla cattedrale, in silenzio, si sono radunati gruppi di persone. Messaggio minaccioso dall’associazione per la difesa dei prigionieri politici corsi Sulidarita, che ha twittato “Abbasso questo stato francese assassino”.

Aumenta la rabbia degli indipendentisti

Un marzo di fuoco in molte città della Corsica.

Dall’inizio del mese, ci sono state proteste e manifestazioni che hanno visto scendere nelle strade migliaia di persone. La protesta è contro lo Stato francese, accusato di non aver tutelato la sicurezza del militante indipendentista corso Yvan Colonna.

Le proteste si sono sempre più intensificate e si sono fatte ancora di più violente tra polizia e indipendentisti. Lacrimogeni, cannoni ad acqua, molotov, bombe agricole e pietre recuperate dalle ferrovie sono state le armi utilizzate, in particolare, nella giornata di domenica 13 marzo, che si è conclusa con un bilancio di 67 feriti, tra cui 44 membri delle forze dell’ordine.

Da capire, ora dopo la morte di Colonna, come reagiranno gli indipendentisti. Alcune manifestazioni già ci sono state anche se senza violonza ma solo con minacce rivolte allo Stato. C’è ancora più allerta e preoccupazione.

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